LESLEY LOKKO.
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CIELI DI ZAFFERANO.
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Parte 4.
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Traduzione di: Jle Da Rin.
MONDADORI Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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88.
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Questa volta Max l'aveva proprio combinata grossa. Si guard attorno in quel bel soggiorno, con i mobili eleganti, i quadri... le aveva lasciato s un tetto ma non di che vivere. In quel momento la sua unica speranza era Paola. Non poteva far troppo conto sulla generosit di Amber.
"Che ironia della sorte!" pens Amber salendo da Angela. Due sorelle a un passo dalle nozze e nessuna delle due che si decideva a compierlo. Tende sarebbe tornato presto a Londra; lei con
tutte le cose di cui si era dovuta occupare non era proprio potuta partire e quando lui si era offerto di raggiungerla per passare una settimana insieme, aveva accettato con entusiasmo. Il matrimonio di Paola era stato rimandato a tempo indefinito. Qualche giorno prima Francesca l'aveva chiamata e l'aveva investita con un fiume di parole al punto che Amber era stata costretta a interromperla e a fissare un incontro per la settimana successiva.
Bisognava fare qualcosa, continuava a ripeterle mentre Amber si tratteneva dal fare commenti. Conosceva perfettamente la ragione per la quale voleva vederla. I soldi. Nelle ultime due settimane si era dimostrato l'unico argomento di discussione. Buss alla porta della madre.
Ciao, tesoro esclam Angela andando ad aprire.
Amber si guard attorno stupita. C'erano valigie ovunque.
Sei in partenza? chiese.
S, tesoro. Temo proprio di s. Vado da Mary Ann. Amber la fiss con sguardo vuoto. Mia sorella. Te la dovresti ricordare.
Vive in California. Veniva a trovarci quando eri piccola.
Amber scosse la testa e deglut. Devi proprio? Era a disagio avvertendo che gli occhi le si riempivano di lacrime.
Angela smise di piegare un paio di calzoni di seta e la guard.
Oh, tesoro... non fare cos le disse correndo ad abbracciarla mentre Amber non riusciva a trattenere i singhiozzi. Tieni continu Angela prendendo una scatola di fazzolettini di carta.
Andiamo in salotto, vieni. Dir a Daphne di portarci del t.
E si avvi.
Appena Daphne ebbe lasciato la stanza, Angela fece una smorfia.
Poi guard Amber e sorrise. Visto? Brutta come il demonio.
Amber sorrise timidamente tra le lacrime. Tu... sapevi? chiese esitante.
Angela inizi a versare il t. Certo che lo sapevo. Ce n'erano state anche delle altre, tempo prima. Credo per che non abbia avuto altri figli.
Ma come... perch l'hai accettato? domand Amber incredula.
Angela le porse una tazza di t sul piattino. Lo amavo rispose poi tranquilla. Non dico di non avere sofferto. Dopo la storia di Francesca, sai... ho pensato che sarei morta di dolore. Era su tutti i giornali, continuavo a pensare a quello che avrebbero detto i miei. Sai che lo detestavano. Amber annu. Cerc di immaginare che cosa avrebbe fatto lei se Tende... scacci dalla mente quel pensiero. Non lo sopportava. Un paio di volte avevo deciso di andarmene ma... non so. Forse a un certo punto ho imparato a conviverci.
Comunque non riesco ancora a capire perch continu Amber. Voglio dire, che cos' successo tra voi? Si ...?
Spento? No, non direi rispose Angela assaggiando un biscotto.
Max era un uomo complicato, Amber. Non credo che si sarebbe mai potuto accontentare di una sola donna. E poi voleva dei figli, molti. Quando ho scoperto la storia con Francesca ho deciso di farmi legare le tube perch non sopportavo l'idea di dargli altri figli.  stata una decisione sciocca, presa d'impulso.
Max mi ha odiato per questo. Bevve un sorso di t. Amber le sedeva di fronte, sbalordita. Dopodich Francesca ha scoperto di non poter pi avere figli, non so esattamente perch. Ma la notizia aveva fatto soffrire Max. Da pazzi. Era come se lui cercasse di guadagnarsi l'affetto che non aveva ricevuto quando era un bambino. Si sentiva solo, sai.
Lo zio Tho me l'ha raccontato. Perch Max non ce ne ha mai parlato? Perch abbiamo dovuto venirlo a sapere da estranei?
chiese Amber amareggiata.
Io non sono un'estranea, Amber replic Angela con sarcasmo.
Poi sospir. Senti, so di non essere sempre stata... be', diciamo, presente. Ormai  troppo tardi per fare ammenda e non intendo neanche provarci. Quando la figlia fece per rispondere, scosse la testa. Lasciami finire. Vivere con un uomo come Max era molto difficile, ma stare senza di lui era impossibile. Ho preso la mia decisione: stare con lui a qualunque costo. E so benissimo le conseguenze che questa scelta ha avuto su te e Kieran. Non credere che non me ne renda conto. Ma tu sei forte, Amber, molto
pi forte di tuo fratello. Tu sei proprio come lui, come Max. Ecco perch ha fatto quello che ha fatto. Non gliene faccio una colpa, io possiedo pi di quel che mi basta per vivere il resto dei miei giorni. Ero meno sprovveduta di quanto sembrassi, sai. Kieran potr rimanere qui; so che non lo abbandonerai. Ma per quanto mi riguarda, voglio qualcosa di diverso. Ho bisogno di cambiamenti.
Mary Ann ha una casa grande, sembra una piazza d'armi.
I figli sono ormai cresciuti e ci far bene stare un po' insieme.
Non so quando torner, ma ti scriver spesso... e devi farlo anche tu. Amber annu, senza riuscire a parlare. E poi voglio assolutamente conoscere meglio questo tuo giovanotto continu Angela alzandosi e togliendosi le briciole dalla gonna. Lo sai che a Max piaceva molto.
Lo so mormor Amber.
Forza, aiutami a finire i bagagli le disse porgendole una mano.
Amber si lasci tirare verso di lei. Non ricordava nemmeno pi l'ultima volta in cui aveva tenuto sua madre per mano.
 assolutamente divino sibil Becky sporgendosi sul tavolo verso Amber e facendola arrossire. Madeleine annu con entusiasmo.
Tutte e tre fissarono Tende che stava andando verso la toilette.
Che figo. Dove diavolo hai detto che l'hai incontrato?
 stato Max a presentarmelo rispose Amber con un sorriso.
Era aprile, suo padre era morto da cinque mesi e solo adesso lei iniziava lentamente a riemergere dal tunnel del lutto. Quel giorno era il suo compleanno. Becky e Madeleine erano venute a Londra per festeggiare con lei e Tende le aveva fatto una incredibile improvvisata. Lui aveva invitato tutte e tre fuori a cena, consapevole del fatto che era la prima occasione in cui Amber festeggiava qualcosa dopo la morte di Max.
Allora, a quando le nozze? chiesero all'unisono le due amiche.
Amber arross. Presto. Non abbiamo ancora stabilito la data, forse in luglio... almeno a Bamako far meno caldo. Verrete, vero?
domand all'improvviso. Le due amiche annuirono.
Come se potessi fare a meno di noi. Angela come sta? E Francesca e Paola?
Non lo so. Angela  in California, le piace da morire vivere l e dice che non intende tornare. Francesca invece... be', l'ultima volta che ci siamo viste abbiamo avuto una discussione. Non ho pi avuto notizie.
Sta tornando esclam Becky. Certo che sei davvero fortunata.
 un tipo fantastico.
Amber fece un debole sorriso e si volt mentre Tende le si sedeva accanto. Era la prima volta che incontrava Becky e Madeleine e Amber temeva che non si piacessero, che le amiche lo trovassero troppo serio e rigoroso o che per lui loro fossero imbranate e infantili. Preoccupazioni inutili. Tende le aveva immediatamente conquistate, come accadeva con chiunque altro.
Signore disse lui con un sogghigno ho un'idea. Mi sembrate tutte un po' esaurite. Non mi fraintendete si affrett ad aggiungere cogliendo l'occhiataccia di Amber intendo dire che avete bisogno di prendervi una pausa, di staccare la spina. Perch non ce ne andiamo tutti quanti a Casa Bella per una settimana?
Noi quattro, a prendere un po' di sole, passeggiare per l'isola...
e godercela. Che ne dite?
Le tre ragazze si guardarono stupite.
Be'... io penso di non avere problemi rispose lentamente Madeleine. Dovrei essere di ritorno a New York la prossima settimana. Potrei prendermi un altro paio di giorni... e tu? fece rivolta a Becky.
Odio doverlo chiedere, ma  molto costoso il viaggio? domand lei con aria di supplica. Il suo magro budget era quasi esaurito.
Offro io esclam Tende agitando un dito. Non preoccuparti dei soldi.
Ma tu non devi tornare a Bamako? chiese Amber sperando di non avere un'espressione troppo adorante.
Sono libero per un paio di settimane. Tu hai davvero bisogno di una vacanza. Tutte voi< Senza offesa, naturalmente concluse ridendo.
Be', s... sarebbe fantastico. Davvero. Venite? domand Amber guardando le amiche che annuirono con gli occhi scintillanti.
Una settimana di riposo al sole era proprio ci che ci voleva.
Allora  fatta. Domani acquister i biglietti e sabato potremo partire esclam Tende con un sorriso. E adesso brindiamo.
A Max. E ad Amber. Alzarono tutti i bicchieri e Amber avvert le braccia di lui che le cingevano la vita. Si appoggi alla sua spalla e d'un tratto la nebbia degli ultimi mesi si dissolse. Sent crescere l'impazienza che arrivasse il giorno della partenza come non le era pi capitato da molti anni.
Sul volo per Minorca si udivano tonanti risate. Tende sembrava attirare molto l'attenzione camminando con Amber, Becky e Madeleine al fianco. Diversi passeggeri si voltarono persino a guardarli.
Il mio harem privato spieg lui a un invidioso assistente di volo.
Amber divenne paonazza. Smettila gli sibil dandogli una gomitata. Non li stuzzicare.
Stuzzicare chi?
Dai, probabilmente pensano che tu sia un...
Un magnaccia? le sugger.
Amber arross di nuovo. Non essere sciocco. Non pensavo a quello. Pi a... Si interruppe vedendo che lui le stava ridendo in faccia.
Chi se ne frega di quello che pensano? Sei qui per divertirti, signorina Sall. Ricordi?
Champagne? Lo steward si materializz accanto a loro, strappando un sorriso ad Amber. Probabilmente Tende aveva organizzato anche quello.
Era la prima volta che tornava a Casa Bella dalla morte di Max.
Sull'isola era sbocciata la primavera e Amber si rese conto di aver quasi dimenticato quanto potesse essere rigogliosa e viva, col sole che faceva esplodere il profumo dei fiori e dei frutti. Avevano lasciato l'aeroporto da cinque minuti e gi si sentiva l'aroma delle piante di limone.
E pensare, Amber Sall, che ero triste per te quando dovevi venire qui in vacanza fu il primo commento di Becky mentre aspettavano l'automobile a noleggio.
Wow! fu invece l'unica cosa che riusc a dire Madeleine.
I ciliegi che costeggiavano il viale dell'aeroporto erano fioriti e il cielo appariva talmente limpido e luminoso che le sporadiche nuvole sembravano potersi toccare con un dito. Quando la BMW decappottabile si ferm davanti a loro, rimasero a bocca aperta.
 per noi? squitt Becky.
Tende annu. Caricarono i bagagli e saltarono a bordo.
Tende sgusci in mezzo al traffico, mentre il chiacchiericcio di sottofondo seguiva il ritmo del motore e alla loro destra il mare azzurro era increspato da candide onde.
Quando, a un semaforo, si fermarono accanto ad altre auto dello stesso modello che sbuffavano come cavalli da corsa, l'aria si riemp di risate e battute in lingua straniera. Sulla strada verso l'entroterra gli alberi ondeggiavano al vento e un miscuglio indescrivibile di aromi e profumi ricordava a ogni passo che la primavera era arrivata e la vita tornava a fiorire.
Alla villa, Andra e Lourdes erano gi pronte ad accoglierli. A Becky e Madeleine furono assegnate due stanze adiacenti, mentre Amber si fermava un istante davanti alla camera di Max. Doveva forse...?
Sistemiamoci in quella da basso disse Tende avviandosi per il corridoio con le borse. Amber lo segu annuendo, sollevata al pensiero di non aver dovuto decidere lei.
Tutto a posto? le domand lui quando ebbe chiuso la porta.
S. Sono contenta di essere qui, in questo momento e insieme a voi.
Tende appoggi le borse e le si avvicin.  qui che ti ho visto la prima volta disse cingendole la vita e tirandola a s.
S, peccato che allora non avevi occhi che per Paola comment lei abbracciandolo.
 falso. Si chin a baciarla.
No,  proprio cos. La sua bocca era calda e dolce. E le ragazze?
chiese Amber mentre lui la spingeva verso il letto.
Stanno bene. Abbiamo appuntamento fra un'ora sul patio per un aperitivo.  gi tutto organizzato.
C' qualcosa a cui non hai pensato? chiese Amber ridendo.
Fece finta di spingerlo via.
Macch. Lui le fece scivolare le mani sotto la camicetta.
Odio lasciare le cose al caso, lo sai. Le slacci con maestria il reggisene e cominci ad accarezzarla.
Amber si guard attorno, le persiane erano chiuse per non far entrare il caldo. Si alz di scatto, si slacci la gonna, gett via la camicia e si sciolse i capelli. Poi si sdrai sopra di lui, nascondendo il viso contro la sua spalla, assaporando il gusto di sale e colonia della pelle di lui. Ti ringrazio per questa magnifica idea mormor facendo scivolare una gamba fra le sue.
Tende era troppo impegnato per ribattere. Era da un po' di tempo che non facevano l'amore con calma, con tenerezza, prendendosi tutto il tempo necessario. La port al piacere lentamente, con maestria, al ritmo delle volute di fumo che si sollevano da una sigaretta e si dissolvono nell'aria. Amber si sent appagata e finalmente in pace.
Amber mi ha detto che parli il russo gli disse Madeleine l'indomani.
Erano sdraiati sul bordo della piscina mentre Amber e Becky facevano il bagno. Madeleine aveva paura di scottarsi ed era rimasta con Tende sulle sedie di bamb del patio, a sorseggiare una limonata e a guardare le amiche abbronzarsi.
S, ho studiato all'universit di Mosca.  passato comunque un po' di tempo, non me lo ricordo pi cos bene.
Madeleine lo guard, colpita. Anch'io l'ho studiato, a scuola.
Ma molto prima di te.
Un altro drink? le chiese lui in russo.
Madeleine rise. S, grazie.
Quindi te lo ricordi ancora comment Tende alzandosi per versarle di nuovo da bere.
Che cosa hai studiato?
Economia. Ho preso la prima laurea in Francia. All'epoca, quindici anni fa, in Mali c'era un governo socialista. Alcuni di noi furono mandati all'estero con una borsa di studio.
Ti  piaciuta? La Russia, intendo.
Tende si strinse nelle spalle. Il clima era tremendo e la lingua ostica. Mi ci  voluto un anno per passare gli esami di lingua prima di poter accedere all'universit. In un certo senso  stato bello. Ho avuto modo di rendermi conto di come doveva essere la vita per la popolazione, non solo per gli studenti. All'istituto linguistico c'era gente di tutti i tipi. Bevve un sorso di limonata.
E tu? Mi ha detto Amber che i tuoi sono ungheresi.
S, si sono trasferiti in Inghilterra quando avevo undici anni.
Per cui anche tu devi aver avuto il tuo bel daffare con l'inglese.
Gi, ma a quell'et credo che sia pi facile. La scuola invece  stata dura. Eravamo talmente poveri che non ci si preoccupava certo del fatto che non parlassi bene l'inglese.
Tende annu. Non  facile essere stranieri. I bambini sanno essere molto cattivi.
Com'era in Russia? Essere... nero?
Esattamente come in qualunque altro posto fuori dall'Africa, suppongo. Per quanto in Russia fosse un po' diverso. Gli unici neri in circolazione erano africani, soprattutto studenti. La maggior parte dei russi che ho conosciuto non avevano mai visto una persona di colore ed erano troppo ignoranti per essere veramente razzisti, non so se mi spiego.
No, pensavo fosse il contrario. Il razzismo  sinonimo di ignoranza, non credi?
Non necessariamente. Devi conoscere qualcosa dell'altro, o almeno pensare di conoscerlo. Sai, del tipo "i neri fanno cos",
"sono cos"... i soliti stereotipi. La gente che non ha opinioni n un minimo di esperienza tende a essere curiosa, non odiosa.
Avere delle conoscenze, o essere convinti di averle, non sempre  un fatto positivo.
Dev'essere strano per te entrare in contatto con cos tante realt e viaggiare di continuo.
Non direi. Sai, quando ero piccolo mio padre insegnava in un'universit francese, a Bordeaux. Abbiamo vissuto l per quattro anni e d'estate tornavamo a Bamako dai nonni. La cosa che mi colp maggiormente la prima volta che tornai a casa - avevo cinque anni ma lo ricordo ancora nitidamente -  stata la folla. In Francia, tutti stavano per conto proprio, le persone si tenevano a debita distanza. Da noi, invece, la gente era ammassata, il contatto fisico era considerato normale. Eri sempre appiccicato alla pelle di qualcun altro. In Francia era l'opposto. Quando ero l una volta, giocando, ho toccato un bambino sul braccio e la madre mi ha tirato uno schiaffo ed  scappata via col figlio. Penso avesse paura che potessi trasmettergli qualche malattia. Lo ricordo perfettamente.
Uh! Che brutta cosa. Ma Bamako dev'essere affascinante...
l'Africa. Non ci sono mai stata.
No, non  affascinante.  come qualunque altro posto rispose Tende con un sorriso. Comunque ho capito che cosa vuoi dire. Credo che ad Amber piaccia, ce la far. E tu ci verrai per il matrimonio, cos potrai giudicare con i tuoi occhi.
Non vedo l'ora.
Anch'io.  stato un anno terribile.
Ma le cose come procedono? Il progetto e il tuo lavoro? Madeleine era curiosa, si rese conto di sapere pochissimo di quello che faceva Tende.
Be', s stanno muovendo. Ci vuole tempo, tutto qui. In Africa non accade nulla dall'oggi al domani. Nemmeno in quattro anni, se  per questo. Lui vuot il bicchiere con una risata. Ci arriveremo, questo  ci che conta. Una volta realizzato il progetto delle miniere, avr il tempo di pensare ad altre cose. Tu, invece?
Madeleine sorrise. Le piaceva come glielo aveva chiesto. Tende non aveva nulla a che vedere con gli africani egocentrici che lei aveva conosciuto alle Nazioni Unite, ai quali piaceva solo ascoltare il suono della propria voce. Oh, non saprei. Dopo essere stata in Bosnia, lavorare in un posto tranquillo mi sembra un privilegio incredibile. Poter uscire dall'ufficio la sera tardi e prendere un caff strada facendo... E poi l'incarico  interessante.
A dire la verit non avevo mai pensato di occuparmi di questioni burocratiche. Sono un medico, non  esattamente ci che mi aspettavo.
Ma sei felice?
Era una domanda diretta. Madeleine esit. Non sapeva bene che cosa rispondere. Credo di s. Almeno penso. Guard il bicchiere vuoto. In realt, non lo so aggiunse con una risatina imbarazzata. Ma concentriamoci su di noi, adesso.  una bella giornata, siamo a Minorca... non  certo il momento di parlare di argomenti del genere.
Ah, a volte sono i momenti migliori le disse Tende sorridendo.
Comunque hai ragione,  proprio una bella giornata.
Quando si alz, Madeleine distolse lo sguardo per impedirsi di fissare il fisico statuario che aveva davanti. Tende si tolse la maglietta, la gett sulla panchina alle loro spalle e si tuff in piscina.
Il colore scuro della sua pelle fu come un'esplosione sulla superficie luccicante dell'acqua. Lo guard nuotare verso Amber.
Era davvero fortunata. Si augur che l'amica riuscisse a rendersene conto. Di uomini cos ce n'erano pochi. Si alz a sua volta e si slacci il prendisole, restando sbalordita di fronte al biancore delle sue gambe sottili.
Come poteva essere successo? Segu Tende in piscina.
La settimana che trascorsero assieme fu perfetta. Gi alla fine del secondo giorno, i quattro si erano creati una routine semplice e piacevole. Tende non era possessivo nei confronti di Amber e lasciava che lei trascorresse molto tempo con le amiche mentre lui frugava nello studio di Max in cerca di qualche libro. Certi pomeriggi passava delle ore da solo in spiaggia o raggiungeva a nuoto la zattera che galleggiava al largo per godersi un po' di tranquillit.
I turisti non avevano ancora invaso l'isola, e la spiaggia di sabbia era tutta per loro. Tende andava particolarmente d'accordo con Madeleine e i due spesso si intrattenevano a fare lunghe chiacchierate.
La spontaneit e la generosit di Tende, diceva Madeleine, le ricordavano un po' Pter. Lei invece, le aveva confessato lui, assomigliava a sua sorella pi giovane, Stubborn, l'unica persona al mondo di cui Tende avesse paura. La battuta li fece ridere.
Anche Amber e Becky riuscirono a ritagliarsi dei momenti per
rimanere sole e cominciare a ricucire lo strappo che aveva lacerato la loro amicizia. All'inizio nessuna delle due aveva nominato Henry. Per una sorta di tacito accordo, avevano deciso di lasciarlo fuori dai loro discorsi ma, col passare dei giorni e delle serate trascorse davanti al camino con una bottiglia di vino, Becky si era ritrovata a parlare di lui e delle stranezze della vita nello Zimbabwe.
Sembrano ancorati al passato disse sdraiata sul tappeto, rivolta agli altri tre. Amber aveva appoggiato la testa sulle ginocchia di Tende il quale, assorto nella lettura, non prestava molta attenzione ai loro discorsi. Muoiono dalla voglia di essere inglesi o americani, eppure il modo in cui vivono l non funzionerebbe assolutamente. A Londra, intendo.
Gli esuli volontari sono uguali dappertutto convenne Madeleine stando comodamente sdraiata sul divano. Era cos anche a Belgrado.
S, ma non sopporto il tono che usano con gli zimbabwesi.
Coi neri, vuoi dire ribatt seccamente Tende.
Becky arross. S, d'accordo.
Ma Henry  veramente cos? chiese Amber dopo qualche attimo di silenzio. Sembrava tutto l'opposto. Non faceva che ripetere quanto fossero tremendi gli esuli volontari.
Oh, Henry desiderava con tutte le sue forze essere diverso ma non credo sapesse bene come.
 il tuo ex? chiese Tende.
Amber fece una smorfia. S, mio e di Becky rispose tirando un calcetto negli stinchi dell'amica che era ancora paonazza.
E adesso dov'?
Sempre l, alla fattoria. Penso che non se ne andr mai, ha paura. Se non altro l le cose non sono cambiate tanto dai tempi della sua infanzia.  come doveva essere lo Zimbabwe vent'anni fa. Se venisse ad Harare e vedesse alcune delle persone che conosco io, ne sarebbe terrorizzato.
Perch vivi l? le chiese Tende.
Becky si mosse, un po' a disagio. Be', sto lavorando a un progetto.
 ancora agli inizi. Stiamo organizzando... si interruppe,
rotolando sulla pancia con un sorriso. In effetti non aveva ancora raccontato ai suoi amici quali fossero i suoi piani. Li guard.
Perch non farlo? Quindi cominci a spiegare.
Grande! esclam Madeleine dal divano quando Becky ebbe finito. Non posso credere che l'abbia deciso cos, su due piedi.
Che coraggio.
 una splendida idea disse Tende guardandola con occhi diversi. Davvero. Se quel Godson  bravo come dici, potreste davvero fare centro.
Godson  fantastico. E ci sono tanti altri come lui. Anche un paio di donne, ma loro si occupano pi che altro di scultura, intaglio e cose del genere. I pittori non sono molti. Ma credo che col tempo la situazione cambier.
E c' da aspettarsi che utilizzino materiali non convenzionali aggiunse Tende. Non solo tempera, olio e via dicendo.
Becky annu, entusiasta. S, dovresti vedere certi scultori...
usano qualunque cosa capiti loro sottomano: fili del telefono, rottami di biciclette, plastica... di tutto. Oh, quando la galleria sar pronta dovete venire a vedere coi vostri occhi. Sar fantastico.
Voglio andare in Africa frign Madeleine. A sentire voi sembra che vi divertiate talmente tanto! concluse facendoli scoppiare in una risata.
L'Africa  molto grande disse Tende scuotendo la testa. Potresti benissimo finire in un posto peggiore di Sarajevo.
Verr a vivere con te, Becky continu Madeleine con aria sognante. Aprir una clinica nel giardino. Scoppi a ridere.
Cazzo, se ci fosse qui qualcuno dei miei colleghi... non potete immaginare quanto siano seri nel posto dove lavoro. Si avvicin un cuscino e sospir. Non avete idea di quanto sia stato bello stare qui.
E lo  ancora mormor Amber sempre rannicchiata sulle ginocchia di Tende.  solo mezzanotte. Il fuoco emise un crepitio e mand sottili scintille rossastre verso i quattro amici. Quando si avviarono con riluttanza a dormire, era quasi l'alba.

89
Paola smaniava. Maggio era arrivato e la data non era ancora stata fissata. E, come se non bastasse, Amber aveva annunciato che si sarebbe sposata e le nozze avrebbero avuto luogo in quel dannato paese, di cui Paola non ricordava neanche il nome dove la sorella viveva. Quando aveva detto a Francesca che non avrebbe voluto partecipare alla cerimonia, la madre era stata perentoria.
La decisione di Francesca era legata a una conversazione avuta con Amber dalla quale era emerso che la ragazza non aveva intenzione di lasciarle a bocca asciutta, sebbene la proposta economica non fosse certo soddisfacente.
Che cosa? aveva gracchiato guardando il foglietto che Amber le aveva allungato con discrezione sulla scrivania. Quella di Max.
 assolutamente ragionevole, Francesca aveva detto Amber con atteggiamento teatrale.
Stai scherzando.
 circa dieci volte quello che guadagna la maggior parte delle persone, Francesca. Senza contare il fondo destinato agli eventuali figli di Paola.  pi che sufficiente, ne ho discusso con Theo.
Sufficiente? Per chi? Non sono una pescivendola... Francesca si era interrotta. D'un tratto si era ricordata di quanto fosse precaria la sua situazione. Aveva deglutito.  un po' meno di quanto sperassi aveva affermato con durezza, ripiegando il foglietto che le aveva dato Amber. Ma  molto gentile da parte
tua, date le circostanze aveva concluso tra i denti. Poi aveva preso la borsa ed era uscita dalla stanza, lasciando Amber sollevata.
In quel momento Paola non riusciva a concentrarsi sulle continue lamentele di Francesca. Era preoccupata che Amber le rubasse di nuovo la scena. Quando, di l a qualche giorno, Otto sarebbe arrivato a Roma, gli avrebbe strappato una data a qualsiasi costo. Una data e un anello. Non voleva altro. Oddio, pens mentre si controllava le sopracciglia, stava diventando come Francesca. Una data e un anello. E in fretta!
Otto aveva capito perfettamente la situazione. Non era uno sprovveduto.
Si era accorto delle manovre con le quali Francesca aveva plagiato la propria figliola e sapeva che nulla l'avrebbe distolta dal suo obiettivo finale: dare Paola in sposa al miglior offerente.
Non era in grado di dire quanti fossero gli uomini in gara, ma secondo le sue fonti la ragazza era effettivamente un po' birichina e nel suo passato c'erano delle questioni che avrebbero richiesto una buona dose di discrezione. Dopo aver ascoltato la relazione che lui stesso aveva chiesto alla sua segretaria personale, Otto aveva deciso di prendere tempo. Per quanto abbastanza imprevedibile, la fanciulla era incredibilmente carina e aveva tutte le conoscenze per rendere ancora pi interessanti e redditizie le attivit di Otto in Africa e non solo, senza contare il valore aggiunto che derivava dall'essere la figlia di Max Sall. Peccato che subito dopo la morte di Max si fosse venuto a sapere che era la figlia illegittima e che a fare il colpaccio era stata l'altra, quella sveglia. Giravano voci secondo cui, nel testamento, la ragazza e la madre erano state completamente escluse. Non c'era dunque da stupirsi che Francesca avesse cominciato a fare pressioni.
E adesso le stava facendo anche Paola. Peccato che su di lui ottenessero l'effetto opposto. Quanto pi lei cercava di strappargli una promessa, tanto pi lui diventava vago. Non gli era ancora chiaro se quel passo avrebbe giovato ai suoi affari. Si poteva essere sicuri del fatto che Otto von Kiepenhauer non faceva mai qualcosa che non gli convenisse. L'altra sorella si stava per sposare e lui sentiva puzza di rivalit. Oltretutto - non riusciva quasi ancora a crederci - avrebbe sposato un nero. Ein Negger? Il solo pensiero lo ripugnava. Passi fare affari con gli africani o portarsi a letto una sventola di colore ogni tanto, ma sposare uno di loro?
Con quella decisione la ragazza aveva disonorato l'intera famiglia.
Una ragione in pi per procedere con i piedi di piombo. Si appoggi allo schienale, avvicin i documenti al petto e osserv Paola e la madre assumere un'aria sempre pi disperata. In fondo non gli dispiaceva l'idea di essere inseguito con tanta determinazione da una bella ragazza. La cosa, anzi, lo lusingava. Era un'altra delle sue caratteristiche: un ego smisurato quanto il suo appetito, come succedeva a molti uomini bassi di statura.
Chi la porter all'altare? chiese Mandia al figlio, corrugando la fronte.
Magari suo fratello propose Tende stringendosi nelle spalle.
I particolari delle sue future nozze non lo coinvolgevano pi di tanto. Erano in cucina mentre Mandia stava preparando da mangiare e Tende cercava di leggere il giornale.
Tende! Si tratta del tuo matrimonio. Mostra un po' d'interesse esclam la madre seccata.
Tende alz lo sguardo. Maman, sono trentacinque anni che aspetti questo giorno. Goditelo. Lascio che sia tu a occupartene perch so che  ci che desideri.
Non prendermi in giro, ragazzino disse Mandia nascondendo un sorrisetto. Madre e figlio si fissarono.
D'accordo. Che altro c'? Che cosa vuoi sapere? Tende sospir.
Sapeva di non potercela fare.
Chi saranno gli invitati per parte di Amber? Ti avevo chiesto l'elenco un mese fa.
Va bene. Glielo domander, tanto arriva la prossima settimana.
Oltretutto, suo fratello non pu accompagnarla all'altare disse Mandia tornando ai fornelli intorno ai quali si affaccendava fin dalla prima colazione.
Perch no?
Non  musulmano.
E allora? chiese Tende incuriosito.
Tende, lo ammon la madre questa cosa va chiarita subito.
Perfetto. Allora ad accompagnarla sar pap.
Non porta male?
Maman, vuoi smetterla di preoccuparti? Andr tutto bene.
Sai quanto me che abbiamo ottenuto una dispensa per sposarci, per cui piantala di assillarti con questi stupidi dettagli. All'altare la accompagner pap e non ci saranno problemi. Detto questo, balz in piedi, la baci sulle guance e scomparve prima che la madre potesse replicare.
A Londra, in piedi seminuda accanto alla finestra, Amber era impegnata nell'ultima prova dell'abito. Dopo mesi passati a pensare a che cosa indossare, la scelta era caduta su un semplice vestito bianco di seta per il rito civile e su una tradizionale veste bianca ricamata, lunga e ampia, per la moschea.
Ferma un attimo cos le intim la sarta. Ecco, adesso respiri pure.
Amber si gir lentamente verso lo specchio. L'abito era semplice ed elegante, con il corpino aderente, senza maniche e con la gonna liscia, leggermente svasata. Era talmente semplice da rasentare l'austerit, ma l'ottima qualit della seta gli conferiva un tocco di classe. Amber adorava il bou-bou, la lunga veste preziosamente ricamata che avrebbe indossato all'interno della moschea, con il velo di pizzo sulla testa. Grazie a Dio non avrebbe dovuto coprirsi il viso, pens mentre ruotava con tutta calma davanti allo specchio. In Mali erano decisamente liberali nei confronti delle donne e del loro abbigliamento. A quanto pareva, nessuna delle sorelle di Tende aveva mai indossato il burka.
La sarta fece gli ultimi ritocchi. Amber avanz piuttosto rigidamente fino in bagno - era ancora piena di spilli - e con grande cautela si tolse il vestito. Infil i jeans e una camicia, si pass una mano fra i capelli arruffati e apr la porta. L'abito sarebbe stato pronto per l'indomani. Afferr la borsa e scese da basso.
Fuori il clima era umido. Un nuvolone basso, immobile all'orizzonte, continuava a minacciare pioggia. Amber percorse a passo svelto Upper Street e arriv in Canonbury Square. Aveva ancora un sacco di cose da fare prima della partenza di mercoled; innanzitutto aveva promesso di finire l'elenco degli invitati.
Uno dei vantaggi di sposarsi cos lontano era che poche persone sarebbero state disposte a volare fino in Africa occidentale per assistere alla cerimonia. E il numero degli invitati oltretutto si riduceva di giorno in giorno. La gente accampava le scuse pi strambe. La signora Dewhurst, la loro cuoca di un tempo, era rimasta sconvolta quando Amber si era presentata a casa sua con un invito che comprendeva ovviamente viaggio e alloggio. Oh, credo proprio che non potr esserci aveva esclamato con aria mesta. Devo pensare alla salute... Amber aveva lasciato perdere promettendo di spedirle le fotografie delle nozze. "La salute?"
Quando aveva sceso le scale e aveva aperto il portone Amber stava ancora ridendo tra s.

90
Sebbene non ci fosse proprio da lamentarsi per il tempo, ad Harare era tornato l'inverno. Becky stava percorrendo Takawira Street verso Albion Road. Nell'emisfero meridionale l'inverno era un periodo stupendo - il cielo era terso, la luce abbagliante, le notti frizzanti - ed era la stagione preferita di Becky. Quell'anno poi, pens fra s con un sorriso, aveva anche altri motivi per rallegrarsi. Era rientrata solo da due mesi dalla settimana di vacanza a Minorca e di l a qualche giorno sarebbe tornata a Londra per poi andare a Bamako per il matrimonio di Amber. Si sentiva un po' come la diva di un film. E una volta fatto ritorno ad Harare, dopo un'altra settimana a Londra, lei e Godson sarebbero stati quasi pronti a partire con il Deluxe. L'idea del nome era stata di Godson e gli era venuta pensando ai tassisti che adoravano aggiungere la scritta DELUXE dietro alle loro automobili scassate. Lei ne era stata subito conquistata. Deluxe di Aldridge e Marimba. Suo padre l'aveva appoggiata dal primo momento. La madre invece, com'era prevedibile, si era mostrata un po' in ansia per la nuova vita che Becky avrebbe iniziato cos lontano da loro, ma pian piano si era comunque abituata all'idea. Laggi le si sarebbero presentate un sacco di occasioni in pi, aveva spiegato Becky. Se fosse rimasta a Londra avrebbe dovuto aspettare trent'anni prima di riuscire a mettere in piedi qualcosa per conto proprio. Aveva quindi lasciato Londra con la promessa di ottenere i soldi che le servivano e la minaccia di una visita nell'immediato futuro: un accordo perfetto, aveva convenuto felice, arrivando ad Harare piena di entusiasmo e di idee e pronta a darsi da fare. Godson era rimasto subito contagiato dalla sua euforia.
Penso che tu sia terribilmente coraggiosa le disse Nadge quella sera. Si erano sedute accanto alla piscina a fumare.
Perch dici cos? le chiese Becky sinceramente stupita.
Be', innanzitutto perch metti in piedi un'attivit tua. E poi perch lo fai con un africano. Sei...? Le lanci un'occhiata eloquente.
Becky arross violentemente.
Ma no, figurati.  sposato.
Oh, Becky, non ti farai condizionare da questo particolare esclam Nadge scoppiando in una risata. Non  neanche male, oltretutto... se escludiamo i capelli.
Ges, Nadge... non siamo dal macellaio. Godson e io siamo soci in affari, tutto qui. E comunque mi sembra di ricordare che non approvassi... be', le relazioni con gli africani e via dicendo.
Nadge sollev un sopracciglio. Oh, tesoro, non hai idea le sussurr sporgendosi in avanti con aria complice. Se ti raccontassi quante donne da queste parti hanno avuto una storia con i loro domestici rimarresti scioccata.
Credo proprio di s comment Becky piccata. Odiava quel tipo di conversazioni. Comunque, preferirei decisamente non saperlo. Godson  il mio socio, punto. Oltretutto, anche se ci fosse qualcosa, non penso che lo verrei a raccontare a te, giusto?
esclam in un tono pi sgradevole di quanto volesse. In fin dei conti, era pur sempre ospite di Nadge, ma non riusciva a capacitarsi che quella gente non avesse altro cui pensare.
Perfetto. Ho gi visto questo film, sai. Nadge si accese una sigaretta stringendosi nelle spalle. Un sacco di gente  venuta qui piena di buoni propositi, esattamente come te. Aspetta e vedrai...
ti concedo un anno.
Nadge, ti prego. Stasera non potremmo divertirci? Perch devi essere cos maledettamente cinica su qualunque cosa? Fate
una vita strepitosa. Guarda solo il tuo caso: piscine, domestici, campi da tennis... non dovete nemmeno lavorare. Un paradiso.
Oh, risparmiami, Becky. Sai benissimo che  un inferno.
Spense la sigaretta nel portacenere, poi si alz e si cinse il corpo con le braccia. Con grande sorpresa di Becky, quando ricominci a parlare la sua voce era spezzata. Nessuna di noi vuole stare qui. Praticamente non vediamo l'ora di liberarci dei nostri mariti... Se non scopano con le altre mogli, lo fanno con le serve, con le prostitute o con le ragazzine che trovano nei locali.
Non so dirti quanti... Si interruppe di colpo. Penserai che sia una terribile ingrata le disse voltandole le spalle ma odio stare qui. Mi sento in trappola.
Becky la fiss a bocca aperta. Era la prima volta che sentiva Nadge parlare in quel tono. Perch non te ne vai? le domand.
Sei inglese, giusto? Potresti tornartene a casa.
E come? Ho due figli, Becky. Loro adorano questo posto. Gid non mi concederebbe mai il divorzio, n mi permetterebbe di portare via i bambini. Oltretutto, come riuscirei a tirare avanti?
Trovati un lavoro. Non dicevi che prima di venire qui avevi lavorato?
Nadge si lasci scappare una risatina amara. Ero la segretaria di Gid, quando lavorava a Londra. Non sapevo nemmeno battere a macchina e quando il secondo giorno lui lo scopr, mi invit a bere qualcosa. E ora, eccomi qui.
Gid ti ama, Nadge. Ne sono sicura. Becky non sapeva davvero che altro dire.
Nadge esplose in un'altra risata cristallina. Certo che mi ama. Ha bisogno di una come me. Trova eccitante sfoggiarmi davanti ai suoi amici. Sono irlandese e dall'accento non riescono a collocarmi. Non appartengo alla buona societ, come alcuni di loro - o come te, Becky - ma tanto non ci capiscono niente.
E mi presento molto meglio della maggior parte di loro. Ecco cosa gli piace.
Becky rimase ad ascoltarla, stupita. Conosceva Nadge da pi di un anno e non si era mai accorta che sotto quel viso sapientemente truccato e assolutamente tranquillo si celasse cos tanto dolore e amarezza.
Tra l'altro, Nadge non  nemmeno il mio vero nome disse la donna tutt'a un tratto. Il mio vero nome  Noreen. Noreen
O'Connor. Quando ero piccola, nel mio paese c'era una ragazzina francese arrivata per uno scambio studentesco. Nadge Gallimard. Dio, quant'era carina. Si volt verso Becky stando sull'altro lato della piscina e il suo riflesso nell'acqua rivel una donna improvvisamente invecchiata. Ecco perch ti invidio, Becky. Tu hai qualcosa di tuo, che non c'entra niente con tutta questa immondizia. Vuoi sapere perch qui tutti gli uomini sono sposati con delle inglesi? Becky annu lentamente. Tanto Nadge glielo avrebbe detto comunque. Perch tutte le ragazze bianche dotate di un minimo di buonsenso o di bellezza hanno lasciato il paese anni fa, quando  caduto in disgrazia. Se ne sono andati anche gli uomini, esattamente come Gid, ma non ce l'hanno fatta. Non sopportavano di essere come tutti gli altri.
Cos sono tornati e hanno abbindolato un branco di sceme come me portandosele dietro. Prese il bicchiere e vuot d'un fiato quel che restava del suo gin tonic. Scusami, tesoro, forse non avevi nessuna voglia di sentire tutte queste cose. Vado a letto. A domani.
Mentre si allontanava, i tacchi lasciavano sul perfetto manto erboso minuscoli forellini, simili a strane orme di animali urbani che si vedevano solo di notte. Becky si trattenne ancora per un attimo sotto il baldacchino della veranda accanto alla piscina, a guardare le migliaia di lucciole che volavano a pelo d'acqua.
Era rimasta sconvolta dal racconto di Nadge, non perch non ci credesse o non ne fosse dispiaciuta, tutt'altro. Il vero shock nasceva dal pensiero che Henry aveva aspettato vent'anni per tornare a una simile situazione. Era dunque quella la realt che non vedeva l'ora di ritrovare? Scosse la testa. Pens ad Amber e Tende e alla vita che l'amica avrebbe conosciuto non appena si fossero sposati. Odiava doverlo ammettere e aveva persino paura di pensarlo, ma l'invidia, quel vecchio fantasma, aveva di nuovo rialzato la sua orribile testa. Amber aveva capito a quale Africa voleva appartenere e come entrare a farne parte.
Becky, come sempre, no.
Per la prima volta in tanti anni, Madeleine fece fatica a concentrarsi sul lavoro. La breve pausa a Minorca le aveva fatto intravedere un altro tipo di vita. Si sent come quindici anni prima, quando osservava Amber e Becky camminare insieme per strada, con la cartella e le lunghe chiome che ondeggiavano. Allora, come adesso, le due amiche appartenevano a mondi differenti.
Questa volta, per, non c'entravano i soldi, il successo o una bella casa, traguardi che bene o male Madeleine aveva raggiunto.
Questa volta si trattava del piacere. Le amiche traevano piacere dalle loro vite in un modo che lei aveva quasi dimenticato, ammesso che l'avesse mai conosciuto. Stare sdraiate ai bordi di una piscina a osservare la propria pelle che diventa dorata, poi bronzo... girare la testa e sentire dal giardino il profumo dei melograni...
un bicchiere di vino prima di una cena preparata da qualcuno di cui puoi anche non ricordare il nome... Era proprio un'altra vita, cos diversa dalla sua, eppure Madeleine ne era invidiosa.
In realt, non era mai riuscita a scrollarsi di dosso quel senso di inadeguatezza. I piccoli piaceri quotidiani che per loro erano scontati per lei costituivano attimi di cui fare tesoro, da riportare alla mente e riassaporare.
Alla sua destra ud un leggero colpo di tosse. Madeleine trasal e alz lo sguardo. Gli occhi di tutti erano posati su di lei con aria interrogativa. Stava di nuovo sognando a occhi aperti. Raccolse in fretta le carte e cerc di concentrarsi. Era in riunione con alcuni degli avvocati pi in gamba delle Nazioni Unite. Il gruppo medico e legale cui appartenevano aveva raccomandato di classificare lo stupro separatamente dagli altri crimini pi generici contro l'umanit. Era una strategia rischiosa, ma si voleva evitare che ci che riguardava la vita sessuale di una donna potesse essere ammesso in tribunale come se si trattasse di una qualunque causa civile. Mentre Jamilla e Dari non avevano dubbi che
la raccomandazione dovesse essere approvata il prima possibile, Madeleine non ne era altrettanto sicura.
Scusate disse quando si fu ripresa, rivolgendo un'occhiata di scuse alle colleghe ma non sono assolutamente d'accordo.
Jamilla sospir.
Qual  la sua obiezione? chiese uno degli avvocati dell'ONU.
Madeleine lo guard con una certa gratitudine. Credo che il problema sia pi complesso di quanto crediamo. Va benissimo affrontarlo sul piano legale, come stiamo facendo, ma non bisogna dimenticare i retaggi legali che riguardano il crimine in s. Le donne avranno il coraggio di farsi avanti? Denunceranno davvero un abuso? In tempo di pace, come viene considerato lo stupro?
Per, Madeleine disse Dari voltandosi verso di lei se non istruiamo subito il processo  inutile discutere se si faranno avanti o no. Non avrebbero comunque alcun posto dove rivolgersi.
Non sono d'accordo. Stiamo investendo un sacco di tempo e di soldi - perch va detto che l'intero processo coster una fortuna
- e intanto le donne di cui parliamo partoriscono i loro figli e sono costrette ad affrontare non solo lo stupro ma anche le sue conseguenze. Perdersi nei cavilli legali non le aiuta in alcun modo. Guardate. Si interruppe per frugare rapidamente nella borsa ed estrarre una cartelletta. La apr e tir fuori qualcosa. I dodici membri del comitato riuniti attorno al tavolo corrugarono la fronte, perplessi. Madeleine fece girare una foto sgualcita. Si vedeva lei davanti a un edificio pesantemente danneggiato sottobraccio a una ragazzina dai capelli scuri che avr avuto quattordici o quindici anni. Entrambe fissavano l'obiettivo sorridendo.
L'immagine pass di mano in mano. Che cos'aveva da dire?
Quella ragazza  la figlia della coppia che mi ha ospitato per due anni a Sarajevo.  stata stuprata quando aveva tredici anni e rilasciata dopo la nascita del bambino. Lei  una tra le fortunate: aveva qualcuno a cui rivolgersi; sia lei sia i genitori sono ancora vivi. Altre migliaia di ragazzine, invece, non hanno avuto questa fortuna. Per loro lo stupro  solo una parte di un trauma ben pi
vasto. Senza un supporto e una terapia appropriata,  assolutamente ininfluente che a New York si stia a discutere dell'importanza dei loro trascorsi sessuali. Queste ragazzine hanno tredici, al massimo quindici anni, che trascorsi sessuali pensate abbiano fatto in tempo ad avere? Quando ebbe finito di parlare, nella sala cal il silenzio.
Un'ora pi tardi venne approvata la raccomandazione legale che prevedeva una serie di misure di sostegno, terapia compresa, non solo per le vittime ma anche per i loro famigliari. Jamilla e Dari si congratularono con Madeleine. Aveva ragione. Si erano dimenticate del costo umano delle loro ambizioni.
Ottimo lavoro. L'avvocato che aveva preso la parola durante la riunione le si avvicin mentre Madeleine stava sistemando le carte nella borsa.
Lei alz lo sguardo. Grazie... non  una questione semplice rispose velocemente.
L'uomo annu. Per l'ha impostata benissimo. A proposito, mi chiamo James Fournier aggiunse porgendole la mano. Aveva una stretta calorosa e decisa. Sta scappando? le chiese. Madeleine esit. Jamilla e Dari erano immerse in una conversazione con l'inviato speciale della Croce Rossa.
No... stavo andando a prendere un caff; gi all'angolo c' uno Starbucks.
Le dispiace se l'accompagno?
Gli fece cenno di no con la testa. Quella voce... Doveva essere scozzese. Arrotava leggermente la erre in modo adorabile...
Era Alasdair, solo in versione pi cordiale. Si figuri. Uscirono nel corridoio.
A volte queste riunioni mi fanno paura le disse lui entrando in ascensore. Si ha quasi l'impressione di perdere di vista l'argomento centrale. La burocrazia  paralizzante.
Madeleine annu. Per me sono tutte questioni abbastanza sconosciute. Sono un medico e quindi l'umanit per me  sempre il valore pi importante.
Lui soffoc una risatina. S, a volte la legge allontana da quel
che pi conta.  facile che porti un po' fuori strada, come credo sia successo oggi.
 scozzese? gli chiese Madeleine uscendo dal portone. Fuori l'aria era frizzante, un gran sollievo dopo tre ore di aria condizionata.
S, da parte di madre. Mio padre  belga. Io per sono cresciuto in Scozia. Lei  inglese, giusto?
Giusto.
Da quanto  a New York? le domand aprendole la porta.
Da quasi un anno. Mi sembra un'eternit.
Non le piace?
Oh, no, mi piace. Solo che, sa, quando si arriva in un posto nuovo ci vuole sempre un po' di tempo per ambientarsi, fare amicizie e cos via. Lei, invece, quando  venuto a vivere qui?
Questo  il quinto anno. All'inizio dovevano essere solo due, ma ogni volta che il mio mandato stava per scadere sopravveniva un'altra crisi in qualche angolo del mondo e cos mi chiedevano di restare. Legge costituzionale.  la mia specializzazione aggiunse anticipando la domanda di lei. Cosa prende?
Un... Madeleine guard la lavagna Oddio, un semplice caff.
Mi gira la testa a leggere tutte quelle variet.
L'avvocato si diresse alla cassa con un sorriso. Madeleine lo squadr rapidamente. Alto, con un bel fisico e i capelli scuri.
Quando erano vicini, lei non aveva avuto il coraggio di osservarlo bene. Portava gli occhiali, aveva un bel sorriso e sottili rughe d'espressione. E poi quella voce... Quando lui torn al tavolo con le due tazze di caff, Madeleine si guard le mani. Le si sedette di fronte e si tolse gli occhiali il tempo necessario a strofinarsi gli occhi. Quando torn a sollevare lo sguardo lei si accorse che erano stupendi: verdi, con lunghe ciglia e una ragnatela di piccole rughe agli angoli.
Dove abita a New York? le chiese sorseggiando il caff.
A Brooklyn. Sulla Washington, vicino all'Atlantic. E lei?
Oh, purtroppo a diversi chilometri di distanza. Sto a Washington Heights, vicino ai Cloisters. C' mai stata?
Madeleine scosse il capo. Cosa intendeva dire con quel "purtroppo"?
Si rese conto che il cuore aveva cominciato a batterle pi forte. No, praticamente da quando sono arrivata non sono andata da nessuna parte gli confess. Sono stata talmente presa aggiunse subito sperando di suonare convincente. La verit era che nei weekend andava in ufficio semplicemente perch non aveva altro da fare. Jamilla e Dari avevano tutta l'aria di avere una vita sociale incredibilmente piena e complicata e oltretutto, Madeleine aveva dieci anni meno di Dari e venti meno di Jamilla... Sarebbe stato un po' strano che avesse cominciato a frequentarle anche fuori dal lavoro.
Allora, sabato cosa fa di bello? le chiese James facendola arrossire violentemente.
Oh, non pensavo di... non intendevo dire che voglia andare da qualche parte si affrett a precisare.
Lui scoppi a ridere. Certo che no. Ma, se non ha altri impegni, le piacerebbe uscire?
Con lei?
Be', s. Sempre che sia libera, naturalmente aggiunse rapidamente.
Sembrava nervoso quanto lei.
No, no... mi farebbe molto piacere ribatt lei con un sorriso.
Aspetter con ansia. Scarabocchi il suo numero su un tovagliolino di carta sperando che non le tremasse la mano.
Sabato, come d'accordo, si incontrarono da Fortinelli e Madeleine scopr con una certa sorpresa che James aveva dei biglietti per una partita di baseball.
 l'incontro clou della stagione, Yankees contro Red Sox!
Sono dovuto ricorrere ai bagarini per trovarli.
Lei si sforz di mostrarsi entusiasta. Temo di non essere una grande esperta gli confess mentre si avviavano al tavolo con hot dog e caff.
Oh,  facile, pi del cricket... Non ti ci vorr molto a capire.
Non ne so molto neanche di cricket rispose lei con una risata dando il primo morso al panino. Era buono e ne diede un altro.
All'improvviso James si sporse in avanti e cominci a tamponarle la camicetta con un fazzolettino. Madeleine trasal.
Ketchup le spieg facendole un cenno. Qui davanti. Abbass lo sguardo e fece una smorfia. Ci aveva messo quasi tre ore a decidere che cosa indossare. Alla fine aveva optato per un paio di jeans, una camicia bianca e degli stivali di camoscio... una mise che ora aveva impreziosito con ketchup e mostarda. Si fece paonazza.
Non ti preoccupare esclam James ridendo. La prossima volta ti porter un bavaglino. L'imbarazzo di Madeleine fu mitigato solo dalle parole "la prossima volta". "Calma" si disse in tono severo. "Sei con lui da dieci minuti e ti stai comportando come una ragazzina." Ma non era facile fare diversamente. Forse dipendeva dal fatto che erano due inglesi a New York o dalla voce di lui, che aveva un timbro familiare e rassicurante, oppure era colpa dei suoi occhi o dell'emozione che Madeleine aveva provato quando lui aveva pronunciato il suo nome con quella cantilena cos dolce e conosciuta... "Basta, basta, smettila!"
Tutto bene? le chiese James guardandola.
Oh, s, certo. Rovesciarmi addosso qualcosa  un classico. Anche se ultimamente sto migliorando. Una volta avevo un seno pazzesco e... Si blocc, terrorizzata per le parole che le erano uscite di bocca.
James la fiss stupito per un secondo, poi scoppi a ridere. Be', sei decisamente esplicita le disse, ghignando sfacciatamente.
Madeleine si port una mano al viso in fiamme. Non so proprio come abbia potuto... si giustific scuotendo la testa. Mi  uscito cos.
Ce l'avevi davvero? chiese James gettando un'occhiata al seno di lei.
Ehm, s. Ero abbastanza robusta. Praticamente grassa. Poi, quando sono dimagrita, dopo Sarajevo, il seno  diminuito.
Sul serio? Avrei voluto vederti. Faccio fatica a immaginarti con...
Possiamo cambiare argomento? esclam Madeleine cercando di non apparire troppo a disagio.
James ridacchi sotto i baffi: Certo, scusa. Non volevo metterti in imbarazzo.
No,  colpa mia... sono stata io a iniziare il discorso. Comunque, a che ora inizia la partita? chiese cercando di parlare d'altro.
Guard l'orologio.
Tra un'ora. Dobbiamo fare una fermata di metr. Forse  il caso che ci muoviamo. Madeleine diede un altro morso al suo hot dog. Calma rise lui. Non vorrei che ti rovesciassi qualcos'altro su quel... ehm, seno enorme che ti ritrovi.
James! esclam Madeleine.
Lui le rispose con un sorriso.
Della partita di baseball, che trov di una noia mortale, Madeleine ricordava pochissimo. Era peggio del cricket e lei quasi non era riuscita a distinguere i giocatori e non aveva certo seguito il punteggio. Gli spettatori che le sedevano intorno le erano sembrati in perfetta sintonia con la voce del commentatore che usciva dall'altoparlante: urla e mani che si agitavano... una vera americanata, aveva commentato fra s. Forse dovevi esserci nato.
Quando era finita erano andati a bere una birra e Madeleine aveva pregato che la serata durasse ancora un po'. James le aveva detto che aveva un impegno per cena ma, pur lasciandola a tormentarsi nel dubbio, le aveva risollevato il morale chiedendole se durante la settimana fosse stata libera. Si erano messi d'accordo per il mercoled il che, come aveva rapidamente calcolato, le avrebbe lasciato ben cinque giorni e altrettante notti per pensare a come vestirsi e per valutare se si trattasse di un semplice gesto di cortesia nei confronti di una connazionale esiliata a New York. Aveva corrugato la fronte. Nel giro di un mese, la sua vita si era capovolta. Dov'era finita la donna tenace e indurita dalle battaglie che aveva corso per Novodni Street trasportando le donne ferite tra le braccia? E che ogni mattina si recava alla clinica universitaria senza nemmeno fermarsi a controllare se c'erano dei cecchini? Senza alcun preavviso, quella stessa donna era stata sostituita da una ragazzina nervosa e impacciata che non
riusciva a concentrarsi sulle parole del suo cavaliere perch non sapeva quando l'avrebbe rivisto.
Patetica, si rimprover mentre raggiungevano la metropolitana.
Allora... a mercoled la salut James in cima alle scale dove le loro strade si separavano.
S. E grazie per la bella giornata.
Rimasero l a sorridersi. James sembrava di nuovo un po' nervoso. A Madeleine piaceva il fatto che fuori dalla sala riunioni e dall'arena professionale non fosse cos sicuro come sembrava.
Spero di non averti... Be', comunque, ci vediamo mercoled aggiunse lui tutto d'un fiato. Ebbe un attimo di esitazione, poi le fece un cenno con la mano e scomparve gi per le scale. Madeleine fece una smorfia. Aveva sperato almeno in un bacetto sulla guancia. Si sentiva un po' delusa, ma le restava sempre la prospettiva del mercoled. Poi, mentre si avviava verso la banchina, le venne in mente che lui aveva il suo numero ma non viceversa.
Questo avrebbe significato non potersi allontanare dal telefono fino al fatidico giorno, con il cuore che scoppiava a ogni squillo. James Fournier. Le piaceva persino il suono del suo nome.
In realt non dovette aspettare la telefonata tanto a lungo. Il luned mattina arriv in ufficio, dopo una squallida domenica trascorsa in casa, arrabbiata con se stessa per essere stata cos indulgente ed essersi crogiolata nell'autocommiserazione. Perch non aveva amici? Per il semplice fatto che non si era minimamente sforzata di conoscere qualcuno, si disse severamente. "Se ti fossi impegnata un po' non staresti sempre inchiodata sul divano a guardare quelle insopportabili puntate di Friends e a chiederti perch la tua vita non  altrettanto perfetta. Forza, Madeleine Szabo. Alzati e costruisciti una vita." Si stava ripetendo quel piccolo mantra personale quando squill il telefono. Rispose soprappensiero.
Mmm... parlo con Madeleine Szabo?
Il cuore fu a un passo dal fermarsi. Come assomigliava ad Alasdair. S. E tu sei James?
Ciao. Spero che non ti secchi se ti chiamo in ufficio. Volevo solo... mi chiedevo com' andato il weekend e se ti andrebbe di vederci domani sera anzich mercoled. Ovviamente, se sei libera.
Mi rendo conto di dirtelo all'ultimo momento e...
James! esclam Madeleine con una gran risata. Domani va benissimo. Avevo un impegno, ma posso tranquillamente annuLlarlo ment sorridendo spudpratamente.
Sei sicura? Guarda che mi va bene anche mercoled, non c' nessun problema. Era solo che... be', l'attesa  un po' lunga e... s interruppe bruscamente con una risatina. Devo sembrarti matto.
No, no, domani  perfetto. Com' andata la tua cena?
Oh, una cosa tremenda; era un impegno di lavoro programmato da secoli. L'Ordine degli avvocati di New York. Secondo il mio capo dovevo assolutamente andarci.  stata una tale noia.!
Ti racconto tutto domani, okay?
Oh, s rispose Madeleine col cuore in gola.
Bene, allora mi pare di aver capito che ci si vede domani continu James nominando un ristorante di Brooklyn, nonostante le proteste di Madeleine per il fatto che si trovava dall'altra parte della citt rispetto a dove viveva lui. Poi riagganciarono.
Per tutta la giornata Madeleine fece fatica a concentrarsi. Jamilla le disse di non averla mai vista cos distratta, non stava bene? Madeleine scosse la testa. A New York era quasi estate e si lasci avvolgere da una sensazione di calore ed entusiasmo.
D'un tratto, i piaceri della vita che non aveva mai pensato fossero alla sua portata si erano avvicinati pericolosamente. James Fournier. Com'era possibile?
Se due giorni dopo le avessero puntato una pistola alla tempia ordinandole di raccontare che cosa era successo tra l'incontro con James Foumier da Consul sull'Atlantic Avenue e il risveglio accanto a lui il mercoled mattina al numero 16 di Leffert Place a Brooklyn, con tutta probabilit lei sarebbe morta ammazzata.
Apr gli occhi verso l'alba, dapprima confusa per il gran calore che c'era nel letto e poi intenerita e felice nel vedere tra la propria spalla e il muro i capelli scuri e arruffati di lui. Fiss la linea
del suo braccio, appena visibile sopra il lenzuolo, mentre le tornavano alla mente alcuni flash della nottata. Il tocco e il sapore delle labbra di James al primo bacio; il modo in cui si era inarcata quando lui l'aveva tirata a s; il fatto di essere stata la prima a staccarsi, per prendere fiato. Chiuse gli occhi per assaporare il ricordo di quei momenti.
Erano usciti da Consul verso mezzanotte. James aveva due possibilit: un costoso tragitto in taxi per mezza citt o una notte sul divano di Madeleine. Pur sapendo entrambi che il divano era solo un pretesto, avevano finto egregiamente per tutta la strada di ritorno fino a Leffert Place.
Vuoi un caff? gli aveva gridato lei dalla cucina mentre James si accomodava sul divano cercando di sembrare a suo agio.
S, un goccio.
Ho solo questo aveva indicato lei spuntando sulla porta con un barattolo di caff solubile.
James aveva annuito. Va benone. Chi  questo ragazzo? le aveva chiesto indicando la cornice con la foto di Pter.
Madeleine aveva esitato solo un attimo prima di stupirsi sentendosi spiegare: Mio fratello Pter.  morto quando avevo circa dieci anni.
Mi dispiace. Ti assomiglia molto.
Madeleine aveva sorriso. Lo dicono tutti, a me non sembra.
Quella invece sei tu? aveva proseguito lui sollevando un'altra foto. Ritraeva Amber, Becky e Madeleine poco prima di andare all'universit. Wow. Adesso capisco cosa intendevi alludendo alle dimensioni del tuo seno. Sei un'altra. Dovresti farti ricrescere i capelli, ti stanno bene.
Madeleine era arrossita violentemente. Latte? aveva chiesto decisa.
Oh, sei diventata tutta rossa. Scusami, continuo a girare il coltello nella piaga, vero? Nel tentativo di scuotere la testa e versare il latte nella tazzina, Madeleine ne aveva rovesciato un po' sul tavolino. Si erano alzati insieme di scatto e James l'aveva fermata con una mano come per dire che avrebbe provveduto lui a prendere uno strofinaccio. La cosa era finita l. Dio solo sa come avesse fatto ad arrivare al di l del tavolino o lui al di qua, fatto sta che prima che potesse realizzare qualcosa, la mano di lui le era scivolata lungo il braccio fino a raggiungere la palma della sua e lei gli aveva cinto il collo con le braccia. Poi c'era stato il primo bacio. Non era come con Alasdair, tanto meno come con Doug. Lei non aveva avuto quasi nemmeno il tempo di parlare o di opporre una debole resistenza. Lo desiderava almeno quanto lui voleva lei. Mentre gli toglieva la camicia e gli accarezzava il torace muscoloso, le era tornata curiosamente alla mente l'immagine di lui seduto dietro al tavolo della sala riunioni durante l'incontro in cui si erano conosciuti. La sua bocca era calda, come le mani che le accarezzavano la pancia fino ad afferrarle il seno... Non aveva nulla a che vedere con l'approccio tenero e delicato che lei aveva conosciuto con Alasdair, n con il sesso tranquillo sperimentato con Doug. Era famelico, esplosivo, pressante. Il piacere, aveva pensato Madeleine mentre dal salotto si trasferivano in camera da letto, ecco che cosa le avrebbe portato. Erano perfettamente complementari e Madeleine aveva sperimentato un incredibile senso di libert. Con James non c'era bisogno di mostrare gratitudine, lui prendeva e dava in ugual misura. E lei chiedeva solo di ricevere.
Le si era mosso accanto un paio di volte e lei aveva allungato un piede per sfiorargli il polpaccio. Tra di loro si era gi stabilita un bella intimit. James aveva socchiuso un occhio, le aveva sorriso e muovendo le mani sul suo corpo aveva ricominciato dal punto in cui erano rimasti qualche ora prima.

91
Amber fu svegliata da un rumore di tuoni in lontananza. Si guard attorno confusa e le ci vollero diversi secondi per ricordare dove fosse e perch. Era il giorno del suo matrimonio e si trovava nella stanza degli ospiti della casa dei genitori di Tende. Scost le lenzuola e barcoll fino alla finestra nella penombra. Ci fu un altro sommesso brontolio. Erano le cinque e un quarto, il cielo cominciava a farsi pi chiaro e l'aria pesante minacciava pioggia.
Le enormi palme che delimitavano il giardino ondeggiavano al vento freddo del mattino e da lontano echeggi il canto di un gallo. La casa era un antico palazzo coloniale che Mandia aveva ristrutturato - secondo Tende con grandi spese e sacrifici - non lontano dal palazzo presidenziale di Koulouba Hill, nella parte settentrionale della citt. Amber aveva perso il conto di quante stanze ci fossero e da chi fossero abitate esattamente. In Africa il termine famiglia, da quanto lei aveva potuto capire, aveva un significato molto pi elastico che in Europa; c'erano un'infinit di parenti, membri della famiglia allargata, amici di Ibrahim e Mandia Ndiaye che Tende chiamava zii anche se non erano consanguinei. Chiunque fosse pi grande di te diventava automaticamente zia o zio. A trentacinque anni Tende si rivolgeva agli amici dei suoi chiamandoli ancora in questo modo; Amber lo trovava estremamente tenero.
Ormai era quasi chiaro. Guard la citt in lontananza con le migliaia di tetti, i minareti e gli edifici in vetro che spuntavano qua e l lungo la silhouette rossastra. Bamako era piena di polvere; l'intero paese stava aspettando la pioggia da oltre un mese. "Fa' che non succeda proprio adesso" preg in silenzio, guardando il cielo che si faceva cupo. Se avesse cominciato a piovere, non si sarebbe trattato della tipica delicata acquerugiola inglese. L le piogge, quando arrivavano, erano violente, veri muri d'acqua che lasciavano ogni cosa fradicia e scintillante. "Non oggi" bisbigli alle nubi minacciose che si scorgevano all'orizzonte prima di chiudere le imposte.
Faceva fresco anche senza ventilatore. And verso l'armadio e lo apr. L'abito era nella sua custodia di plastica: un impalpabile boubou bianco che le arrivava sotto il ginocchio, simile a quello che avrebbe indossato Tende. Sempre nello stesso tessuto, c'era poi un paio di ampi pantaloni scampanati e uno scialle da avvolgere sul capo. Amber infil una mano nel sacco per toccare quella stoffa cos delicata. Lassana, la sorella di Tende, aveva cercato per settimane il materiale adatto. Lo scollo e le maniche erano decorati con ricami color panna. Aveva trovato un paio di deliziose pantofoline in pelle ricamate provenienti dal Nordafrica con le punte leggermente all'ins e un modesto tacco. Per fare pendant con l'anello di fidanzamento in platino e diamanti, aveva scelto dei gioielli in argento che oltretutto avrebbero risaltato splendidamente sulla pelle abbronzata e sull'abito candido.
Il giardino e il resto dell'abitazione cominciavano ad animarsi.
Nella stanza accanto, Angela dormiva ancora. Era arrivata la sera prima, sfinita, dopo un volo di ventiquattr'ore via Parigi. Amber richiuse le ante in legno decorato dell'armadio e torn alla finestra.
Che impressione avrebbe fatto ad Angela? Bamako. L'Africa.
La casa dei Ndiaye. Il posto era pieno di parenti e invitati e c'era stato ben poco tempo per occuparsi di Angela, che comunque sembrava alquanto sconcertata dalla confusione che ormai regnava in casa da diverse settimane. In pi faceva caldo e la delicata carnagione inglese di Angela non era decisamente fatta per climi simili. A cena, nonostante l'aria condizionata e i litri d'acqua che Mandia continuava a versarle, era sembrata sul punto di svenire.
Amber aveva insistito perch appena finito di mangiare si ritirasse in camera. Anche lei non vedeva l'ora di fare altrettanto, soprattutto perch Tende non era l con lei. Mandia era stata irremovibile: nonostante loro due vivessero insieme da anni, era di cattivo auspicio che il figlio vedesse la sposa la sera prima delle nozze. Cos, dopo aver riaccompagnato Amber, Tende era stato letteralmente cacciato di casa dalla madre.
Quando ud bussare alla porta, si volt. Le preghiere erano cominciate, sentiva il muezzin chiamare a raccolta i fedeli nella moschea. Si allacci la vestaglia e and ad aprire. Era Lassana, la sorella maggiore di Tende.
Ciao le disse la donna con un sorriso porgendole una tazza di caff. Ho pensato che potessi averne bisogno.
Amber la ringrazi ricambiando il sorriso. Mi servirebbe forse qualcosa di ancora pi forte esclam prendendo la tazza con una smorfia. Sono nervosa come un leone in gabbia.
Lo so disse Lassana. Il mio matrimonio  durato una settimana.
Non ti preoccupare, andr tutto bene. Tende ti protegger dal gruppo pi feroce dei parenti. Il giorno del nostro matrimonio il povero Werner  rimasto da solo per un'ora in balia degli zii. Non aveva la pi pallida idea di cosa fare aggiunse ridendo.
Comunque, Kadi e io nel pomeriggio saremo in zona.
Se le zie la tirano troppo in lungo, vieni a sederti con noi. Probabilmente non capirai nulla di quello che diranno, ma una volta che ti avranno visto e avranno esaminato per benino abito e scarpe, vedrai che perderanno interesse.
Lo spero.
E lascia che tua madre stia con noi. Tua sorella  gi arrivata?
E tuo fratello?
Amber fece una smorfia. No, non credo che verranno. Rimase un attimo in silenzio. Non si aspettava proprio di vedere Kieran; lo stato di depressione simile al letargo in cui era scivolato aveva inibito qualsiasi capacit di reazione, figuriamoci se sarebbe riuscito ad attraversare mezzo mondo per assistere al matrimonio della sorella. E naturalmente non si sarebbe vista neanche Paola. Almeno non dopo l'ultimo incontro per la lettura del testamento di Max. In realt, allora non si erano nemmeno rivolte la parola ma se gli sguardi avessero potuto uccidere...
Amber aveva dovuto fare appello a tutto il proprio autocontrollo per non tirarle uno schiaffo.
Quindi ci sar solo tua madre? le chiese Lassana incredula.
Amber annu. In confronto alla folta delegazione in rappresentanza della famiglia Ndiaye, i Sall - o meglio, quello che restava di loro - erano a ranghi pietosamente ridotti. Temo di s.
E una mia amica. Arriver in mattinata.
Be', un motivo in pi per stare vicino a noi disse Lassana con decisione. Adesso per ti lascio tranquilla. Quando sei pronta vieni a fare colazione, Kadi e io siamo nella sala in fondo al giardino.
Grazie rispose Amber bevendo un sorso di quel caff forte e bollente. Spero solo che non si metta a piovere.
Ah. Ti insegno io a sposarti in luglio. La prossima volta, fallo a marzo.
La prossima volta? Non ci sar una... ma Lassana se n'era gi andata, chiudendosi piano la porta alle spalle. Amber corrug la fronte. "La prossima volta? Che cosa avr voluto dire?" si chiese con un sospiro. Lassana non era una persona facile da capire. Sembrava abbastanza simpatica e comunque pi di Kadi, l'altra sorella che aveva un anno meno di Tende ed era la persona pi permalosa che lei avesse mai conosciuto. Quando, un giorno, Amber aveva confessato a Tende che secondo lei Kadi non l'aveva presa in simpatia, l'unica risposta di lui era stata un'alzata di spalle e la constatazione che in effetti alla sorella minore non andava a genio nessuno, nemmeno il proprio marito. Lassana era pi cordiale e pi aperta, tuttavia l'amicizia che Amber aveva pensato potesse nascere tra loro due non era mai sbocciata. Si era dimostrata abbastanza disponibile, ma la diffidenza avvertita in occasione del loro primo incontro non si era mai dissolta. Amber non riusciva a capirne bene il motivo. La verit era che le sorelle di Tende le mettevano soggezione. Amber, che pur faceva fatica a ricordare l'ultima volta
in cui qualcuno l'aveva intimorita, ogni tanto era terrorizzata dalle tre ragazze, Lassana, Kadi e Amana. Erano talmente equilibrate e sicure di s, cos disinvolte nei vari spostamenti tra Bamako, Parigi e Ginevra, e le contraddizioni quotidiane che facevano soffrire Amber non le sfioravano minimamente. Non si preoccupavano affatto di ringraziare il custode che apriva il cancello per far entrare la loro macchinona con aria condizionata o del fatto che il cappuccino che prendevano a La Cigale costasse quanto la paga giornaliera della cameriera che lo serviva. Mentre Amber impazziva per queste ingiustizie, loro le accettavano con grande semplicit come parte della vita quotidiana. Dopotutto le aveva fatto notare Lassana una sera non sembri altrettanto preoccupata quando entri da McDonald's, o sbaglio? Amber si era limitata a scuotere la testa. Per loro era diverso; erano maliane e avevano diritto alla loro ricchezza. Lei non lo era e non lo sarebbe mai stata.
Le ragazze avevano scosso i capelli sapientemente intrecciati e si erano limitate a rivolgerle un sorrisino indulgente.
Amber and verso l'armadio ed estrasse la valigia con cui era arrivata la sera prima. Conteneva una serie di gonne che si era fatta fare ispirandosi ai bei costumi locali: semplici, al ginocchio e con una cerniera laterale. Aveva adocchiato i materiali la prima volta che era andata al mercato dell'artisanat: bellissimi motivi geometrici, forme astratte, linee. Erano tutti in quel cotone leggero molto pi fresco e gradevole rispetto al lino spiegazzato che si era portata dall'Europa. Aveva chiesto a Mandia il nome di qualche sarta locale e, per la gioia di Tende, ogni pomeriggio arrivava a casa con un altro pezzo di stoffa. Lui, anche nelle giornate pi afose, non si presentava mai senza giacca e cravatta e Amber era sicura che Kadi e Amana sarebbero morte piuttosto che farsi vedere con un vestito tradizionale. Amana sembrava sempre uscita dalle pagine patinate di qualche rivista europea: trecce lunghe e morbide, gioielli costosi e completi impeccabili.
Si raccolse i capelli e allacci i sandali per andare a svegliare Angela prima di raggiungere le altre signore a colazione nella sala in fondo al giardino.
I ni c fu il saluto che rivolse alle cameriere mentre attraversava il prato al fianco di Angela. Le ragazze ricambiarono con un timido sorriso. La sposa con la mamma. Probabilmente si stavano chiedendo dove fossero gli altri parenti, chiss che shock sarebbe stato scoprire che la famiglia era tutta l: lei e Angela. E, come se non bastasse, che l'armonia che regnava fra le due donne era stata una conquista recente. All'improvviso sent una fitta dolorosa. Max le mancava. Da pazzi.
Ma guarda questi alberi le sussurr Angela. In vita mia non ho mai visto tanto verde.
Amber si volt a guardare il giardino. Aveva ragione. Il resto di Bamako poteva essere arido e polveroso, ma dai Ndiaye il giardino era verde e rigoglioso: le foglie scure degli avocado che si contendevano lo spazio lungo l'edificio e gli alberi in fiore che facevano concorrenza alle buganvillee e ad altre piante tropicali.
Amber aveva cominciato a impararne i vari nomi: jacaranda, acacia, ibisco, pero delle Indie, al posto delle querce, dei platani e dei frassini di Hyde Park o delle serenelle che in primavera inondavano Holland Park.
Bello, vero? disse Amber mentre raggiungevano l'edificio.
Angela si strinse nelle spalle. No...  troppo perfetto, non so se mi spiego.  come se da un momento all'altro dai rami potesse uscire qualcosa. Sembra tutto cos... vivo.
Pensa che  proprio la cosa che mi piace di pi comment Amber sorridendo nel sentire quella descrizione. Tutto  cos vivo.
Non ho mai amato i tropici disse Angela dopo una pausa.
Non sopportavo neanche Minorca. Silenzio. A lui questo posto piaceva, vero? chiese improvvisamente.
Amber annu. S, moltissimo. Era come... non so... come se fosse a casa sua.
In Inghilterra, sai, si sentiva terribilmente fuori posto a volte.
Angela si ferm mentre alcune goccioline di sudore le imperlavano il labbro superiore e le sopracciglia. Avrebbe dato la sua approvazione a questa giornata e sarebbe stato anche molto geloso.
Geloso? Amber la guard con aria interrogativa.
Mmm. S, di te. Delle scelte che hai fatto. Sai, se c' una cosa di cui penso che Max sarebbe stato orgoglioso - a parte i traguardi che aveva realizzato -  proprio questa. Averti dato la libert di scegliere. Ha lavorato sodo per offrirti un posto dove vivere; un posto vero, qualcosa che tu potessi comunque chiamare casa.
Penso sia stata l'unica cosa che non  riuscito a ottenere per se stesso, e l'ha fatta per te. Anche per Kieran e Paola, immagino, ma in un modo diverso.
Amber rimase in silenzio. Erano passati sei mesi dalla sua scomparsa e c'erano ancora degli aspetti della vita di Max che le erano ignoti. Risvolti profondi e significativi. Perch si sentiva cos... estraneo? domand alla madre un attimo dopo. Voglio dire, aveva tutto.
Tutto ci che si poteva comprare con i soldi convenne Angela.
Non una famiglia, per, almeno non quella di origine. Se n' dovuto creare una propria, dopo essersi arricchito. E gli inglesi non hanno mai smesso di ricordargli che era un outsider, un tedesco, un ebreo. Oh, all'epoca giravano voci molto antipatiche...
quando ci siamo sposati. Avresti dovuto sentire mio padre, cio tuo nonno. Ha detto delle cose... continu ridendo fra s davvero scioccanti. Max non l'ha mai perdonato.
Amber fu tentata di replicare che comunque anche Max non aveva mancato di trasmettere la lezione, ma si trattenne. Ti manca? chiese invece alla madre.
In ogni momento. Angela sospir con una smorfia. Era un tipo molto difficile. Ma, davvero, quando l'ho conosciuto, sono rimasta sbalordita. Non avevo mai incontrato qualcuno come lui. Ero giovane e cos innamorata... pensavo bastasse. Invece gli uomini come Max non si accontentano di una sola donna, questo lo capii subito.
Per gli sei rimasta accanto.
Certo. Cos'altro avrei potuto fare? Non riuscivo a immaginare di vivere senza di lui.
E adesso? la sollecit Amber con garbo.
Oh, adesso. Diciamo che  una specie di sollievo. Ho passato gran parte della mia vita all'ombra di Max. Adesso ho un po' di tempo e di spazio tutto per me. Non potevo neanche allontanarmi di un passo da lui. Finch  stato lui ad allontanarsi da me.
Anzi, da noi. Si ferm e sfior un braccio ad Amber. Tesoro, oggi per  il giorno del tuo matrimonio, non dovremmo passarlo cos, non va bene. Vieni, andiamo a fare colazione. Ho promesso a una delle sorelle di Tende di darle una mano a sistemarti i capelli. Le parole di Angela furono sottolineate da un forte brontolio. Una massa di nuvole cariche di pioggia si stava muovendo all'orizzonte, seguita da raffiche di vento fresco dal profumo dolciastro. Spero proprio che non si metta a piovere prosegu guardando il cielo con preoccupazione. La signora Ndiaye ha parlato di certe mosche che arrivano con la pioggia. Una cosa tremenda. Trovo che il caldo sia abbastanza insopportabile anche senza insetti che ti ronzano intorno.
Amber rise. Non piover la rassicur prendendola sottobraccio e gettando un'occhiata all'orologio. Erano quasi le otto, mancava un'ora all'arrivo di Becky. Cominci ad avvertire un certo vuoto allo stomaco. Non aveva perso le speranze che anche Madeleine sarebbe stata al suo fianco, ma l'amica doveva intervenire a una conferenza a Beijing e difficilmente sarebbe arrivata a Bamako in tempo. Alla cerimonia avrebbero assistito solo un paio di giornalisti stranieri; Bamako era terribilmente lontano dalle loro consuete destinazioni, quindi l'invasione di ospiti sgraditi era scongiurata, ma Tende l'aveva avvertita che la stampa locale sarebbe intervenuta in massa. Alcuni colleghi dell'agenzia France Presse si erano gi fatti vivi e "Paris Match" avrebbe sicuramente dedicato all'evento un articolo o forse anche due.
Amber si strinse nelle spalle. Che importanza aveva? Forse era l'unica maniera perch il resto della sua cosiddetta famiglia potesse condividere quella giornata con lei.
Madre e figlia bussarono alla porta e vennero silenziosamente accolte da una cameriera.

92
La prima sensazione che invest Becky quando lei giunse a Bamako fu un senso di gratitudine per il fatto di vivere nell'Africa meridionale anzich in quella occidentale. In vita sua non aveva mai visto un posto cos brullo e polveroso. L'aeroporto era piccolo e semideserto. Ai piedi della scaletta un autobus aspettava i passeggeri del volo Air France per portarli al terminal. Segu gli altri nell'atrio afoso e soffocante, si mise in fila con i pochi europei sotto l'unico ventilatore scricchiolante e preg che Amber o chi per lei fosse fuori ad aspettarla. Il caldo era insopportabile e la coda si muoveva alla velocit di una lumaca fra timbri e controllo dei passaporti. Su consiglio di Amber aveva cambiato qualche sterlina in moneta locale, ma solo al pensiero di dover cercare un taxi e trattare il costo del percorso fino a una citt che non aveva mai visto si sentiva male. Arriv finalmente il suo turno. Il suo passaporto fu aperto, esaminato, timbrato in varie parti e infine le fu restituito. Becky e l'accigliato poliziotto non si scambiarono nemmeno una parola. Le venne spontaneo chiedersi se in Mali fossero tutti cos poco espansivi.
Un'ora pi tardi, con i bagagli al sicuro e seduta sul sedile posteriore della Mercedes con l'aria condizionata, cominci a rivedere le proprie opinioni. Majid, l'autista che era andato ad accoglierla con un impeccabile cartello su cui ora scritto: MADEMOISELLE REBECCA ALDDRIDGE, era cordiale e tranquillo e guidava con prudenza in direzione del centro. Becky si guard attorno con curiosit.
Non c'era traccia di quel fascino coloniale europeo che avevano Harare e Bulawayo, le uniche citt africane che lei conosceva.
Bamako era abbastanza piatta. In lontananza si vedeva solo il profilo delle colline sulle quali spiccava un ammasso di nuvole scure e minacciose. S, conferm infatti Majid, era la stagione delle piogge ma... niente acqua. Non ancora. Il terreno color ocra era arido e cominciava gi a luccicare sotto la luce biancastra del sole mattutino. A mano a mano che si avvicinavano alla citt, qua e l sbucavano edifici in vetro e acciaio, o altri, brutti e quadrati e spesso senza porte e finestre, che sembravano essere stati innalzati in fretta e furia. Il traffico era intenso e veloce: moltissimi motorini ronzavano attorno alle auto e ai vecchi furgoni verdi come le zanzare da cui Becky era stata messa in guardia. I marciapiedi pullulavano di venditori ambulanti, clienti, donne con abiti sgargianti e copricapi incredibili, bambini, biciclette, ragazzini sporchi e cenciosi che spingevano carretti traballanti...
Era un insieme sconcertante e caotico, lontano anni luce dalla maggior parte delle strade ordinate e tranquille di Harare. Quella citt era un misto di polvere, terra sabbiosa e alberi verde scuro e ogni centimetro di ombra veniva sfruttato da qualcuno: il venditore di noccioline o il ciabattino. Quando lei abbass il vetro, fu colpita da una zaffata intensa e dolciastra. Spinse di nuovo il pulsante e il paesaggio spar dietro al finestrino oscurato; che sollievo crogiolarsi in quell'auto cos fresca. Sopra di loro, contro il cielo, si stagliavano migliaia di fili della rete elettrica e telefonica, una sottile ragnatela che lasciava filtrare la luce biancastra del sole gi caldo. No, quel posto non aveva niente a che vedere con Harare, pens mentre l'auto imboccava la strada verso la collina. Cosa cavolo ci faceva Amber l?
Non appena per i cancelli di casa Ndiaye si aprirono silenziosamente e due guardie in divisa scrutarono l'interno dell'auto prima di lasciarla passare, Becky si rese conto che Amber era entrata a
far parte di un mondo dove lei non l'avrebbe mai potuta seguire.
Harare e l'universo signorile in cui Becky aveva pi o meno trovato un suo spazio non potevano minimamente competere con gli ambienti in cui ormai si muoveva l'amica. L'auto si ferm davanti a un'elegante palazzina con dei giardini che si stendevano lungo la collina e un muro di cinta talmente alto da impedire la vista della strada o di qualunque altra cosa. Era una fortezza protetta e sorvegliata dentro le cui mura viveva della gente. Si sent invadere da un senso di panico e invidia - due costanti della sua amicizia con Amber - e scese dall'auto. Una cameriera le si fece subito incontro per prendere i bagagli e spiegarle, in un francese dal forte accento che Becky fece fatica a capire, che madame Amber si trovava nel corpo principale e sarebbe stata avvisata immediatamente. Becky segu la domestica in un corridoio scuro e fresco che le offr un po' di sollievo dopo i minuti passati fuori al caldo; poi venne fatta accomodare mentre alcune ragazze scalze andavano avanti e indietro tra porte che sbattevano e scalpiccio di piedi. Si guard attorno. L'arredamento era costituito da un insieme di pezzi dall'aria antica: una massiccia cassapanca intagliata su cui erano appoggiate diverse sculture molto belle; pavimenti in legno scuro e pareti verde pallido. Le porte erano in legno intagliato e da un muro pendeva un incredibile pezzo di stoffa; Becky lo riconobbe, proveniva da qualche parte dell'Africa centrale. Ne aveva visti di simili a Londra, venduti a prezzi astronomici. Ogni cosa era particolare, elegante e di buongusto. Non era mai stata in una casa africana come quella, pens subito. Era lontana mille miglia da M'bare e Chitungwiza. Improvvisamente si sent fuori luogo.
Becky! Si era spalancata una porta. Amber stava sulla soglia sprizzando gioia e sollievo. Oddio, come sono felice di vederti!
Cominciavo a sentirmi una povera orfanella! esclam correndole incontro per abbracciarla.
Becky si sent subito in colpa. Perch continuava a paragonarsi ad Amber? Ricambi la stretta. Stai benissimo le disse scostandosi per ammirarla. Era vero. Amber risplendeva: la pelle abbronzata, i capelli pi chiari e mossi per l'umidit. L'amica sembrava pi grande, pi florida. E la gonna! Favolosa... s'interruppe per esaminarne la stoffa.
Amber fece una risata. Domani ti porto al mercato, diventerai matta. Adesso, per, andiamo di sopra. Hai un'intera suite a disposizione. Ti dir che Angela ne  quasi invidiosa. Si presero a braccetto e Amber chiam una delle cameriere. I b se k'a ] doniu mine wa? le chiese. La ragazza sorrise timidamente.
I ni c.
Becky fiss Amber. Stai imparando la lingua? domand mentre l'amica la guidava su per le scale.
Certo.  l'unico modo per intrattenere qualcosa che si avvicini a una normale conversazione con la gente del posto. E non  nemmeno tanto difficile, molto meno del tedesco. Tende ride della mia pronuncia, ma il personale ha una pazienza infinita. Oltretutto,  anche una bella lingua. Molto musicale.
Becky non disse nulla. Era impossibile pensare di adattare la propria lingua alla pronuncia dello shona. Senza contare che nello Zimbabwe parlavano tutti inglese e probabilmente Becky non avrebbe mai avuto bisogno di comunicare con chi non lo sapeva.
Segu Amber per una serie infinita di corridoi.
Eccoci... disse finalmente l'amica aprendo una porta. Spero che ti piaccia.
Becky entr.  un amore! esclam convinta. La stanza era ampia, aveva pareti chiare, persiane scure e il pavimento in legno lucido. Al centro troneggiava un letto a baldacchino con una zanzariera e lenzuola immacolate. In un angolo c'erano una sedia in rattan e un tavolo - Becky non manc di rivolgere loro una rapida occhiata professionale - e alla finestra pendevano lunghe tende in mussola. Come nel resto della casa, se si tenevano chiuse le imposte le stanze restavano buie e fresche. Ai lati del letto not due comodini in ferro battuto: su uno erano appoggiati una caraffa d'acqua e un bicchiere e sull'altro una piccola lampada decorata con perline. Le pareti erano completamente spoglie. Si respirava un'aria tranquilla e rilassante, una vera oasi dopo il lungo volo e il tragitto in auto dall'aeroporto. Deliziosa ripet osservando la cameriera che finiva di sistemarle le valigie nel guardaroba prima di uscire silenziosamente dalla stanza.
Dell'arredamento si  occupata personalmente la madre di Tende disse Amber guardandosi a sua volta attorno. Ha un gran gusto. Allora, ti piace la tua camera? chiese ancora con ansia.
Come no!  bellissima. Adesso vorrei farmi una doccia, tu continua pure con le tue cose... va tutto benissimo. Ci vediamo pi tardi.
Ti far venire a prendere da qualcuno aggiunse Amber con una risata. Questa casa  un labirinto, ci si perde in un attimo.
La cerimonia comincia all'una e prima verr servita una colazione leggera. Girandosi per uscire, pens alle migliaia di cose che rimanevano ancora da fare. Grazie di essere venuta, Becky.
Davvero. Per me  importantissimo averti qui. Peccato che Madeleine non ce l'abbia fatta.
Be', il biglietto l'avete pagato voi rispose Becky giuliva. Io ho dovuto solo prendere l'aereo.
 quello che conta disse Amber sorridendo. I soldi non sono niente. Poi usc e si richiuse la porta alle spalle.
Becky rimase in ammirazione per qualche secondo. Quindi diede un'occhiata all'orologio. Aveva s e no mezz'ora per un sonnellino e una doccia, pens cominciando a togliersi i vestiti che le si erano appiccicati addosso.
A Tende era stato proibito di vedere Amber fino a un'ora prima dell'inizio della cerimonia. Il nikicah, lo sposalizio, si sarebbe celebrato nel grande salone della casa dei suoi genitori. Lui era arrivato presto, accompagnato dal padre, dagli zii e da alcuni parenti e colleghi, compresi alcuni ministri, ma senza il presidente.
Aveva cercato in tutti i modi di non dare eccessiva enfasi all'occasione: una cerimonia sobria, si era vanamente raccomandato con Mandia. I festeggiamenti spettacolari che si protraevano per tre giorni non erano nel suo stile. Non aveva voluto n il presidente n la mezza dozzina di ministri di primo piano che la madre aveva pensato di invitare. Tanto meno aveva acconsentito a invitare alcune star internazionali, colleghi della madre; solo i genitori, alcuni parenti stretti e qualche ospite di Amber.
Parenti stretti? aveva esclamato Mandia fissandolo preoccupata.
Non capisco proprio, mio caro. Tutti sono parenti stretti.
Tutti e trecento? aveva chiesto Tende con un sorriso, scuotendo la testa. Un centinaio, mamma, non di pi. Ti prego.
Dopo settimane di discussioni, alla fine era stato raggiunto un compromesso. Qualche politico, un paio di attori, un centinaio di parenti e un ristrettissimo numero di amici di famiglia. In casa c'erano oltre trecento persone. Trecento pi di quante ne volesse lui, ma probabilmente altrettante in meno rispetto ai desideri della madre. I tendoni nel giardino erano pronti, il pianterreno era stato aperto, i patii che circondavano la casa erano ornati di fiori, palme, tavoli e sedie e gli alberi erano avvolti da innumerevoli lampadine che Lameen, aiutata da una mezza dozzina di persone, aveva sistemato con grande cura per giorni e giorni.
I parenti avevano cominciato ad arrivare una settimana prima e ogni mattina sopraggiungevano nuove automobili con a bordo zie, zii e cugini, molti dei quali Tende non aveva mai visto prima.
Naturalmente bisognava trovare una sistemazione per tutti e ormai la casa era piena come un uovo. Mandia era nel suo elemento.
Il suo unico figlio maschio si sposava. Tende si era subito reso conto che non ci sarebbe stato modo di privarla di una simile opportunit. Fai buon viso a cattivo gioco gli aveva consigliato Amber. E se poi ci avesse anche trovato gusto? Tende aveva scosso la testa con una risata.
E ora era l. Quando ud aprirsi la porta in fondo al salone si tir su. Vide innanzitutto le sue sorelle, Lassana e Kadi, entrambe in abiti maliani. La prima indossava un completo rosso scuro e oro con grandi maniche a sbuffo e una gonna lunga e stretta; i capelli erano nascosti sotto un ampio velo molto elaborato che la faceva sembrare ancora pi alta e magra. Dietro di lei, Kadi aveva un abito molto simile ma in vermiglio e oro, con ampie maniche lunghe e la gonna leggermente svasata. Erano strepitose.
Poi apparve Mandia, che aveva sapientemente mescolato, come faceva spesso, il pi sofisticato abbigliamento tradizionale del paese
- una gonna stretta e lunga con una grande balza - con una splendida camicetta di pizzo firmata da Dior o da qualcun altro dei suoi stilisti preferiti. Anche lei portava i capelli raccolti sotto un copricapo e, quando muoveva la testa dando il benvenuto agli invitati riuniti per accogliere la sposa e la sua famiglia, a Tende non sfuggivano i bagliori gettati dai suoi orecchini. Sentiva distintamente le tempie che gli pulsavano e il polso che accelerava.
Quando sulla soglia comparve Angela, snella ed elegante, in grigio, si lev un mormorio di approvazione. Infine, giunse Amber. Lui dovette spostarsi leggermente per vederla, nascosta com'era dalla folla di donne che la circondava.
Venne fatta fermare sulla porta. Il padre di Tende le and incontro porgendole il braccio. Tende li osserv dirigersi lentamente verso di lui. Amber aveva le guance colorate dall'emozione e dall'imbarazzo; conoscendola bene, lui sapeva quanto detestasse essere al centro di tanta attenzione. Con lo sguardo la segu mentre avanzava, gli occhi rivolti verso il basso, il braccio sostenuto da quello di Ibrahim. Tende non si cur del vestito che aveva fatto impazzire Mandia e Lassana per un mese e nemmeno del candido scialle che le copriva il capo o di quanto le donasse il boubou; era ipnotizzato dal suo viso. Quando gli furono accanto, Ibrahim prese quel braccio delicato compiendo il gesto che aveva gi fatto altre volte, in occasione dei matrimoni di Lassana e di Kadi, quel passaggio della donna da un uomo a un altro.
Al posto di Ibrahim avrebbe dovuto esserci Max. La sensazione che Tende prov fu la stessa, ne era certo, che stava provando anche lei. Il Corano era molto chiaro e preciso: "Un uomo non deve sposarsi fino a quando non ha i mezzi per farlo". Tende non era un tipo religioso, almeno non in senso ortodosso. Tuttavia il rito, celebrato nella casa di suo padre, dove Ibrahim a sua volta quarant'anni prima aveva portato la sua sposa, assunse un significato particolare. "I mezzi per farlo." Tra lui e Amber, quelle parole, intese nel senso che attribuiva loro il Profeta, non costituivano un problema. Non stavano per sottoscrivere un patto solenne.
Amber poteva - e avrebbe sempre potuto - mantenersi da sola. Sarebbe invece riuscita a seguire il cammino verso il quale lui la stava portando? Finora non le aveva chiesto nulla che lei non fosse in grado di accettare; la casa, la lingua, la religione, la cultura, aveva accolto qualunque cosa lui le avesse offerto, e l'aveva fatto spontaneamente. Quando lei appoggi la mano sulla sua rivolgendogli quel sorriso radioso che ormai conosceva cos bene, la domanda che sapeva di aver avuto negli occhi nel momento in cui l'aveva guardata svan di colpo.
Allora, sei pronto? gli sussurr Amber mentre si giravano a guardare i genitori e l'imam che li stava aspettando. E quella fu la sua risposta.


Settima parte
93
Windhoek, Namibia, 1997
Paola segu in silenzio, con sguardo insofferente, una delle sue tante domestiche di cui proprio non ricordava il nome - Estelle, Estella, Estrella o qualcosa del genere - che finiva di travasare l'acqua da un secchio all'altro e usciva svogliatamente dalla stanza.
Spense la sigaretta con rabbia e si sforz di non richiamarla indietro per farle una lavata di capo. Ma che motivo avrebbe avuto?
Forse perch girando per casa lei ancheggiava in modo provocante?
O perch quando Paola le parlava masticava il chewing-gum? O magari perch era cos bella e giovane mentre Paola sembrava appassire rapidamente? " colpa del clima" mormor fra s udendo la porta della sala da pranzo che sbatteva seguita da quella della cucina e poi da quella di servizio. Ges, ma quella maledetta ragazzina non riusciva a fare altro che sbattere le porte? La Namibia era secca, secca, secchissima. Quando al mattino si svegliava nel grande letto dell'enorme casa che Otto le aveva fatto costruire nella zona esclusiva di Klein Windhoek - che lei considerava l'angolo pi noioso e provinciale della terra - aveva il viso, gli occhi, le labbra e perfino i denti secchi e screpolati. Passava le mattinate a spalmarsi di latte idratante e, ogni volta che si guardava preoccupata allo specchio, le rughe e i segni sotto la superficie della sua pelle bianca e liscia sembravano pi profondi e marcati. Aveva perfino paura di sorridere, come se ne avesse avuto motivo, si disse sconsolata. Erano quasi tre anni che stava
inchiodata in quella palude mentre Otto visitava nuovi terreni, sognando di costruire il lodge pi esclusivo, lussuoso e ricercato di tutta l'Africa meridionale. Per quel che le importava, poteva costruire ci che voleva e dove voleva, ma "per favore, liberatemi da questo posto!". Era un'invocazione che le veniva dal cuore e che Otto ignorava completamente.
Lui aveva acquistato un primo appezzamento sulle colline sopra la citt - se proprio la si voleva chiamare cos, gli aveva sibilato Paola a denti stretti - e aveva cominciato a edificare una residenza con un'infinit di stanze, corridoi e scale che sembravano non portare da nessuna parte; locali pieni di costosissimi mobili importati, privi di una qualunque utilit. Alla fine, dopo due anni, Paola aveva capito il prezzo del suo matrimonio. Il suo compito era quello di coltivare i contatti politici e professionali di Otto e di essere sempre affascinante e gentile, in qualsiasi circostanza.
Nella casa di Lerner Street, a qualunque ora del giorno e della notte c'era un continuo viavai di gente di tutti i tipi.
C'erano quelli della comunit tedesca nell'ex colonia che avevano puntato le loro ultime chance su un futuro prospero e politicamente vantaggioso, votando come gli ex colonizzatori prima dell'indipendenza. Adesso che Otto era diventato amico personale di una mezza dozzina di ministri, vedevano un'opportunit per un riscatto finanziario, se non proprio politico. Paola non li poteva pi sopportare. Arrivavano fin sulla porta con le loro enormi Mercedes, rozzi, con le ginocchia arrossate sopra i polpacci robusti infilati in spessi calzettoni color cachi, qualunque tempo facesse. Dove pensavano di essere? In quale secolo? Con quelle pance che debordavano dai pantaloncini incolori e le folte barbe che simboleggiavano ci che erano realmente, contadini zoticoni, appena usciti dal Medioevo. Pi restava l e pi aumentava la sua repulsione nei loro confronti. E le loro mogli, poi! Ce ne fosse stata una con un buon taglio di capelli o benvestita. Paola era un pesce fuor d'acqua, una rosa europea fra tante erbacce irrimediabilmente radicate nel suolo africano. L'odio che nutriva nei loro confronti era cordialmente ricambiato.
Ud ancora quella maledetta ragazza cantare sottovoce mentre vuotava il secchio dell'acqua nei vasi lungo il vialetto. Ecco un altro aspetto che non sopportava. Quel paese era zeppo di ragazze meticce: le chiamavano nere di sangue misto. Erano ragazzine color caffellatte graziose e garbate, con gambe e braccia lunghe e flessuose e con una moralit discutibile. Paola non aveva prove, certo... Otto era troppo attento - e considerato il lavoro che il marito faceva, a lei era impossibile averne la certezza -, ma ci non bastava a impedirle di pensarci in continuazione. Estrella, o come diavolo s chiamava, era una vera spina nel fianco. Quella puttanella Paola non la sopportava proprio. Con i capelli lunghi e lucidi, il seno impertinente e le gambe che sembravano interminabili, specie sotto quei vestitini di cotone che si metteva addosso. Avrebbe voluto che se ne andasse, ma Otto era stato irremovibile. Era una brava lavoratrice, aveva detto l'ultima volta che era stato a casa. "Sfido io" stava quasi per dire Paola, ma alla fine aveva preferito tacere. Il fatto di doversi contendere l'attenzione del marito con le serve era il segnale di quanto fosse caduta in basso.
Si allontan svogliatamente dalla porta e si avvi di sopra, nell'enorme camera che divideva con Otto. Non che la condividessero veramente. Faceva quasi fatica a ricordare l'ultima volta in cui ci avevano dormito assieme. Otto passava gran parte del tempo a Windhoek, nei cantieri o nei vari lodge di sua propriet.
Paola apr la pesante porta in legno intagliato, esaminando la stanza e la vista sulle colline. Arida, la terra aveva un color sabbia giallo chiaro ed era costellata di alberi di acacia secchi e scuri.
La luce, cos forte e scintillante, a differenza che sugli altri su di lei non esercitava alcun fascino. La odiava. Era troppo intensa e accecante e metteva in evidenza ogni difetto, ogni ruga. Paola smaniava per la languida luce di Roma o quella calda e avvolgente di Minorca. Aveva una nostalgia dell'Europa che non avrebbe mai immaginato di poter provare. Due o tre volte l'anno andava a Roma a trovare la madre, ma ormai quelle visite erano sempre pi cariche di tensione: Francesca si stava lentamente avviando verso l'inesorabile mezza et; la paura di essere privata del generoso sostegno di Amber le stava risucchiando ogni energia e aveva cominciato a diventare per lei una vera ossessione. Al pensiero di Amber, le labbra di Paola si serrarono.
Madame la Presidente. Ecco come la chiamavano. Per quanto Paola non frequentasse di certo gli ambienti dove invece era di casa Amber, in qualunque posto si trovasse le arrivavano notizie della sorella. Tende Ndiaye era diventato ministro degli Esteri ed era lanciato verso la presidenza, almeno cos si diceva. Paola l'aveva saputo dalla moglie estasiata di un diplomatico durante un insopportabile ricevimento cui era stata obbligata a partecipare.
Il ricordo la fece fremere.
 sua sorella, vero? Certe cose sono proprio incredibili.
Quali cose? aveva chiesto Paola guardandola di traverso.
Oh, be'... dove  arrivata, una vita cos diversa dalla sua, immagino.
Dicono che il marito diventer presidente. Che cosa affascinante.
Formano una coppia cos bella e i bambini, poi, sono una meraviglia. Lei non ne ha? Le aveva rivolto un sorriso che a Paola era sembrato sornione.
Lei aveva scosso la testa in un secco diniego prima di allontanarsi.
Non aveva alcun bisogno che le ricordassero quanto fosse diventata meravigliosa la vita di Amber, n quanto piatta e prevedibile fosse invece la sua.
E adesso, come se non bastasse, Otto le aveva comunicato che Outjo Lodge avrebbe ospitato i prossimi negoziati di pace fra le due fazioni nemiche in Angola - Paola aveva da tempo perso il conto di chi stesse combattendo contro chie che Tende Ndiaye e suo padre sarebbero stati tra gli organizzatori delle discussioni in rappresentanza del Mali, il paese africano neutrale scelto per facilitare il cammino verso la pace. Paola era rimasta a fissare Otto a bocca aperta. Meno sentiva parlare di Amber, meglio era. Proprio Madame la Presidente. E adesso stava per venire l?
Paola si sentiva gi male al solo pensiero.
Si lasci cadere sul morbido materasso che Otto aveva voluto comprare a tutti i costi e fiss il soffitto con occhi spenti.

94
Becky guard di nuovo il biglietto con la mano che tremava leggermente.
Quella settimana era gi il terzo. Quando sent la porta della galleria aprirsi, lo infil velocemente in fondo al cassetto.
Era Godson.
Ehi esclam lui entrando in ufficio. Che succede, ragazza mia? Si direbbe che tu abbia visto un fantasma.
Niente rispose Becky scuotendo la testa. Niente. Come va?
Le scatole da Johannesburg sono gi arrivate?
No, ho chiamato e dovrebbero recapitarle verso le quattro, almeno cos hanno detto da Steenmarken spieg Godson togliendosi la giacca. Sei sicura di star bene? le chiese di nuovo corrugando la fronte.
S, tutto a posto. Faccio un salto qui all'angolo a bere un caff, sono un po' stanca. Vuoi qualcosa?
Godson scosse il capo. No. Devo finire alcune cose.  arrivato un grosso ordine dalla Costa d'Avorio, l'hai visto? Ce l'hanno passato via mail. Una coppia americana.
Becky annu soprappensiero. Torno fra un secondo disse alzandosi.
Non se la sentiva di mostrare a Godson i bigliettini che nell'ultimo mese si erano materializzati con allarmante regolarit.
Il primo era stato attaccato al telaio della porta di legno della galleria. Lei l'aveva tolto e girato con noncuranza. Era indirizzato al proprietario, e Becky lo aveva fissato senza capire. "Vattene
dal nostro paese" c'era scritto in neretto. L'aveva gettato subito nel cestino e se n'era dimenticata. Ma quando erano arrivati il secondo e il terzo - uno attaccato alla porta e l'altro infilato sotto
- era diventato difficile ignorare quella minaccia vaga e indistinta.
Senza sapere nemmeno il perch, lei era stranamente restia a farli vedere a Godson. Le cose procedevano cos bene: ormai la galleria era considerata una delle migliori dello Zimbabwe, se non addirittura di tutta l'Africa meridionale. Non guadagnavano ancora grandi cifre - le trasformazioni e il lento declino dell'economia del paese limitavano di molto gli utili -, ma i soldi non erano tutto, come continuavano a ripetersi lei e Godson. Si erano conquistati una nicchia unica e speciale ad Harare e ora che finalmente erano in comunicazione con il resto del mondo grazie a Internet, avevano compratori che arrivavano da ogni dove in cerca di oggetti d'arte, sculture o creazioni che lei e Godson scovavano setacciando il paese in lungo e in largo. Non sar stata la carriera che lei aveva sognato quando si era iscritta alla scuola d'arte, ma era un lavoro per cui Becky era molto portata; aveva occhio per i colori, i materiali e la fattura. Il Deluxe era uno spazio in continuo fermento ed evoluzione dove alcuni degli artisti di maggior talento della zona potevano far conoscere e vendere le proprie opere. La galleria era stata persino citata in un articolo del quotidiano sudafricano "Daily Mail". Becky ne aveva subito ordinate cinquanta copie da spedire in Inghilterra, pi una a Bamako, naturalmente. Sapeva benissimo che lei e Godson formavano una coppia di soci fuori dal comune; lui con la sua acconciatura rasta che gli arrivava alla vita e i lineamenti marcati e lei con i capelli rossi e la pelle di porcellana. Per, nonostante tutto, il sodalizio aveva funzionato. Li conoscevano tutti.
Henry l'anno prima era passato dalla galleria per dirle che avrebbe lasciato lo Zimbabwe per tornare in Inghilterra. Sono invidioso le aveva confessato alla fine, prima di salutarla. Al contrario di me, tu ce l'hai fatta. E pensare che io sono di qui.
Becky l'aveva guardato senza sapere bene cosa dire. Capiva benissimo quanto gli fosse costato fare quell'ammissione, ma le
era altrettanto chiaro che Henry stava cercando di farsi accettare nei posti sbagliati e con modi inadatti. Lo aveva abbracciato con una punta di rammarico per com'erano andate le cose e l'aveva guardato uscire dalla galleria e dalla sua vita. Sapeva quello che doveva avere pensato quando era entrato vedendola accanto a Godson, le teste vicine chine su un catalogo o una raccolta di lavori, ma non le importava. Sarebbe stato comunque inutile tentare di spiegargli. E del resto, nemmeno lei riusciva a capire fino in fondo la natura del loro rapporto.
Sent una mano scivolarle dietro il collo. Alz lo sguardo, era Godson. L'aveva seguita al bar. Gli sorrise debolmente.
Su, Becky... cosa c' che non va? Sono giorni che sei gi di corda le disse sedendosi nel posto accanto a lei.
Becky divenne tesa. Fece un profondo respiro. Si tratta... ho ricevuto queste lettere, anzi, questi biglietti. Dicono tutti la stessa cosa.
Quali biglietti? Quale cosa? Godson la fissava con espressione seria.
Oh, non lo so. Tipo: "Lascia il paese, vattene", cose del genere.
Tra i due cal un improvviso silenzio.
Di che cosa stai parlando?
Non lo so, ti dico. Il primo era attaccato alla porta dall'esterno.
I successivi li hanno infilati sotto. Stamattina ne ho trovato un altro. Sollev lo sguardo.
Alzandosi, Godson si pass una mano sul viso. Che ne hai fatto? Li hai buttati?
Becky scosse la testa, allarmata dall'espressione di lui. No.
??Be', solo il primo. Gli altri li ho messi nel cassetto della mia scrivania.
Ehi, dove vai?
Torno fra un minuto le grid Godson uscendo praticamente di corsa.
Becky lo guard, chiedendosi che cosa avesse in mente e che significato avesse quell'espressione di panico che gli era apparsa sul volto. Non era da lui avere paura di qualcosa. Si sent attraversare da un brivido freddo, "Smettila" si disse in tono perentorio.
"Probabilmente si tratta solo di qualche artista insoddisfatto o di qualche ex dipendente..." Un paio di settimane prima aveva licenziato una delle donne delle pulizie e il mese precedente un addetto alla sicurezza. Non era niente di grave. Non poteva esserlo. Fin il caff e si alz.
Godson riapparve solo nel tardo pomeriggio. Sentendolo arrivare, Becky alz lo sguardo. Si pu sapere dove sei stato? gli chiese.
Lui armeggi per appendere la giacca. Ho portato i biglietti a una persona che conosco e gli ho chiesto che cosa ne pensa.
Insomma, secondo lui  il caso di preoccuparsi.
Godson, sar qualcuno che ho sbattuto fuori o qualche artista che abbiamo scartato. Non  niente, ne sono sicura. Becky si sforz di ridere ma Godson era serissimo.
Starami a sentire le disse avvicinandosi alla scrivania. Lei lo guard preoccupata. Non l'aveva mai visto cos spaventato. Non sottovalutare la cosa. Non vedi i notiziari? Non leggi i giornali?
Godson, mi stai mettendo paura esclam Becky ruotando su se stessa fino ad averlo di fronte.
Lui si sporse in avanti. Scusami. Il suo viso era ormai vicinissimo.
Becky trattenne il respiro e lui si allontan. Dovresti stare attenta le disse alla fine. Non venire pi qui da sola. Ti accompagner io o una delle guardie.
Oh, non essere sciocco. Non  niente, te lo assicuro. Star attenta, promesso si affrett ad aggiungere vedendo la sua faccia inquieta.
Parlo sul serio, non  uno scherzo continu lui. Viviamo in tempi pericolosi.
Becky soffoc una risata. Harare un posto pericoloso? Certo, aveva sentito storie terribili di agricoltori bianchi cacciati dalle loro terre e le cui aziende erano state restituite ai proprietari, ma lei viveva ad Harare... una citt tranquilla, pacifica e civile.
?L non sarebbero mai potute succedere cose del genere.

Tutto sommato, Becky era serena. Lei e Godson erano gi impigliati in una rete strana e ambigua e sinceramente non vedeva cos'altro avrebbe potuto capitare loro. Chin il capo e torn al suo computer.
Alle cinque e mezzo, prima che diventasse buio, Godson si alz e s'infil la giacca. Becky sollev lo sguardo. Vieni, andiamo a bere qualcosa le disse spegnendo il computer. Era stato tranquillo tutto il pomeriggio.
Becky esit per un istante, poi assent. Anche lei aveva voglia di rilassarsi un po' dopo la tensione che si era creata nella galleria. Okay, dammi solo un secondo. Spense a sua volta il computer, prese la borsa e corse in bagno. Un po' di rossetto, una spazzolata ai capelli e lo scialle appeso in ingresso. Non sapeva dove si sarebbe conclusa la serata. Era uno degli aspetti pi piacevoli del fatto di lavorare con Godson: qualche volta il venerd sera, quando al Deluxe non c'erano eventi in programma, se ne andavano da Regine's, il locale all'angolo, e da quel momento in poi poteva succedere di tutto. Una shebeen illegale a M'bare, un party con gli amici di lei nei quartieri a nord, una folle corsa in taxi per la citt fino a dove viveva lui, a Chitungwiza, oppure un concerto improvvisato. Becky non avrebbe mai dimenticato una sera in cui Godson e suo cugino erano schizzati in autostrada da Harare a Bulawayo per andare in un locale dove si diceva che avrebbe suonato un musicista sudafricano. Poteva succedere davvero di tutto. E la prospettiva la stuzzicava molto. Di lui le piacevano ovviamente tante altre cose, si disse tamponandosi con cura le labbra. Respinse quel pensiero, tanto non l'avrebbe condotta da nessuna parte. Spense la luce e usc dall'ufficio.
Pronta? le chiese lui tenendole aperta la porta.
Becky afferr la borsa e lo segu nell'aria fredda della sera.
Si era imposta di non farlo, ricord a se stessa mentre il tavolo di fronte cominciava a ondeggiare. Era sbagliato, stupido e senza prospettive. Aveva analizzato tutti i punti della questione sia con Godson sia da sola. Quel piccolo errore commesso da entrambi... be', era successo una volta sola ed era abbastanza facile da rimediare. Ma se fosse capitato di nuovo? Non l'avrebbe permesso.
Le venne il singhiozzo. Aveva bevuto decisamente troppo.
Godson era in pista con una ragazza che aveva adocchiato.
Mentre guardava i due avanzare faticosamente tra la folla, Becky si chiese se la conoscesse gi. Magari lui... Cerc di apparire disinvolta mentre ai bordi della sala Steven e Keith, i migliori amici di Godson, lo guardavano con ammirazione sparire insieme alla ragazza. Uscivano spesso tutti e quattro assieme. Tra loro c'era un forte senso di cameratismo che Becky non aveva mai sperimentato con altri uomini. Non riusciva nemmeno a spiegarselo del tutto - forse dipendeva dal fatto che lei era bianca?
-, ma la trattavano come una sorella, quasi come se fosse una di loro. Formavano un insolito quartetto; a volte le capitava di notare, non senza un leggero disagio, di essere l'unica bianca in una sala o in un locale pieno di africani; in un certo senso, il fatto di essere l con Godson e gli altri due l'aiutava a superare il turbamento. Ben presto si erano abituati alla sua presenza, al fatto che quando iniziava a bere teneva testa a tutti e alle sue risate sguaiate che lei dispensava anche quando non capiva le battute. Becky aveva l'impressione di conoscerli da sempre.
Era un'amicizia molto diversa da quella che la legava ad Amber e a Madeleine, o anche a Nadge, che continuava a frequentare, e lei era lieta che i membri di quei tre gruppi cos differenti non si conoscessero fra loro. Ogni tanto, quando Godson si presentava a una delle sue feste, Nadge aggrottava un sopracciglio; se avesse visto Becky alzare il gomito per tutta la sera e farsi versare in gola mezza bottiglia di rum da Steven alle quattro del mattino sarebbe rimasta sconvolta. Becky era invece sicura che ad Amber sarebbero piaciuti, ma anche per l'amica il mondo era talmente cambiato! Tende, il pi giovane ministro degli Esteri, era chiaramente destinato a diventare presidente, o almeno cos Becky aveva sentito dire. Avevano avuto due figli e ormai Amber faceva la moglie e la mamma. Apparteneva a un ambiente molto pi serio e adulto, pens Becky. La stessa
cosa poteva dirsi per Madeleine: non riuscivano quasi a vedersi.
Era tornata in Europa, viveva con James a Ginevra e c'era anche un bimbo in arrivo. Si chiese che cosa sarebbe stato della propria vita e di quella di Godson. Poi scosse la testa. Non che ci fosse granch da fare, ramment a se stessa.
Ehi, Aldridge !  le url Keith dall'altra parte del locale. Cosa stai bevendo?
Rum e Coca grid lei di rimando. L'ultimo.
Lui l'ammon con un dito. Dici sempre cos le mim con le labbra, sogghignando. Qualche minuto dopo, le allung sul tavolo un bicchiere appannato. Nel locale faceva un caldo infernale.
Che ti prende stasera? le chiese avvicinando una sedia.
Becky alz le spalle cercando di mettere a fuoco il tavolo.
Boh rispose bevendo un goccio. Ascolta... sai tenere un segreto, Keith? gli domand all'improvviso.
Lui la guard sospettoso. Dipende. Di che cosa si tratta?
Oh, sai com' continu lei rendendosi conto di farfugliare.
Il fatto  che, mi piace proprio questo... Si interruppe. Keith le aveva messo un dito sulle labbra come per ammonirla. Si tir indietro, allarmata.
Evita le disse lui facendosi ancora pi vicino. Davvero, Becky. Me ne accorgo io, ce ne accorgiamo tutti. Ti dico semplicemente di evitare. Quello che avete creato  grandioso... insomma, la galleria e tutto il resto. Non lo rovinare, okay?
Becky lo guard senza capire. Ma non ho fatto niente disse, colpita dalle parole di Keith.
Non ancora, forse. Ma ... be',  abbastanza ovvio. Lui ti piace, giusto? Becky annu mestamente. Ebbene, da' retta a me.
Sono il suo migliore amico. Stai sprecando il tuo tempo.
Perch? Voglio dire, so che  sposato e tutto il resto, ma la moglie non l'ho quasi mai vista. Non mi sembra neanche quel gran matrimonio e...
Becky, molla il colpo, okay? Lascia perdere. Parlo sul serio, te lo dico come un fratello...  per il tuo bene. Godson  un ragazzo d'oro, ma rischi di farti male.
Ma a me piace veramente aggiunse Becky, sentendo ormai gli occhi pieni di lacrime. Veramente.
Lo so le rispose Keith stringendole un braccio. Coraggio, andiamo a sgranchirci le gambe. Lei lo guard e si mise a ridere.
A volte aveva un accento spassoso. Si asciug gli occhi e si alz. La stanza ondeggiava pericolosamente. Forza, reggiti a me esclam Keith con una risata tirandola su di peso. Becky gli afferr la mano e s'infilarono tra la folla.
Il mattino dopo si svegli con un mal di testa feroce. Fortunatamente ricordava ben poco della conversazione avuta con Keith. Era sdraiata a letto e guardava la luce del sole danzare sul pavimento di legno, mentre nelle orecchie le rimbombava ancora quel ritmo allucinante. Era sabato mattina. Che cosa avrebbe potuto fare? "Colazione" pens ruotando le gambe fuori dal letto; poi un salto da Nadge... magari persino una nuotata, se ne avesse avuto voglia. Per un attimo si chiese che cosa stesse facendo Godson. Probabilmente era con la sua famiglia, al suo posto.
Rest seduta sul bordo del letto e pens a lui per qualche istante. Quando era cominciata? Non avrebbe saputo dire con precisione in che momento si era resa conto per la prima volta della sua vicinanza in ufficio nel retro della galleria o quando aveva sentito la scia del suo dopobarba mentre lui andava avanti e indietro con i riccioli che gli danzavano sulle spalle e il corpo che sprigionava energia a ogni movimento. Si erano dati da fare e avevano ottenuto buoni risultati. Il Deluxe in quel periodo era tutto prenotato: piccole inaugurazioni private, una mostra quasi ogni settimana. Erano stati addirittura contattati dal British Council per organizzare una proiezione riservata ogni gioved; i locali del Council erano troppo piccoli e il Deluxe era conosciuto da tutti. Ostentando un doveroso disappunto avevano rifiutato la proposta. Preferivano non perdere il controllo della situazione e gestire l'attivit da soli. Becky concluse che la faccenda era cominciata poco prima di Natale, quando la galleria era prenotata tutte le sere e lei e Godson trascorrevano pi tempo l che nelle rispettive case. Ecco quando aveva iniziato a guardarlo con occhi diversi.
Cosa fai per Natale? gli aveva chiesto, pi o meno una settimana prima della chiusura tra Natale e Capodanno.
Lui aveva sollevato lo sguardo dallo scatolone di sculture che stava imballando. Oh, penso che torner a casa, dalla mia famiglia, insieme ad Adelaide e ai bambini.
E dove sarebbe? gli aveva chiesto, rendendosi improvvisamente conto di sapere pochissimo della vita privata di Godson.
A Mbiza. Al Sud, ai confini col Sudafrica.
E chi ci abita? I tuoi genitori?
S, mia madre.
Siete solo voi due?
Godson era scoppiato in una risata. Stai scherzando? Quando mai hai visto una famiglia africana con un solo figlio? No, siamo in otto. Cio, per parte di padre. In realt siamo in dodici.
Dodici? Hai undici fratelli e sorelle... be', alcuni ovviamente sono fratellastri, comunque... Becky era colpita.
Noi non facciamo distinzione tra fratelli completi, a met, per un quarto e simili stupidaggini. Non abbiamo nemmeno un termine per definire un cugino. Siamo tutti una famiglia. Quindi, se fai il conto, siamo pi di trenta!
Santo cielo. A casa mia ci sono solo io aveva detto Becky gettando indietro la testa per guardarlo. E tu sei il maggiore?
No, sono il terzo. Ho due fratelli pi grandi.
Che cosa fanno di bello? Voglio dire, sei l'unico nel campo...
be', dell'arte o roba del genere?
Godson aveva riso di nuovo. Ragazzi, quanto siete diplomatici!
No, quello pi grande  un economista e abita a Londra.
Diversi di noi vivono all'estero. Per un certo periodo sono stato anch'io in Inghilterra.
Becky lo aveva guardato stupita. Non me l'hai mai detto! In Inghilterra, dove?
Lui continuava a ridere e a scuotere la testa. Probabilmente non ci sei neanche mai stata. A Liverpool. Un posto carino, anche se un po' rozzo, non so se mi spiego. Ci ho fatto due anni di Politecnico, un corso di grafica. Tempo buttato.
Hai indovinato, non sono mai stata a Liverpool. A dire la verit, non sono andata da nessuna parte in Inghilterra, a parte la Scozia - che non  neanche in Inghilterra - e il Lake District.
Be', ti dir. Al Politecnico di Liverpool non c'erano tante ragazze carine come te, giuro! Godson aveva scosso la testa. Abitavo a Toxteth. Un postaccio ma era a buon mercato.
E perch sei tornato? Non hai mai pensato di restare l?
Ah, per via dei documenti... Non avevo le conoscenze giuste.
Sono rimasto a Londra un paio di mesi, dormendo da amici, per terra. Ma senza una laurea - e l'universit non m'interessava per niente non sembravano esserci molte opportunit. Non avevo soldi, n un posto dove stare. Era la classica situazione che ben conosci... o, magari, no. Comunque, mi sono detto: "Meglio per strada e senza un soldo a casa propria che in un paese straniero".
Ogni tanto, insomma, mi capitava di pensarci, di chiedermi se avessi fatto la cosa giusta. Mio fratello, Johnson,  bravo. Manda dei soldi a casa a nostra madre, fa bene. Ma adesso che le cose qui hanno cominciato a ingranare, tra poco potr fare altrettanto.
Non riesco a immaginare di dover mandare dei soldi ai miei aveva detto Becky dopo una pausa. Di solito funziona sempre al contrario, sono io che continuo a chiederne a loro.
Ecco la differenza. Ragazzi, se sei africano... i tuoi soldi non ti appartengono mai del tutto. C' sempre qualcuno che ne ha pi bisogno; chi deve andare a scuola - e quindi la retta, i vestiti e i trasporti -, chi ha bisogno di un posto dove vivere, di un piccolo prestito... il denaro non  mai tutto tuo, mai.
Becky aveva interrotto il lavoro e si era appoggiata allo schienale della sedia. Aveva abbassato lo sguardo, ed era stato come se scoprisse improvvisamente la propria pelle bianca tra le ginocchia, le righe sottili simili ai giochi di luce e ombra riprodotte dai pittori. Le cose comunque funzionano, no? gli aveva chiesto lentamente fissandolo negli occhi.
Godson aveva annuito. Gi. Non me l'aspettavo proprio le
aveva risposto con un sorriso. La prima volta che ti ho visto eri una signorina tutta perbene con la sua borsa di paglia e quel ridicolo cappello...
Avevo un cappello? aveva esclamato lei, stupita.
Esatto... una cosa enorme e floscia. Era inverno, ricordi? E poi come mi parlavi... sembrava che avessi paura che ti mordessi.
Be', in effetti un po' di timore lo incutevi gli aveva detto Becky con un sorrisino imbarazzato nel rammentare la scena.
Non sapevo bene che cosa aspettarmi. Da quel che mi aveva raccontato Gideon...
Ah, quel matto. Comunque, non importa. Quello che ricordo di aver pensato  che non eri di qua. Non so...  andata bene.
Tutto a posto.
Davvero? Becky si era raddrizzata strofinandosi velocemente le ginocchia piene di polvere. Era tornata a concentrarsi sulla scrivania con lo stomaco sottosopra. Probabilmente era stata la conversazione pi intima che avesse avuto con Godson. Era curioso come fosse possibile lavorare a stretto contatto con qualcuno per diversi anni senza rendersi effettivamente conto di come fosse fatto, almeno non nel senso in cui aveva appena conosciuto il suo socio. Godson aveva continuato lentamente non mi hai mai parlato di tua moglie, di Adelaide... Quando vi siete sposati?
Lui era rimasto un attimo in silenzio. Un po' di tempo fa, prima che andassi in Inghilterra. Ero giovane, e lo era anche lei.
E avete dei figli?
Due. Lei naturalmente ne vorrebbe altri ma io non so... Le cose sono cambiate, vedi, con la galleria, l'arte e tutto il resto.
Non sono certo che desideriamo ancora le stesse cose.  difficile da spiegare, lei  molto diversa da me.
Non  un'esperienza riservata solo agli africani, sai aveva detto Becky in tono pacato. Non avete il monopolio di quel genere di cambiamento. Capita a tutti.  capitato anche a me.
A te? aveva commentato lui ridendo. Tu... la tua vita... dal di fuori mi sembra tutto perfetto. La graziosa Becky Aldridge.
Preferirei che non lo dicessi aveva ribattuto lei seccata.
Godson aveva alzato lo sguardo. Che non dicessi cosa?
Be'... la graziosa Becky, la Becky sciocchina. Hai un tono paternalistico.
Le parole di Godson l'avevano stranamente ferita.
Tu una sciocchina? Stai scherzando aveva esclamato lui tirandosi su e piegandosi sulle ginocchia. Era rimasto accucciato tutto il tempo accanto alle scatole da sistemare.
No. Magari sei tu a scherzare. Non lo so. Sembra quasi che tu non mi prenda sul serio.
Sul viso di lui si era dipinta un'espressione di stupore. Ti prendo pi sul serio di quanto abbia mai fatto con chiunque altro le aveva detto lentamente. Come potrebbe essere altrimenti? Intendo dire, c' il lavoro, l'attivit che portiamo avanti assieme.
Ci vuole una persona seria per farlo, Becky. Sei...
Sciocchina? aveva suggerito lei scoppiando a ridere. Scusa...
un filo permalosa, direi. Si era messa a giocare con i bottoni della giacca, rivolta verso il computer, lontano da lui.
Perch? Cosa c' che ti rode? Improvvisamente Godson era comparso alle sue spalle. Becky aveva cercato di mantenersi calma, consapevole di quella presenza cos ravvicinata. Aveva cominciato a dire qualcosa ma si era bloccata avvertendo il tocco della mano di lui sulla nuca. Era stata percorsa da un fremito, mentre tutte le sensazioni sembravano concentrarsi in quel francobollo di pelle a contatto con le dita di Godson. Lui aveva iniziato ad accarezzarle il collo piano, con molta delicatezza. Sei tesa.  successo qualcosa?
Becky aveva scosso il capo senza parlare. Una parte di lei aspettava con ansia le mosse successive lei che si girava, le bocche che si incontravano -, la recita di un copione che era sicura conoscessero entrambi alla perfezione. E invece non era andata cos.
Godson le aveva dato una leggera pacca sulla spalla suggerendole di rilassarsi e di andare con lui e Steven a bere qualcosa e ad ascoltare un po' di musica. Doveva allentare un po' il ritmo, stava lavorando troppo. Gli affari procedevano bene, poteva concedersi un po' di relax.
Da quel giorno per Becky era diventato quasi impossibile concentrarsi su qualcosa quando Godson era nei paraggi, e persino quando non c'era. Si avvicinava il periodo natalizio, un Natale in piena estate e con un caldo soffocante. Ogni sera Becky rientrava a Sherwood Drive nel suo bungalow con due camere da letto in preda alla febbre dell'attesa. D'un tratto il tab a lungo inespresso tra lei e Godson era inspiegabilmente svanito. La cosa la intrigava.
Dire che non pensasse pi a lui come a un nero sarebbe stato ridicolo. Tuttavia il modo di essere di Godson - ogni dettaglio, dall'aspetto, all'accento, agli atteggiamenti - nella mente di Becky non era pi legato allo stereotipo dell'uomo di colore.
Si sarebbe quasi detto che il velo che esisteva fra loro fosse stato sollevato per rivelare a Becky l'io pi vero e pi profondo di Godson. Il fatto che questa cosiddetta rivelazione fosse avvenuta per lo pi in sua assenza - Godson era partito da quasi tre settimane
- rendeva tutto pi difficile. C'erano alcune cose di cui avrebbe potuto parlare solo con lui, cose che le passavano per la mente e che immaginava di raccontargli, illudendosi che avrebbero avuto per Godson la stessa importanza che avevano per lei.
Quando Godson era tornato da Mbiza, la prima settimana di gennaio, Becky aveva trascorso un'intera serata a pensare a cosa indossare, a cosa dire e a cosa fare. Si erano dati appuntamento al Kipi's, il locale all'angolo frequentato da artisti bianchi zimbawesi, da sudafricani liberali e da esuli inglesi. Ormai Godson era conosciuto da tutti: era la "preda" di Becky, proprio come succedeva a lei quando si avventuravano nella township e nelle strade di Chitungwiza, ossia nel territorio di lui. Presto Becky aveva compreso di aver commesso un errore. Aveva lavorato troppo di fantasia. Godson era gentile come sempre, simpatico, sorridente, aperto... lo stesso di prima. Non era cambiato niente. Lei, per contro, era sicura di avere dipinto in faccia e su tutto il corpo il desiderio che provava per lui. Avevano visto un film, I racconti del cuscino una videocassetta che qualcuno aveva portato dall'Inghilterra-, in cui una ragazza giapponese aveva scritto la propria storia sul pallido corpo nudo del suo amante e Becky
aveva immaginato di essere ricoperta di tatuaggi che immortalavano i suoi pensieri, di modo che chiunque avrebbe potuto leggerli.
Comunque, se anche fosse stato cos, Godson non se n'era accorto. Era andato avanti e indietro dal banco portando da bere e chiacchierando con lei e con gli altri. Si erano raccontati di quanto fossero state noiose, divertenti o estenuanti le vacanze appena trascorse. Appena erano usciti nell'aria ancora calda della sera, lo sconforto di Becky era esploso. Si erano avviati in silenzio alla macchina - gli aveva offerto uno strappo da un amico, non lontano dal centro - e mentre si chinava ad armeggiare con la serratura della portiera, si sentiva alticcia e impacciata.
L'auto era una vecchia Golf comprata da un amico di Nadge che aveva fretta di andarsene. La chiave era entrata senza problemi ma non voleva saperne di girare.
Merda aveva borbottato sottovoce.  bloccata.
Aspetta, lascia fare a me aveva esclamato Godson gettando a terra la sigaretta e spegnendola col tacco. Poi aveva abbassato la testa nell'istante in cui Becky rialzava la sua. C'era stato un attimo di imbarazzo e poi era successo. Rapidamente. Il desiderio li aveva colti entrambi di sorpresa.
Pi tardi, quella stessa sera, aggrovigliati fra le sue lenzuola bianche, Becky gli aveva appoggiato la testa sul petto scuro e vellutato aprendo gli occhi. La lampadina rimasta accesa sul suo comodino le aveva permesso di esaminare la pelle e i lineamenti dell'uomo che stava sotto di lei. Aveva una mano immobile, appoggiata sulla sua pancia. Sembrava addormentato. Attraverso le ciglia intravedeva quella pelle scura e uniforme che la affascinava facendole provare al tempo stesso timore e vergogna. Non aveva chiuso con queste storie? Non aveva eliminato l'ultimo strato di artificio per raggiungere l'essenza? Allora, perch la affascinava e al contempo le procurava turbamento? Aveva iniziato a sfiorargli con la lingua la pelle sopra le costole, travolta da migliaia di immagini... Kieran, Charlie, Henry non erano stati nulla in confronto a ci che aveva appena sperimentato. Amber...
Al pensiero dell'amica aveva provato uno strano e piacevole orgoglio.
Amber non era l'unica ad avere oltrepassato il confine di cui Becky fino allora aveva ignorato l'esistenza. Dopo pi di tre anni trascorsi in Africa aveva capito che quello era il punto: mantenere le cose come stavano, nonostante la retorica sul futuro e la meravigliosa nazione, variopinta come un arcobaleno, che aspettava solo di vedere la luce, l'Africa meridionale. La vera crudelt, aveva scoperto ben presto, era che non solo non esisteva nessuna nazione simile a un arcobaleno, ma che non sarebbe neanche mai esistita finch da entrambe le parti ci si fosse preoccupati di mantenere in piedi il vecchio tab. Lei, per, l'aveva infranto. Era diversa dagli altri, aveva oltrepassato quella linea di confine che nessuno di coloro che le stavano accanto aveva osato superare. Lei, proprio lei.

95
Amber pieg la lettera di Becky e la tenne in mano mordendosi il labbro. Da dove veniva tutta quella voglia di emularla? Di competere su qualsiasi cosa lei facesse? Per quel che riusciva a ricordare, con Becky non aveva mai parlato di questioni razziali.
Di religione, s, all'inizio, quando Amber aveva pensato di convertirsi e lui l'aveva dissuasa. Le tre amiche - in una delle rare occasioni in cui si erano ritrovate - una sera erano rimaste a discuterne fino a tardi. Becky, se la memoria non la ingannava, non aveva dimostrato particolare interesse o comprensione al riguardo. I suoi commenti si erano limitati a questioni pratiche: che cosa avrebbe indossato Amber e come avrebbe potuto procurarsi le sue riviste preferite. E adesso c'era questa storia- Gett un'altra occhiata alla lettera. "Oh, Becky." L'amica doveva essersi messa in qualche guaio di cui Amber non era ancora a conoscenza. Neanche fosse l'unica persona a essere andata a letto con un nero. Un nero sposato. Sospir, si infil il foglio in tasca e and alla finestra. I bambini che schiamazzavano in piscina con tre amichetti le strapparono un sorriso. Com'era possibile che cinque bimbetti facessero tutto quel chiasso? Rimase a guardarli; Bama, la loro tata, li sorvegliava dal suo solito posto sotto l'albero di jacaranda in fiore. Amber sorrise con indulgenza mentre Sibi e le bambine si esibivano in verticali sulle mani e altre acrobazie e Liya era costretta a guardarle con aria invidiosa dalle braccia protettive di Bama.
Quindi si allontan e scese da basso. La casa aveva s e no un anno. Con Tende l'avevano costruita dal nulla. Amber, che non aveva mai dato troppa importanza alla zona, a patto che fosse gradevole e ben servita dai mezzi, si era stupita di quell'istinto per il nido che aveva cominciato a farsi strada in lei alla notizia che a Tende erano state offerti diversi terreni in un nuovo quartiere sulle colline che circondavano la citt. Si trovavano a mezz'ora di macchina dalla casa dei genitori di lui: abbastanza lontano per giustificare una telefonata, ma comunque non troppo distanti. Scosse la testa con decisione. In quattro anni non era ancora riuscita ad abituarsi all'usanza dei maliani di presentarsi a casa degli altri felici e contenti - a volte persino raggianti, riconobbe a denti stretti -, totalmente incuranti degli orati e delle abitudini altrui. Dopo che Lassana e Werner erano tornati a casa lasciando tutti di stucco, la loro abitazione era semplicemente diventata il prolungamento di quella dei genitori di Tende. Non ricordava quasi un giorno in cui non fosse stata piena di fratelli, sorelle, genitori, cugini, soprattutto dopo l'arrivo dei bambini. La loro nascita sembrava aver conferito ad Amber una legittimit all'interno della famiglia che nessuna lezione di bambara, di francese o di cucina e nessun tentativo di coinvolgere in qualche rara conversazione Mandia e Ibrahim erano riusciti a garantirle. La consideravano un'estranea. Oh, erano tutti gentilissimi con lei, ma niente era mutato fino all'arrivo di Sibi.
Era stato come se da un giorno all'altro, con la nascita del primo figlio - oltre tutto un maschio! - avesse dato loro prova di qualcosa.
Aveva sconvolto e scandalizzato Mandia con l'idea di partorire in casa, a Bamako. La suocera l'aveva guardata come se fosse diventata pazza. Doveva andare a Londra, a ogni costo. C'era poco da discutere o da decidere. Persino Parigi era fuori discussione, nonostante la stessa Mandia in passato fosse stata ricoverata negli ospedali francesi. Era semplicemente inconcepibile che il primo figlio maschio di Amber vedesse la luce in qualsiasi altro luogo che non fosse l'ospedale dove la principessa Diana aveva avuto i suoi due figli. La cieca fiducia che Mandia nutriva
nei confronti del servizio sanitario britannico era assolutamente mal riposta, aveva insistito garbatamente Amber. I bambini di Diana erano nati nel reparto privato dell'ospedale. Be', allora che andasse l anche lei, era stata la secca replica della suocera.
Amber era salita sull'aereo al sesto mese di gravidanza e aveva fatto ritorno a Bamako quando Sibi aveva gi quasi tre mesi.
Le difficolt del parto e la separazione da Tende erano state fatali, non lo avrebbe rifatto mai, mai pi.
L'anno dopo, incinta di Liya, aveva preso lo stesso aereo, ma se non altro Tende era potuto andare a trovarla e Angela e Madeleine le erano state accanto al momento del parto. Proprio come le avevano detto tutti, la seconda volta era stato un po' pi facile.
Aveva lasciato il primogenito con Tende e la sua famiglia ed era tornata a Bamako con una sorellina che aveva subito conquistato Sibi. Nei primi mesi non la perdeva di vista un attimo. Non com'era successo con Tende e le sue sorelle, aveva commentato Mandia con una risata.
A differenza di Sibi, Liya era stata una neonata tranquilla.
Era sveglia, come sua madre - aveva detto Tende - ma del tutto priva della prepotenza e delle velleit di comando di Amber. La neomamma aveva protestato per quella definizione - era poco carina, continuava a ripetere -, ma dentro di s ammetteva che era vero. Sibi le assomigliava molto: era un leader nato, sempre pronto a organizzare qualcosa, a comandare gli altri bambini e lo stuolo infinito di cuginetti che lo circondavano. A due anni e mezzo, parlava gi correntemente tre lingue e non mancava di stupire Amber ogni giorno. Dove aveva trovato il tempo per imparare il bambara e farsi un'infarinatura di peul oltre che di francese e d'inglese? Cambiava lingua con la stessa facilit con cui altri bambini cambiavano umore, a suo piacimento e apparentemente senza alcuno sforzo. Con Amber parlava in inglese, nonostante lei si sforzasse di inserirsi nelle conversazioni che padre e figlio tenevano in bambara o in francese. Con la nonna conversava in francese e col nonno in bambara. Le chiacchierate con le guardie del turno di notte si svolgevano invece in un misto di
bambara e peul. Si sorprese a guardarlo, rapita. E non aveva paura di niente... la mascella leggermente volitiva le ricord Max.
Liya era pi tranquilla, aveva preso dal padre. Se il rapporto fra Amber e Sibi era fatto di curiosit e seduzione, con Liya era gioia allo stato puro. Quella bimba era uno spassoso fagotto color cioccolato con improvvisi lampi d'intelligenza e determinazione.
Ed era sempre pronta a tenere testa al fratello, in qualunque occasione e a qualunque costo.
Quando Amber entr in sala, rimase colpita, come le accadeva ogni volta, dalla bellezza e al contempo dalla semplicit della casa che avevano - anzi, che lei aveva - realizzato. Era cos diversa dalle dimore pretenziose, ostentate e ridicolmente enormi che alcuni vicini avevano voluto costruire in quella zona. La loro casa era una versione classica e semplice di Casa Bella e corrispondeva perfettamente all'idea di Amber di un riparo fresco ed essenziale in quel clima caldo e soleggiato, con tanto di piscina, patio in legno e tende da sole che dal soggiorno si allungavano fino a met del giardino. Era incredibile quanto lei amasse quella casa, dai soffitti fino ai pavimenti. Mandia aveva storto leggermente il naso per l'atmosfera un po' industriale del luogo e non smetteva di ripetere che conosceva un posto dove si potevano trovare le mattonelle in terracotta. Finch un bel giorno Amber le aveva detto una volta per tutte che le mattonelle non le interessavano, che a lei la casa piaceva cos e che, con tutto il rispetto, ci doveva abitare lei e quindi doveva essere di suo gusto. Mandia l'aveva fissata lasciando cadere all'ingi gli angoli della bella bocca. Una straniera che metteva in discussione il suo buongusto?
Alla fine, comunque, anche Mandia aveva dovuto ammettere che una volta arredata e ingentilita con tende, tappeti e cuscini che Amber aveva scovato nei negozi locali, la casa era diventata un rifugio di serena tranquillit in un quartiere di pacchianate esotiche. L'abitazione di fronte alla loro, con sommo disgusto di Amber, era stata patriotticamente dipinta di rosso, oro e verde e aveva una bandiera piantata all'ingresso. Quando Tende l'aveva vista, al rientro da un viaggio di un mese a New York, non aveva potuto evitare di mettersi a ridere... a Bamako non c'erano piani regolatori a imporre limitazioni, la gente costruiva quel che voleva, aveva spiegato tra una ghignata e l'altra. Non rientrava nei loro gusti, ma sicuramente a molti dei vicini non sarebbe certo piaciuto il loro semplice cubo bianco troppo spoglio e banale per un ministro. Vous ne voulez pas des arches? gli aveva chiesto una mattina un muratore. Tende si era messo a ridere.
No, non volevano aggiungere nessun arco. La preferivano cos.
Sibi! Liya! chiam Amber dal patio. A tavola.  ora di uscite dall'acqua, amori miei. E per oggi avete preso gi abbastanza sole. I due si voltarono a guardarla, risentiti: com'era possibile prendere abbastanza sole? Amber sorrise. Conosceva bene il desiderio dei genitori di dare ai propri figli una vita pi soddisfacente di quella che hanno avuto loro: maggiori opportunit, un'istruzione migliore, pi attenzioni, amore... l'elenco era infinito. Sotto molti aspetti, per, Amber voleva il contrario. Si riprometteva di offrire loro tutto ci che lei aveva ricevuto: un posto al sole, la consapevolezza che il mondo era un po' pi vasto del proprio quartiere, il desiderio di viaggiare e vedere altre realt, altri posti e altra gente. Qualunque altro obiettivo lei e Tende avessero raggiunto, questa conquista era di certo assodata. Sibi e Liya sapevano fin troppo bene che nella vita dei loro genitori c'erano altri luoghi importanti; grandmre in America, tante Paola in Sudafrica, tante Madeleine a Ginevra... Londra, Parigi, Harare... Per loro i nomi delle citt di mezzo mondo erano familiari quanto i dintorni della loro: Niarla, dove vivevano Nana e Papa Ndiaye; Hippodrome, che era il posto in cui avevano vissuto prima di trasferirsi nella nuova casa; Quinzambougou, che ospitava il loro asilo. Ebbene s, Amber vedeva che per i suoi figli il mondo era un concetto pi piccolo e a portata di mano di quanto non fosse per molti dei loro amichetti. Se ne rendeva conto ed era felice.
Max avrebbe approvato.

96
Madeleine si esamin con ansia nello specchio del bagno. Era al settimo mese e sembrava una... non trov la parola. Il seno enorme di cui si era vantata per scherzo con James - sicura comunque del fatto che non sarebbe mai pi ricomparso - era ricomparso eccome, quasi per vendicarsi, ed era talmente grande da impedirle di vedere il pancione. Quando il mattino andava in ufficio, la gente in tram la guardava come se stesse per accovacciarsi tra le borse e partorire, l, sul posto. Mancavano ancora otto settimane, aveva voglia di urlare ai passeggeri. Non era assolutamente vicina al momento di "scodellarlo", per usare il divertente termine che ripeteva spesso James. Doveva diventare ancora pi grossa. E poi ancora di pi.
Si tir gi il vestito sulla pancia e ciondol fino alla tazza. Sembrava, si sentiva e si muoveva come un'anatra, pens tristemente.
Una comunissima anatra, grassa e ben rimpinzata. Da foie gras.
Ecco cos'era. Aveva finalmente trovato un'immagine che la rappresentasse.
Una grossa anatra da foie gros.
Sent il portone aprirsi e richiudersi in fretta. James era tornato.
Adesso avrebbe fatto capolino nella stanza per vedere che aria tirasse e decidere come salutare. Poveretto. Madeleine si comportava in modo strano da quando aveva scoperto di essere incinta e i suoi sbalzi di umore erano diventati allarmanti e imprevedibili.
Certi giorni si sentiva padrona del mondo, altri riusciva a malapena ad alzarsi dal letto per la disperazione che la attanagliava.
Tutto assolutamente normale, le aveva detto in tono sbrigativo il suo ginecologo francese. Madeleine non ne era cos sicura.
Ehi lo ud esclamare alle sue spalle.
Si volt con un sorriso e gli lesse nello sguardo un immediato sollievo. Ciao. Cerc di non far trasparire la desolazione post-specchio.
 andata bene, oggi? Lui appoggi la borsa sul pavimento e le si avvicin.
Madeleine annu lentamente. S, direi di s. Sono rientrata prima. Gli si accomod tra le braccia cercando di non pensare a come riusciva a farlo con assoluta naturalezza solo qualche mese prima. Adesso le braccia di James la contenevano a fatica.
"Smettila" si intim con decisione.
Non stai bene?
No, sono solo stanca. Ho pensato che avrei potuto continuare a lavorare a casa. Ma una volta qui, mi sono buttata un attimo sul divano e mi sono svegliata poco prima che arrivassi tu.
Be', sai cosa ha detto il dottore. Tanto riposo le ricord sorridendo e baciandola sulla punta del naso. Allora, che cos'hai voglia di fare stasera?  venerd... un cinemino?
Madeleine scosse la testa. Oh, James, detesto uscire. Mi sento cos... enorme e orribile. Si morse subito il labbro. Non aveva davvero intenzione di sembrare tanto disperata, ma era la verit.
Lo sent indietreggiare.
Okay. D'accordo, faccio un salto a noleggiare qualcosa che non abbiamo ancora visto... e magari al ritorno mi fermo al takeaway cinese?
Madeleine annu con un'aria vagamente colpevole. Erano due trentenni, ma lei si comportava come faceva sua madre vent'anni prima. Era sempre tesa e irascibile, esattamente come aveva giurato a se stessa di non essere mai. Maja aveva lentamente risucchiato la gioia dalla vita della figlia e del marito. Da piccola, Madeleine aveva osservato con silenzioso rancore come li prosciugava ed era arrivata a odiarla pur essendo consapevole delle circostanze che l'avevano ridotta in quello stato. Lei invece, che scusa aveva? Un fidanzato gentile e innamorato oltre ogni immaginazione; amici fidati, seppure sparpagliati per il mondo...
Che diavolo aveva da lamentarsi?
A dopo la salut James avviandosi alla porta.
Madeleine sospir. Probabilmente era sollevato al pensiero di avere qualcosa da fare che lo tenesse lontano da lei mentre cercava di ritrovare il suo equilibrio. Con un altro sospiro, and verso la cucina. Si vers un bicchierino di vino - "Sia lodato il Signore per aver creato i francesi" pens con gratitudine -, nessuno si scandalizzava per un bicchiere ogni tanto o un pezzetto di formaggio. Lo mand gi lentamente, stando in piedi accanto al lavandino e osservando la vita dei vicini fra i tetti, le antenne televisive, i fili per la biancheria, le piante nei vasi che ondeggiavano alla brezza della sera, un paio di sdraio su un balconcino per catturare l'ultimo raggio di sole. Non che ultimamente di sole ce ne fosse stato molto. Era febbraio e Ginevra era avvolta dalla nebbia e da una pioggia gelata. Per quanto la citt avesse il suo fascino in quella veste invernale, Madeleine non se ne curava. Passava le giornate ad aspettare che la gravidanza giungesse a termine e la sua vita tornasse alla normalit. Nonostante le allusioni preoccupate di James, lei sembrava non voler proprio capire il punto cruciale: la sua vita non sarebbe pi tornata alla normalit e lei stava per entrare in una fase nuova e diversa dove i viaggi frenetici e le nottate degli ultimi tre anni sarebbero stati sostituiti da nottate di ben altro genere. Madeleine coglieva la preoccupazione di James, ma era comunque fiduciosa. Avere un figlio non avrebbe cambiato le cose. Non aveva fatto tutti quei sacrifici per arrivare fin l perch un neonato la fermasse e le dicesse come sarebbero dovute andare le cose d'ora in avanti.
Lungi da lei l'idea di diventare una di quelle madri... l'esasperazione che vedeva sul volto di lui le impediva puntualmente di proseguire la frase. La verit era pi complicata di quanto osasse ammettere. Era letteralmente terrorizzata. E se qualcosa fosse andato storto? E se quello che le era successo anni prima le
avesse provocato dei danni irreparabili? Non ci aveva mai pensato prima di allora... aveva seppellito quell'idea come aveva fatto con Pter, in un angolo lontano sempre sotto chiave. Ogni tanto, tuttavia, quando meno se lo aspettava, ecco che da sotto la porta sgusciava un'emozione: un senso di colpa, un attimo di rimpianto, una domanda sussurrata - " cos che doveva andare?"
- e tutti gli sforzi per relegare il passato in quell'angolo buio all'improvviso erano vanificati. Odiava quei momenti di debolezza, ma in verit non ci poteva fare niente: i ricordi continuavano a minacciare di travolgerla. Sembrava impossibile che tutto ci che aveva fatto e visto negli ultimi vent'anni non venisse a galla impedendole di avere quello che qualunque altra giovane donna normale e appagata - come Amber, per esempio - possedeva: un marito, due bambini adorabili, una vita piena e felice o, pi semplicemente, una vita che avesse un senso. Negli ultimi due anni era andata a trovare Amber e Tende a Bamako un paio di volte ed era rimasta impressionata dalla semplicit e dal garbo con cui Amber aveva organizzato la sua esistenza. Madeleine era sempre ripartita un po' turbata per la confusione e il disordine che avvertiva incessantemente nella propria. Aveva trentatr anni. Quando si sarebbero sistemate le cose anche per lei?
Sent James aprire il portone da basso. Vuot il bicchiere e si allontan dal lavandino assolutamente determinata a evitare che la serata annegasse in un mare di facili lacrime.

97
A dire la verit, non sapeva neanche bene come fosse successo, chi fosse stato a fare le presentazioni lasciandola poi da sola sulla strada fiancheggiata dagli alberi accanto al bel sedicenne figlio dei vicini. Ma ormai era l. L'avevano mollata con Dieter Velton, appena rientrato dal collegio in Sudafrica, come le aveva spiegato mentre lei cercava di non fissarlo. Avevano sorseggiato del vino fresco mentre Paola continuava a guardarsi attorno per vedere se la madre del ragazzo stesse tornando. Sedici anni? Lei aveva deglutito.
Dieter Velton, a differenza della maggior parte dei ragazzi della sua et che aveva conosciuto, era un perfetto esemplare di sano adolescente che aveva trascorso la vita all'aria aperta in calzoncini, baciato dal sole. Sembrava convivere senza problemi con quella sua insolita bellezza. Nessuno dei genitori, che Paola aveva conosciuto di sfuggita nel corso di quei tre anni passati facendo avanti e indietro da Windhoek, ricordava nei lineamenti il loro notevole figliolo. Altissimo, col fisico sportivo, i capelli biondo scuro e i profondi occhi nocciola scongiurava la perfezione per un paio di difettucci: il naso lungo e diritto e la bocca carnosa che si schiudeva su un dente leggermente storto che doveva aver dato del filo da torcere al costoso dentista di famiglia. Infine una fossetta sulla guancia sinistra che gli regalava un sorriso tenero e vagamente asimmetrico. Paola aveva registrato tutti questi dettagli in uno stato di leggero e frizzante shock. Il fatto che
ovviamente lui la ritenesse la donna pi bella di quel raduno di tardo pomeriggio non faceva che aumentare il turbamento di lei.
Gli aveva rivolto qualche domanda sulla scuola ma lui aveva alzato le spalle e le aveva chiesto a sua volta qualcosa di Roma. Non vedeva l'ora di scappare, dare l'esame di ammissione all'universit e andarsene in giro per il mondo. Alcuni suoi amici che avevano uno yacht stavano programmando di andare a Maputo e salpare da l. Paola aveva ascoltato quelle fantasie da adolescente senza riconoscerle come tali. All'improvviso aveva sentito una grande nostalgia per i suoi sedici anni, avrebbe voluto essere di nuovo a Minorca con Bernadette, Enrico e Paolo... seduti in uno dei bar del paese a bere Campari con succo d'arancia e a civettare con i bei ragazzi fra i venti e i trenta che la fissavano dai tavoli vicini.
Per un solo, folle istante non aveva desiderato altro che la languida e pigra sicurezza di quel periodo della sua vita, quando Max si faceva ancora vedere e lei e Francesca avevano l'unico compito di vestirsi, farsi belle e lasciarsi ammirare da lui. Ferma l, nel caldo secco dell'estate della Namibia accanto al bel ragazzino della casa di fronte, la cosa le era sembrata ancora possibile e alla sua portata. Come avrebbe fatto altrimenti a trovare una spiegazione per quell'invito informale a volare fino a Outjo con lei? Lui non aveva mai visto il lodge, non si era mai seduto nell'ampia terrazza che si affacciava sul bacino d'acqua che Otto aveva costruito per far s che gli animali alla sera venissero a dissetarsi sotto lo sguardo rapito dei suoi ospiti. Paola si era subito accorta che era lusingato dall'invito, e anche abbastanza viziato per accettarlo senza pensarci; adolescente o no, non era il tipo che correva dai genitori a chiedere il permesso di fare quel che voleva, quando gli andava.
Lei aveva riconosciuto immediatamente la stessa prepotenza ribelle che aveva avuto lei da ragazzina, come se la bellezza, di cui entrambi erano dotati, fosse l'unico lasciapassare necessario per cogliere tutte le occasioni che si presentavano sul loro cammino.
Otto era in Germania e non sarebbe rientrato prima di una settimana. Lei si sarebbe potuta concedere una settimana di... di cosa? Svago? Con un sedicenne?
Allora a domani, Dieter sussurr allontanandosi mentre arrivava la madre di lui. Ti mander a prendere da un autista. Di solito partiamo da Eros alle otto. Ce la fai ad alzarti cos presto?
Alzarmi? sghignazz lui. Stasera esco con dei compagni di scuola. Andiamo in un locale nella township. Probabilmente non andremo neppure a dormire concluse girandosi verso la madre impaziente.
Paola ammicc allontanandosi in tutta fretta.
Il mattino successivo si svegli presto e rimase a letto ad ascoltare il cinguettio degli uccellini fuori dalla finestra. L'aria risentiva ancora della frescura della notte. Scost il copriletto e torn a sdraiarsi, muovendo le dita dei piedi laccate e cercando di contenere l'eccitazione che provava all'idea della giornata che l'aspettava. La sveglietta d'oro che aveva sul comodino le rivel che era ancora presto, mancava un quarto d'ora alle sei. Cominci a pensare a cosa indossare: qualcosa di carino ma non troppo scontato... Alt! D'un tratto, nella fredda luce del giorno, l'idea di andare a Outjo con il figlio adolescente dei vicini le sembr sciocca e addirittura patetica. Si gir sulla pancia. Avrebbe dovuto annullare tutto, subito, prima di rendersi ridicola. Ma cos'altro c'era da fare in quel posto? si domand abbracciando uno dei cuscini. Non c'era una sola cosa degna d'interesse, almeno non per una come lei. Nessun negozio che valesse la pena frequentare, niente bar dove le facesse piacere farsi vedere, zero cinema o teatri di cui poi parlare... nient'altro oltre la vasta distesa che tutti sembravano adorare e che a lei non interessava minimamente.
Chi dunque avrebbe potuto trovare qualcosa da ridire sul fatto che si guardasse attorno, in cerca di un po' di svago? E Dieter Velton sembrava fare al caso suo.
Top marrone con motivi astratti bianchi e neri allacciato sul collo, pantaloni a vita bassa di lino bianco, stretti ai fianchi e pi morbidi sul bacino, sandali bassi in pelle, cappello di paglia a tesa larga... Si esamin allo specchio infilandosi un paio di cerchi d'argento alle orecchie. Aveva trovato il giusto stile, sofisticato, essenziale, rigoroso. Con la fluente chioma scura che le arrivava quasi alla vita, si vide con gli occhi di un liceale sedicenne, cio perfetta. Di tanto in tanto il top si apriva e lasciava intravedere il giro vita tonico e abbronzato e il seno morbido e bianco. Mentre si metteva il rossetto, si sistemava il cappello e prendeva la borsa si accorse che le tremavano leggermente le dita. Aveva mandato l'autista a prendere Dieter dai suoi, nella casa in fondo alla strada. Avrebbe fatto un certo effetto se ci fosse stata anche lei in macchina. "Chiss che cos'avr raccontato alla madre." Doveva essere una donna nevrotica, si disse Paola. Praticamente, lei non conosceva i genitori del ragazzo, sapeva solo che il padre lavorava nel campo petrolchimico o minerario, non ricordava bene. Erano di un'ottima famiglia tedesca, gente del tipo di Otto. Paola li trovava burini e terribilmente noiosi.
Uscendo not che Estrella la guardava in modo strano. Dove andava la signora cos presto, di sabato mattina? Le lesse la domanda in quei suoi occhietti insulsi. Fece finta di niente e si accomod a bordo della luccicante Land Cruiser nera, l'auto diventata ormai un must per le donne di Windhoek. Mise in moto e si lasci il vialetto alle spalle con un rombo.
Quando entr nel parcheggio, l'aeroporto di Eros era deserto.
Chiuse l'auto e si avvi rapidamente verso l'hangar dove Otto teneva i suoi due piccoli Cessna. Franz, il pilota tedesco, doveva essere all'interno per le ultime verifiche prima del decollo. Si domand invece dove fosse Dieter: della Mercedes nera che aveva mandato a prenderlo, non c'era traccia.
Guten Morgen. Franz sbuc da dietro l'angolo pulendosi le mani. Paola si blocc. Non sopportava quell'individuo odioso e pieno di s. C' una persona che l'aspetta, Frau von Kiepenhauer... viene con noi?
Paola annu seccamente. Fra quanto possiamo partire? domand cercando Dieter con lo sguardo.
Dieci minuti, al massimo quindici. Il ragazzo  l in fondo, vicino alla macchinetta del caff rispose lui facendo un cenno con la testa in direzione degli uffici. Inizio a scaldare i motori aggiunse prima di sparire.
Paola si lecc nervosamente le labbra e si avvi col cuore in tumulto. Dal distributore della Coca-Cola spuntava la testa arruffata di Dieter. Si schiar la gola. Lui alz lo sguardo e le sorrise.
Era cos maledettamente bello da farle accapponare la pelle.
Allora, hai poi dormito? gli chiese raggiungendolo.
Lui scosse il capo e bevve un sorso. Ma va'. Tutta la notte in giro!
I tuoi cosa dicono? chiese sperando di non sembrare troppo materna. Rise tra s. Materna lei?
Dieter fece spallucce. Sono piuttosto tranquilli. Non sono tenuto a dirgli tutto quello che faccio.  per via del fatto che mi hanno mandato in collegio.
Cio?
Be', si sentono a disagio, e quando torno a casa vogliono recuperare...
la solita storia.
Oh. Paola assent senza troppa convinzione. La sua vita familiare era stata cos anomala che spesso sentiva la mancanza di qualche esperienza solo ascoltando i racconti degli altri. Bene, Franz  quasi pronto esclam guardando l'area di parcheggio. Il Cessna veniva lentamente trainato fuori dall'hangar.
Che figata. Dieter fin di bere e guard il velivolo. Era veramente notevole, bianco e argento con la scritta OTTO VON KIEPENHAUER sulle ali.
Andiamo? lo invit Paola avviandosi sulla pista mentre i suoi passi risuonavano nel silenzio del mattino.
Dieci minuti pi tardi erano in fase di rullaggio e costretti a urlare per sovrastare il rombo dei motori. Paola non riusciva a credere a quello che stava facendo: legata al sedile accanto a Dieter Velton, di sedici anni, destinazione Outjo per passare la giornata. "La giornata" ripet a se stessa con decisione. Sarebbero rientrati prima del calar della sera. Ma quel ragazzo aveva
qualcosa di cos convincente e sfrontato... Per quanto potesse sembrare ridicolo, stando l seduta accanto a lui qualunque cosa sembrava improvvisamente possibile. Avrebbe potuto anche superare l'esiguo spazio tra le due file e abbracciarlo. Il piccolo aereo decoll; Dieter guardava attraverso il finestrino la terra allontanarsi. Paola gli gett un'occhiata, non scherzava quando diceva di non aver toccato il letto: indossava la stessa maglietta grigia e i jeans del giorno prima e sul suo viso c'era la barba di una notte, un'ombra sulla pelle abbronzata. Un uomo-bambino. All'improvviso le vennero in mente le parole di una canzone. La combinazione era inebriante, dava alla testa.
Le piaceva il modo in cui alzava lo sguardo su di lei o come gli occhi gli brillavano di ammirazione quando lei diceva qualcosa di spiritoso o di sexy, o entrambe le cose. E la cura che Paola aveva messo nello scegliere gli abiti non era stata inutile, aveva notato mentre gli era andata incontro nell'hangar. Lui era troppo giovane per essere scaltro ma abbastanza grande per capire che lei stava civettando spudoratamente. Scost con abile mossa i capelli e si sent gratificata dallo sguardo ammirato del giovane.
Atterrarono a Outjo dopo quarantacinque minuti di volo. Ad accoglierli sulla pista c'era Dierks, responsabile generale e direttore dei lavori di Otto. A Paola non sfugg l'occhiata che si scambiarono lui e Franz ma non le diede importanza. Erano pagati per lavorare per Otto, dunque anche per lei. Chiese una jeep scoperta con autista per fare un giro con Dieter a vedere gli animali e non esit a pestare i piedi per terra quando Dierks le disse di non essere sicuro che ce ne fosse una disponibile... non li aveva avvisati del suo arrivo... Herr Otto lo sapeva?
Faccia quello che vuole ma mi trovi la macchina! lo aggred, suscitando l'ammirazione di Dieter.
Dierks annu accigliato. Tra i numerosi dipendenti di Otto e Paola non correva buon sangue. L'uomo si avvi a grandi passi verso il garage in cerca di una macchina e di un autista.
Ragazzi, sei proprio tosta sussurr Dieter mentre guardavano l'uomo allontanarsi.
Paola sorrise. Solo quando devo rispose maliziosamente.
Vedrai che tra dieci minuti sar di ritorno.
Aveva ragione. Dieci minuti pi tardi, arriv una jeep metallizzata con un giovane autista di colore al volante. Paola e Dieter salirono sul sedile posteriore e l'auto part lasciandosi dietro una nuvola di polvere rossastra, mentre Dierks tossicchiava.
Paola avrebbe preferito fare qualcos'altro invece di trascorrere la giornata ad ammirare gli animali, ma col pretesto di cercare i leoni, i bisonti d'acqua e qualsiasi altro essere vivente potesse tagliare loro la strada, si stava godendo i sobbalzi e le oscillazioni della jeep lungo i duemilacinquecento ettari di strade sterrate del ranch. Non erano ancora le undici e l'aria era piacevolmente calda; verso mezzogiorno sapeva che sarebbe stato impossibile rimanere fuori al sole. Aveva portato con s il bikini rosa di percalle.
Sul tetto di ogni chalet c'era un'invitante piscina dove lei e Dieter avrebbero potuto passare un gradevolissimo pomeriggio, se non avessero voluto spingersi fino all'enorme piscina del lodge principale. Stava andando tutto per il meglio. Windhoek e la vita noiosa che lei conduceva laggi sembravano lontanissime.
In quel momento, aggrappata al roll-bar, lasciandosi ciondolare ogni tanto addosso a Dieter, la vita le sorrideva. Strinse la barra di sicurezza, rimirando le proprie braccia toniche e sottili, e not le occhiate di ammirazione del ragazzo.
Ci vollero quasi due ore per fare il giro di tutto il ranch. Videro centinaia di antilopi, diversi cud, un paio di giraffe e un bisonte d'acqua. Era abbastanza per i suoi gusti. Lei odiava gli animali.
Quando finalmente furono tornati agli chalet, salt gi dalla jeep e corse avanti; sapeva esattamente quale dei dodici piccoli bungalow di lusso doveva essere libero.
E non si sbagliava. Mezz'ora dopo erano seduti in terrazza con un drink in mano, ad ammirare le vaste pianure di Okahandja che si estendevano ai loro piedi. L'aria era mite e secca e aveva la limpidezza cristallina tipica dei paesaggi di alta quota. Vi si
scorgeva il profilo frastagliato delle montagne di una tonalit tra l'azzurro e il viola, mentre sopra di loro il cielo era color zaffiro.
Nulla sembrava pi lontano dalla citt e dalla realt quotidiana in cui Paola era la moglie di Otto von Kiepenhauer. Per un attimo fu colta da un sottile imbarazzo; senza il diversivo di cercare qualcosa da fare o l'eccitazione di una corsa sulla jeep scoperta, all'improvviso si era fatta strada in lei la consapevolezza di essere l da sola con lui. Per nascondere il proprio turbamento, Paola si mise a chiacchierare.
Da quanto vivi a Windhoek? gli chiese, sorseggiando il suo gin tonic ghiacciato.
Dieter la guard, stupito dalla domanda. Da sempre. Ci sono nato.
Oh. Pensavo che fossi tedesco prosegu lei.
Il ragazzo scosse la testa. Ma va'. Mio padre  venuto qui da piccolo e mia madre  nata qui. Siamo namibiani da cima a fondo.
Non sei mai stato in Germania?
Mai.
Davvero? Per a casa parli tedesco... ti ho sentito.
Dieter alz le spalle. E con ci? Tu parli inglese. E non mi sembri un'inglese.
Paola arross. Avvert una fitta allo stomaco. Lo guard abbandonato sulla sdraio, con le lunghe gambe allungate davanti a s. Sotto la pelle dorata guizzavano muscoli e tendini. Quel ragazzino era la giovinezza, la bellezza e la sensualit fatte persona.
Deglut. Come sto? La domanda rimase sospesa nell'aria.
Dieter si volt lentamente con un'espressione che si era fatta improvvisamente indecifrabile. Bene disse alla fine. Stai bene. Lo fiss. L'aveva in pugno. Sapeva esattamente che cosa voleva da lui, anche meglio di quanto lo sapesse lei. Che esperienze poteva aver fatto quel sedicenne per riuscire a capire che cosa le passasse per la testa ogni volta che lo guardava? Come faceva a intuire quanto fosse affamata di ammirazione, di apprezzamento...
di un po' della bellezza e della sfrontatezza che lui sembrava ostentare con tanta arrogante disinvoltura?
Scommetto che lo dici a tutte le ragazze esclam pentendosi immediatamente di quelle parole sciocche.
Lui fece una smorfia. Aveva l'aria di aver gi sentito quella frase migliaia di volte. Bevve un sorso di birra e si gir su un fianco in modo da poterla guardare. Ti trovo carina; a Windhoek lo pensano tutti.
Paola arross. Quelle parole la fecero fremere mentre cercava di riprendersi dalla sfrontatezza della dichiarazione. "Ha sedici anni" continuava a ripetersi mentre Dieter sorseggiava la sua birra con studiata lentezza guardandola dritta negli occhi.
Tutti i miei amici. Non puoi immaginare la faccia che hanno fatto quando hanno saputo che stamattina venivo qui con te.
L'hai raccontato ai tuoi amici? esclam allarmata.
Certo. Perch no?
Merda... avrei preferito che non lo facessi. Voglio dire... sai, sono sposata.
Lo so. Ma non abbiamo fatto niente... per adesso le disse maliziosamente soffermando lo sguardo sulla profonda scollatura del top.
Dieter, l'hai mai fatto prima? domand Paola sentendosi improvvisamente indifesa.
Lui continu a fissarla. Certo. Tu no?
Non saprei... non so a che cosa ti riferisci continu dopo un attimo di esitazione.
Sei stata tu a fare la domanda. Che cosa intendevi?
Be', andare da qualche parte con una donna sposata rispose lei alla fine.
Certo che s. Paola non gli staccava gli occhi di dosso. Su, abiti a Windhoek prosegu con un ghigno. Tutti hanno delle storie. Tutti.
Lei rimase zitta per un attimo. Quante volte? chiese poi.
Perch prendersi la briga di contarle? ribatt lui prontamente.
D'un tratto l'equilibrio tra loro si era spezzato. Per una volta Paola si trovava nella posizione di dover subire le battute di qualcuno e non era molto sicura che la cosa le piacesse. Torn a
guardarlo, i capelli biondi che si arricciavano alla base del collo, la pelle vellutata degli avambracci e il corpo disinvolto e slanciato che lei improvvisamente moriva dal desiderio di toccare.
Fu assalita dai ricordi: Didier, il principe Georg, una mezza dozzina di avventure di una notte e, naturalmente, Kieran. L'odore penetrante e incredibilmente maschile che emanava il collo di Dieter e che le giunse quando si alzarono dalle sdraio e rimasero vicini, senza quasi toccarsi, era lo stesso di Kieran. Paola si sent invadere da una tremenda solitudine. Inclin la testa mentre Dieter cominciava a baciarla e a toccarla con fare scherzoso, quasi pigramente. Paola sent con piacere che gli tremavano le mani. Adesso non faceva pi tanto il ragazzino sfacciato, pens mentre lui le infilava le mani sotto il top e la attirava a s. Improvvisamente, ebbe la presenza di spirito di trascinarlo in camera, chiudendosi la porta alle spalle con un calcio. Nel lodge tutti sapevano chi fosse Paola e non sarebbe stato opportuno che qualche dipendente scontento andasse a riferire a Otto lo spettacolo cui aveva assistito in un torrido pomeriggio d'estate, quando le acacie avevano smesso di ondeggiare e ogni cosa sembrava trattenere il respiro.

98
Impulsivamente, Becky fece un'inversione di marcia e torn verso il centro, in direzione della galleria. Dopo l'ennesima serata trascorsa da Nadge a valutare l'infinit di ragioni per cui l'amica avrebbe dovuto lasciare Harare e rientrare a Londra con i bambini, sentiva la testa che le scoppiava ed era esausta per lo sforzo di fingere di ascoltare. In realt, di Nadge e della sua decisione di rimanere o partire a Becky non importava granch. Becky sarebbe rimasta.
Percorse Mugabe Avenue, oltrepass l'ufficio postale e la banca sprangata. Alcuni uomini della vigilanza si erano addormentati sul marciapiede, avvolti come mummie negli ingressi degli edifici che avevano il compito di sorvegliare. Negli ultimi mesi diversi grandi magazzini del quartiere commerciale erano stati saccheggiati e tutti sembravano avere i nervi a fior di pelle.
Svolt a sinistra in Albion Road cercando parcheggio. Mancava poco alle dieci, e lei avrebbe dovuto essere a casa. Le sembrava quasi di sentire le proteste di Godson. Pochi giorni prima lui si era arrabbiato rimproverandola di lavorare troppo ed esortandola a prendersi qualche giorno di vacanza per riposare. In quel momento, comunque, Becky non aveva proprio voglia di tornare nel suo bungalow deserto e di sedersi a fissare il muro pensando a lui. Se non altro alla galleria poteva rendersi utile, l c'erano sempre un sacco di cose da fare.
Fece manovra per entrare in un posteggio all'angolo tra Albion Road e Market Street, a un isolato dalla galleria. Dopo aver chiuso l'automobile, si affrett lungo la Albion stringendo la borsa al petto. La sua principale preoccupazione era quella di essere scippata. Quella sera Nadge le aveva raccontato un sacco di storie terrificanti.
La galleria era completamente buia. Le interruzioni di corrente che si stavano verificando a scacchiera in citt rendevano consigliabile lasciare tutto spento; l'ultima cosa di cui avevano bisogno era che scoppiasse un incendio a causa di uno sbalzo di tensione mentre all'azienda elettrica cercavano di sopperire alla domanda crescente. Premette l'interruttore sulla parete e il locale fu avvolto dalla luce. Era in corso una nuova mostra; i graziosi cesti intrecciati del collettivo delle donne di Shona, nel Sud del paese, erano sistemati accanto ad alcune incredibili fotografie in bianco e nero di un artista danese. Lei rest un attimo sulla porta, ammirando il contrasto tra le due forme d'espressione.
Godson aveva trovato un fabbro in grado di creare un bellissimo supporto in ferro battuto per i cesti; stavano tutti appollaiati sulle strutture metalliche come sensuali pavoni pronti a spiccare il volo. I colori erano pazzeschi: cremisi intensi, vermigli, turchesi, gialli zafferano, al posto del solito grigio e sabbia delle canne e dello spago. Il contrasto con i paesaggi che sembravano avvolti nel fumo li faceva risaltare ancora di pi. La mostra naturalmente aveva avuto un gran successo. Nel giro di un'ora avevano venduto tutte le fotografie e Becky aveva appena ordinato a un laboratorio locale un grande numero di riproduzioni che la galleria poteva esporre e vendere; un altro modo di farsi pubblicit ottenendo un buon guadagno.
Abbass le luci e and nell'ufficio sul retro dove si sedette alla scrivania e avvi il computer. L'ufficio fu avvolto dalla luce bluastra mentre un ronzio indicava che il pc si stava scaldando.
Aspettava la conferma di un paio di ordini dall'Inghilterra e forse una o due email. La settimana precedente aveva scritto una lunga lettera ad Amber, e si domand che cosa ne pensasse l'amica. Parlava quasi interamente di Godson. Fece una smorfia.
Keith aveva ragione: prima se lo toglieva dalla testa e meglio era.
Keith non avrebbe potuto essere pi esplicito. Per lei, quella storia non aveva futuro.
Apr la posta elettronica. Da Amber ancora nessuna notizia, ma c'erano due messaggi di sua madre, una conferma d'ordine da Londra e una richiesta d'informazioni... Come diavolo si faceva quando non c'era la posta elettronica? si chiese. Rispose in maniera automatica alle pi urgenti con la mente che gi correva alla ricerca di qualche idea per la stagione primaverile del Deluxe.
Le piacevano la pace e la solitudine che offriva la galleria di notte.
Era il momento migliore per fare programmi. Di giorno c'era troppa confusione con Godson che correva avanti e indietro, gli artisti che piombavano all'improvviso e i fornitori e i rappresentanti che pretendevano di mostrarle i campioni, di farle acquistare un prodotto o di incassare il pagamento di una fattura.
L'ambiente era troppo caotico per poter prendere una decisione in santa pace. Continu a scorrere rapidamente la posta in arrivo nel silenzio rotto soltanto dal debole picchiettio sulla tastiera.
Mezz'ora pi tardi un rumore le fece alzare lo sguardo. Aveva avvertito un fruscio nel corridoio che portava all'uscita di servizio.
S'interruppe mentre sentiva i peli sul collo che le si rizzavano.
Si guard alle spalle ma non scorse nulla. Sollev la testa e rimase immobile per un attimo. Ancora silenzio. Si strinse nelle spalle. "Sar stato un movimento fuori, magari un cagnolino o un gatto nel vicolo." Torn a fissare lo schermo. Dopo qualche secondo, lo ud di nuovo. Era uno scricchiolio che proveniva dal corridoio. Rabbrivid, senza trovare il coraggio di voltarsi. La mano indugi sul telefono ma lei era troppo spaventata per muoversi.
Le tornarono alla mente le parole di Godson: quante volte le aveva ripetuto di non andare alla galleria di notte, da sola.
Poi sent l'inconfondibile colpo della porta sul retro che sbatteva.
Era aperta. Cerc di non farsi prendere dal panico.
Chi va l? url rompendo il silenzio.
Non ci fu risposta, solo il cigolio della porta che aveva bisogno di essere oliata, un altro fruscio e il rumore di piedi strascicati nel corridoio. All'improvviso la stanza piomb nell'oscurit; qualcuno doveva avere infilato una mano all'interno e premuto l'interruttore. Seduta nella sinistra luce bluastra del computer, Becky sent lo stomaco diventare di gelatina. Un terrore paralizzante la raggelava. Non le era mai successo prima di allora.
Alzati. Attraverso le orecchie che pulsavano le giunse la voce di un uomo. Deglut, incapace persino di sbattere le palpebre.
Era solo? Dietro di lui sentiva qualcosa... il rumore di altri piedi e di altri ancora. Il cuore stava per scoppiarle. Nella stanza c'era uno strano odore, acre, di sudore misto a qualcos'altro, forse dagga. Un'altra zaffata la raggiunse quando entr una seconda persona. Becky era seduta di spalle, con la mano ancora posata sul telefono e le palpebre pesanti per il terrore. Ehi. Alzati. Il secondo ordine fu impartito dalla stessa voce. Si gir sulla sedia con estrema lentezza serrando gli occhi con forza. Non aveva il coraggio di guardare. In quanti saranno stati? Dopo una breve pausa, qualcuno balz in avanti tirandole i capelli con tale violenza da farla cadere; trascin con s il telefono e batt il mento contro la sedia. Rimase per un attimo intontita. Nella luce tremolante dello schermo, aveva intravisto tre uomini; ciascuno aveva in mano una sigaretta accesa che brillava nella semioscurit.
Si rannicchi, seminascosta dalla scrivania e dalla sedia che si era rovesciata, e in preda al terrore vide che uno di loro - probabilmente quello che aveva parlato - si sporgeva in avanti e appoggiava sul bordo della scrivania la sigaretta o lo spinello prima di abbassare la mano per afferrarla e rimetterla in piedi.
Per favore ansim mentre l'uomo la strattonava con violenza.
Per favore... Non riusciva nemmeno a parlare, la sua voce era roca e strozzata. Ci fu un altro istante di silenzio, poi i tre scoppiarono a ridere e iniziarono a parlare velocemente nella loro lingua, quasi a discutere. Becky era troppo terrorizzata per gridare.
Quello che le stringeva il braccio la strattonava come per sottolineare la propria tesi. Lei era l, bloccata tra loro, in attesa che finissero di parlare. Fu come se tutta la scena si svolgesse al rallentatore.
Ud un rumore e ci mise qualche secondo per capire che proveniva dal suo vestito: l'abitino rosa che indossava le era stato strappato a viva forza. L'uomo che la teneva rise con fare incoraggiante mentre gli altri due infierivano, gettando i brandelli di stoffa sul tavolo. Si trattava di uno stupro. Stava per essere violentata. Quella considerazione le attravers la mente mentre cercava di allontanarsi disperatamente da ci che ormai sapeva sarebbe successo. "Non sta accadendo a me" disse tra s quando uno degli uomini le infil le mani sotto il reggiseno e lacer con forza il tessuto impalpabile. "Non sta accadendo a me. Non a me." Mentre i tre le spingevano la faccia contro la scrivania, sent un brutale colpo alla schiena e lo slip che cedeva. Uno la sollev per i capelli e avvicin la propria bocca alla sua premendo e sghignazzando mentre lei cominciava a soffocare e ad avere conati di vomito. "Non a me. No... ti prego. Non a me." Il suo ultimo pensiero cosciente prima che uno dei tre uomini le stringesse una mano attorno alla gola e cominciasse a premere fu per Godson. Come avrebbe fatto a spiegargli quello che era successo?
O ad ammettere che lui aveva ragione? Poi le tenebre l'avvolsero e cal un cupo, terrificante silenzio.

99
Amber riappese il ricevitore e si volt verso Tende, pallida in volto. Aveva la pelle d'oca come se l'aria si fosse raffreddata all'improvviso.
Che cos' successo? le chiese lui avvicinandosi e allungando un braccio per sorreggerla. Dall'altra parte della stanza, Sibi e Liya erano sdraiati per terra a guardare un video per la centesima volta; Amber percepiva il suono del televisore come se arrivasse da molto lontano. Batt le palpebre senza riuscire a parlare.
Che cosa? ripet Tende voltandole il viso per guardarla negli occhi.  successo qualcosa?
Amber assent in silenzio.Becky disse alla fine con un filo di voce. Si tratta di Becky.  in ospedale. Ad Harare. S'interruppe, incapace di proseguire.
Ma che cosa le  accaduto? Amber... parla! I bambini sollevarono lo sguardo. La voce di Tende tradiva un certo allarme.
 stata aggredita. Uno stupro. Vide Tende trasalire. Era Godson Marimba al telefono, il suo socio. Becky vuole che vada da lei.
Tende annu. Certo. Quando  accaduto?
Amber scosse la testa con aria impotente. Ieri notte.  andata alla galleria da sola. A quanto pare erano in quattro. Chiuse gli occhi. Hanno tentato di strangolarla e l'hanno abbandonata credendo che fosse morta. Poi sono andati in un bar a vantarsi della bravata. Qualcuno li ha sentiti e ha capito di chi stavano parlando, ma quando  corso alla galleria l'ha trovata a terra, priva di sensi. Ha chiamato la polizia. Oh, Tende... sar... sar un colpo terribile per i suoi. Non lo sanno ancora. Penso sia meglio che io parta subito.
Certo. Non preoccuparti di niente, penser io ai bambini.
Per qualche giorno pu venire anche mia madre. Adesso cerco di trovare un volo.  pi veloce andare via Londra.
Amber annu con la mente che correva gi avanti. Che ore sono?
Le sei. Magari riesci a prendere il volo delle undici per Parigi.
Chiamo Salif esclam alzando il telefono.
Uno dei vantaggi dell'essere la moglie di un ministro era la garanzia di trovare un posto su qualunque volo, anche con pochissimo anticipo. Amber si guard intorno; Sibi la stava osservando molto attentamente. Lei gli sorrise sperando di riuscire a mascherare il panico e la tristezza. Raggiunse i piccoli e si chin verso Sibi. Liya era ancora rapita dallo schermo tremolante che aveva davanti.
Vai via? domand Sibi, sull'orlo delle lacrime.
Amber annu dolcemente. S, ma solo per qualche giorno.
Vado a trovare la zia Becky... te la ricordi, vero?
Il bimbo scosse la testa. Amber gli sorrise stringendolo al petto.
Non aveva nemmeno il tempo di pensare a che cosa raccontare ai bambini per rendere il distacco meno doloroso; in quel momento Becky aveva bisogno di lei, contava solo questo. Abbracci un'altra volta il figlio e si rialz, facendo segno a Tende di occuparsene lui. Per Tende era un fatto insolito essere a casa prima delle undici di sera di un giorno feriale. In quel periodo Amber aveva talmente poco tempo per s! Ma grazie a Dio ora lui era l, pens lei salendo di corsa le scale per andare a preparare la valigia. Se non ci fosse stato Tende, non sarebbe certo potuta partire quella sera stessa. Afferr una borsa dal vano sopra l'armadio, dove riponevano le valigie. Erano quattro ma ne mancava sempre una. Infil qualche vestito alla
rinfusa cercando di ignorare il pianto di Liya mentre Tende faceva del suo meglio per consolarla. Maman partiva, non era la fine del mondo.
Amber si imbarc per Parigi la sera stessa; non ci furono problemi a trovare un posto per Madame Ndiaye: l'Air France era sempre molto sollecita nel far fronte a qualunque emergenza quando si trattava dei clienti pi assidui. Durante il volo non riusc a dormire, era scossa e continuava a ripensare alle notizie che le avevano dato. Le si accappon la pelle per l'orrore. La voce incolore di Godson al telefono, i pochi particolari, la malcelata rabbia nelle sue parole... Amber non riusciva a immaginare che cosa stesse passando Becky. Non aveva perso tempo a chiamare Madeleine o la signora Aldridge. Godson le aveva detto che chiedeva solo di lei. "La mia povera piccola." Rifiut lo champagne e il succo d'arancia che le offrirono e bevve solo acqua, come per ripulirsi delle brutture che le avevano riferito.
Dovette attendere due ore al Charles de Gaulle; poi, dopo un volo di quaranta minuti fino a Heathrow, impieg altre tre ore per tornare nella direzione da cui era venuta. Per un assurdo retaggio delle leggi coloniali risultava pi agevole ed economico andare da un paese francfono a uno anglofono passando per l'Europa. Da Londra ad Harare riusc a dormire profondamente senza sognare.
Fissava scioccata il volto pieno di lividi e chiazze che aveva di fronte. Alle sue spalle, Godson s'irrigid senza volerlo. Intorno a loro un'infermiera si dava da fare dopo che la caposala aveva riconosciuto Amber mentre scendeva dall'auto ministeriale. La fama di Tende nel continente si espandeva rapidamente e in profondit.
Poco dopo l'arrivo di Amber, Godson se ne and con un mezzo molto pi modesto, un taxi.
Le infermiere non sapevano bene che rapporto lo legasse alla ragazza che era stata appena ricoverata in stato d'incoscienza e talmente malridotta che persino loro, abituate a vedere pazienti in bilico tra la vita e la morte, erano rimaste pietrificate dall'orrore.
Che cos'aveva fatto quella povera bambina per meritarsi un trattamento simile? si erano chieste l'un l'altra mentre le toglievano con destrezza ci che restava del vestito e le sistemavano l'ago della flebo nel braccio e la maschera di ossigeno sulla bocca. Il resto, ossia medicazioni, analisi, visite specialistiche, domande, potevano benissimo aspettare finch il respiro non si fosse stabilizzato e i medici non avessero avuto la sicurezza che la donna avrebbe superato la notte. Aveva il collo gonfio il doppio del normale. Credevano fosse morta, aveva bisbigliato una delle infermiere pi anziane a una collega mentre la spingevano sulla barella verso il reparto privato. Circa un'ora dopo il ricovero era arrivata una delle amiche della ragazza, una ricca bianca in lacrime, e aveva chiesto una stanza privata e un colloquio urgente con il medico. E li aveva ottenuti. Rebecca Aldridge era stata trasferita in una stanza al sesto piano che dava sul campo da golfe il lago; non che servissero poi a molto... gli occhi della ragazza erano irrimediabilmente chiusi. Gli stupri erano una realt abbastanza comune ad Harare e le infermiere sapevano che ci sarebbe voluto parecchio tempo prima che lei potesse alzarsi per andare alla finestra ad ammirare il panorama. Ciononostante, cambiavano i fiori tutti i giorni insieme al succo di limone e ai biscottini sgranocchiati dal visitatore che veniva a trovarla, un africano a cui una di loro, Betsy Ngolo, era riuscita a strappare qualche informazione. I due possedevano una galleria in centro.
Nessuno sapeva perch le fosse accaduta una cosa simile, la polizia brancolava nel buio. Non c'erano dipendenti scontenti, nessun nemico... perch avrebbero dovuto prendersela con lei restava un mistero. Si era trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, mormoravano tutti al suo capezzale.
Qualche giorno dopo il ricovero, un giovanotto bianco, molto alto e terreo in viso era venuto a chiedere di Becky. Betsy lo aveva fatto entrare ed era andata a prendergli una tazza di t.
Quando era tornata era rimasta di stucco nel vederlo inginocchiato accanto al letto mentre pronunciava parole piene di tormento.
Mi dispiace tanto, Becky, mi dispiace tanto. Non intendevo questo... si sono spinti troppo oltre... come mi dispiace.
L'infermiera gli aveva dato un colpetto sulla spalla, cosa stava dicendo? Lui aveva alzato lo sguardo, terrorizzato, si era drizzato in piedi ed era corso fuori. Da quella volta, non si era pi fatto vedere. Terribile... che cosa stava succedendo al paese? Dove sarebbero andati a finire? Le infermiere chiacchieravano tra loro in shona, una lingua africana che Amber non conosceva, pronunciando ogni tanto qualche parola in inglese. Lei le ascoltava soprappensiero quando, seduta insieme a Godson accanto al letto in silenzio, loro cambiavano le lenzuola o controllavano il polso a Becky. Ormai il suo bambara era abbastanza scorrevole; non era abituata a stare zitta senza capire quello che diceva chi gli stava intorno.
Pi tardi, seduto al bar dell'ospedale al piano terra, Godson si accese una sigaretta; dopo un attimo di esitazione, Amber allung una mano e gliene prese una.
La riporto a Bamako con me disse con calma. Godson la guard e annu soffiando una nuvola di fumo da un angolo della bocca. Si strinse nelle spalle con aria impotente. Almeno per un po'. Il dottore ha detto che non ha raccontato granch. Le ha chiesto se voleva informare i genitori, ma era troppo sconvolta.
La porto a casa mia finch non si sar ripresa. Poi gli rivolse una rapida occhiata. Sai, mi sono sempre chiesta che cosa facesse qui continu lentamente sollevando la sigaretta per un ultimo tiro. Dopo quasi sei anni di faticosa astinenza dal fumo, ci aveva riprovato gusto. Non so... a volte avevo come la sensazione che stesse scappando da qualcosa, anche se non saprei dirti da cosa. Ogni tanto assumeva quell'aria di autocommiserazione.
Sento che avrei dovuto fare qualche sforzo in pi per capire che cosa la tormentasse, starle pi vicina... S'interruppe ripensando al viso gonfio e tumefatto della sua migliore amica che adesso giaceva in silenzio dopo una prova inenarrabile. Si sarebbe mai ripresa? E se ci fossero state delle conseguenze? Una gravidanza, una malattia... il pensiero la raggel. L'Aids? Chiuse gli occhi. Non potevano fare altro che aspettare che si riprendesse,
che tornasse tra loro, che aprisse gli occhi e parlasse, che la ferita iniziasse a rimarginarsi. Almeno era quello che Amber si augurava.
Spense la sigaretta e si alz. Mi dispiace, Godson. So quanto questa attivit sia importante anche per te, ma non posso lasciarla qui, non in questo stato. Ha bisogno di essere circondata da parenti e amici intimi. Becky e io siamo quasi come sorelle.
Abbiamo condiviso molte cose.
Godson assent con convinzione. Hai ragione. Hai perfettamente ragione. Non deve stare qui. Spense la sigaretta nel portacenere che aveva davanti. Su una cosa sola ti sbagli aggiunse dopo una breve pausa. Amber lo guard con diffidenza. Voi due, siete sorelle.  cos che parlava di te. Sempre. Allontan il tavolo e si alz. Amber volt la testa perch lui non vedesse le lacrime che d'improvviso le avevano riempito gli occhi e minacciavano di sgorgare. I due tornarono verso gli ascensori in silenzio.
Becky? La sagoma che dormiva nel letto si mosse leggermente.
Amber appoggi frettolosamente il giornale che stava leggendo e avvicin una sedia. Becks? Mi senti? Fiss il viso che in realt non aveva mai smesso di guardare. Andava riacquistando lentamente un po' di colore; in alcuni punti la pelle attorno al collo e agli occhi era ancora tra il verde e il giallognolo mentre i lividi si stavano riassorbendo e il gonfiore diminuiva. Tocc il braccio sottile e inerme adagiato sopra le coperte. Sei sveglia?
chiese. E, per la prima volta in tanti giorni, gli occhi di Becky si aprirono. Le due donne si guardarono attraverso il bianco delle lenzuola dell'ospedale e l'esperienza che le aveva riunite; Amber fu la prima ad abbassare lo sguardo. Non riusc a sopportare ci che poteva leggere sul volto di Becky. Torniamo a casa insieme le disse dopo un attimo quando il pizzicore agli occhi era ormai sotto controllo. Vieni a Bamako con me. Solo per un po'. Hai bisogno di andare via da qui, Becky... di passare un po' di tempo con noi. Vide la testa dell'amica annuire lentamente, una, due volte. Allung un braccio e le prese la mano.
Madeleine rimase scioccata e sbigottita per come aveva reagito alla notizia. Era gelosa. Abbass meccanicamente la cornetta e si lasci cadere sull'ultimo gradino della scala. Si faceva schifo.
Era gelosa, professionalmente e umanamente. Dovette farsi forza per resistere all'impulso di rialzare il telefono e chiedere ad Amber perch ci avesse messo tre settimane per dirle che cos'era successo. Non era forse lei l'esperta in quel campo? Peccato che Becky non fosse esattamente "un campo", borbott fra s cercando di digerire quello che Amber le aveva appena raccontato. Si era portata Becky in Mali non appena era stata in grado di viaggiare.
Alloggiava nella foresteria della casa che Amber e Tende si erano costruiti e che Madeleine non aveva mai visto. Era tranquilla e piuttosto chiusa, mangiava poco e parlava ancora meno.
Amber aveva ben chiaro cosa fare per aiutarla. Becky si era Categoricamente rifiutata di informare i suoi genitori dell'accaduto e trascorreva le giornate in un silenzio pressoch totale che cominciava a essere preoccupante. Madeleine intrecci le dita delle mani cercando di immaginare come avrebbero potuto occuparsi di una persona che era stata vittima degli orrori che lei doveva affrontare quasi quotidianamente, anche se mai avevano toccato una persona che le era tanto vicina.
Quella sera ebbe anche una discussione con James. Al settimo mese di gravidanza, se anche fosse riuscita a convincere una compagnia aerea a farla salire a bordo, come avrebbe potuto rendersi utile? Amber era pi che in grado di occuparsi di Becky; lei che apporto avrebbe potuto dare? Era meglio lasciarla tranquilla in modo che recuperasse il proprio equilibrio. Becky sarebbe potuta venire a Ginevra pi avanti, in estate, dopo la nascita del bambino. Madeleine ascolt con calma le obiezioni di James e il mattino successivo, con altrettanta calma, entr in un'agenzia di viaggi in Rue Gallimard e prenot un biglietto in business sul primo volo per Bamako. James la accompagn all'aeroporto in un silenzio carico di tensione. Il legame fra quelle tre donne che riuscivano a malapena a vedersi era qualcosa che decisamente gli sfuggiva.
Amber la aspettava in un'auto sottobordo. Madeleine venne fatta scendere per prima, un giovane funzionario governativo le ritir il passaporto e il bagaglio e la fece accompagnare direttamente alla Mercedes in attesa. Le due amiche si abbracciarono nei limiti consentiti dal pancione di Madeleine e nel giro di pochi secondi l'auto si avvi sulla pista per uscire dall'aeroporto.
Che differenza dall'ultima volta in cui loro tre avevano trascorso qualche giorno insieme! A Minorca, Amber e Tende l'avevano aiutata a capire un aspetto prezioso di se stessa e della propria vita; questa, pens, poteva essere l'occasione per contraccambiare.
Come sta? chiese mentre si dirigevano verso la citt. Era il primo viaggio di Madeleine in Africa. Il panorama scorreva via veloce: i colori - verde brillante e giallo sabbia - e i tetti ondulati furono tutto ci che riusc a distinguere mentre Amber le faceva un dettagliato resoconto della situazione. A mano a mano che ascoltava, Madeleine assentiva: prima il chiudersi in se stessi, poi il calo degli stimoli come l'appetito, la conversazione, l'emozione, quindi il silenzio e la spessa cortina della depressione.
Aveva osservato quei fenomeni talmente tante volte da riuscire ad anticiparne drammaticamente l'epilogo. Becky ne doveva parlare, non c'era altra strada. Nessuna ferita si sarebbe rimarginata finch lei non avesse dato sfogo al proprio dolore. Madeleine sapeva perfettamente che cosa bisognava fare perch ci avvenisse, ma la distanza professionale che aveva sempre mantenuto con le altre donne vacill quando si mise nei panni di Becky e immagin il peggio.
Non riesco ancora a credere che tu sia qui le disse Amber mentre la macchina si inerpicava su per la collina verso casa. Ti sono cos grata, Madeleine, davvero. Anche per te non dev'essere un momento facilissimo.
Non essere sciocca rispose l'amica. Come avrei potuto non venire? Non penso che da queste parti sia semplice trovare qualcuno che la aiuti. Se non vuole tornare dai suoi genitori, dobbiamo starle vicino noi.
Amber annu lentamente. Si riprender, vero? chiese, im-
provvisamente nervosa. Cominciava a non sentirsi all'altezza.
L'arrivo di Madeleine si stava rivelando molto pi gradito di quanto pensasse.
S rispose Madeleine con decisione. Becky ne sarebbe uscita.
Tutto qui. Non poteva essere diversamente e per quanto lungo fosse il cammino, lei le sarebbe rimasta accanto. Naturalmente non aveva parlato di questo con James, ma c'erano delle cose che avevano la priorit su tutto il resto. Avrebbe imparato a conoscere anche questo aspetto di lei.
Stasera rimane fuori a cena, mevremw?
La domanda la lasci di stucco. Paola si volt a guardare Estrella e comprese. La ragazza sapeva. Si sent avvampare in viso mentre le dita cominciavano a tremarle. Come aveva fatto?
Come aveva capito? No. Non mi... S, sto uscendo. Le volt di nuovo le spalle e corse fuori dalla stanza per rifugiarsi al piano di sopra, in camera sua, dove lasci sbattere la porta e si sedette sul bordo del letto. Aveva le gambe molli come gelatina. L'aveva forse vista? Fu invasa dalla paura e rabbrivid.
Avrebbe parlato? Otto sarebbe rientrato di l a una settimana e lei doveva impedire che scoprisse qualcosa, a qualunque costo.
L'avrebbe ammazzata, poco ma sicuro. Tir il copriletto e diede un'occhiata all'orologio. Erano appena le cinque. Dieter doveva essere... dove? A giocare a calcio con gli amici? O stava guardando un video a casa di qualcuno? Lo stomaco le si contrasse in preda agli spasmi di desiderio e gelosia. Paola non aveva modo di sapere dove fosse o con chi, n che cosa stesse facendo.
Con l'arrogante incoscienza tipica dei giovani, raramente faceva dei programmi; si presentava a casa della gente, usciva, bighellonava. C'erano migliaia di verbi per descrivere le sue attivit nei giorni di vacanza, ma erano tutti rigorosamente sconosciuti e impenetrabili per una giovane donna sposata che si era rovinata la vita innamorandosi perdutamente del figlio sedicenne dei vicini. Se fosse stata un'amante della lettura, Paola avrebbe senza dubbio trovato conforto tuffandosi nei molti romanzi dedicati all'argomento. Nel suo caso, invece, soffriva in rassegnato silenzio, torturata dall'incertezza e dall'indecisione.
?Nessun uomo l'aveva mai fatta sentire cos, si ripeteva mille volte al giorno. E oltretutto non era nemmeno un uomo, era un ragazzo! Un ragazzo! La precisazione non le era di alcun aiuto. Era completamente infatuata. In vita sua non si era mai sentita cos sola. Come diavolo aveva fatto la ragazzina a scoprirla?
Si alz piena di rabbia. Avrebbe dovuto sbarazzarsene.
Non c'era altra scelta. Non avrebbe retto la vista di quel faccino dal sorrisetto furbo ogniqualvolta apriva una porta, sarebbe impazzita. Gi non era facile controllare l'angoscia tutte le volte che passava un'automobile o squillava il telefono... avere anche Estrella che la guardava con aria complice quando entrava in cucina - la sua cucina, oltretutto! - sarebbe stato davvero chiedere troppo a se stessa.
Si avvicin all'armadio e lo spalanc. Sarebbe andata a fare un giro fino al campo da calcio in fondo alla strada per vedere se Dieter era l. Non sapeva bene come avrebbe fatto ad attaccare bottone - ultimamente quando la vedeva mentre era con gli amici, lui si comportava in maniera un po' strana -, ma avrebbe sempre potuto far finta di andare da qualche altra parte; era passata di l per caso e si era fermata a fargli un saluto. Tir fuori un vestito dietro l'altro. Rosa? Troppo da ragazzina. Giallo a fiori? Troppo infantile. Bianco e nero? Troppo scontato. Li gett tutti sul letto.
Mezz'ora pi tardi allacciava le spalline dell'abito estivo verde e giallo di Pucci che aveva comprato l'ultima volta che era stata a Parigi, ammirandosi nello specchio. Quei colori vivaci mettevano in risalto l'abbronzatura; si raccolse i capelli e li fiss con una molletta. Infil un paio di sandali verdi con il tacco alto ed estrasse dalla borsa gli occhiali da sole Chanel in tinta. Pochette gialla e rossetto rosso fuoco... nella sonnolenta Windhoek non la batteva nessuno in quanto a stile. Dieter non
si rendeva conto della fortuna che aveva. Dopo essersi rinfrancata con queste considerazioni, scese le scale leggera come una piuma e usc in strada.
Gli lesse il malumore nello sguardo. Si sarebbe picchiata per essere passata di l. Aveva parcheggiato la BMW metallizzata a quella che le era sembrata una discreta distanza dal campetto ed era scesa. Poi era avanzata sul terreno sassoso, imprecando contro le scarpe mentre inciampava e per poco non perdeva l'equilibrio.
Aveva cercato di far passare la cosa per una fortuita coincidenza, ma la recita non aveva funzionato. Dieter stava effettivamente giocando a pallone con gli amici; vedendoli, Paola era stata tentata di girare i tacchi e scappare via. Sembravano cos giovani!
A malapena usciti dalla pubert. In mezzo a loro, nonostante l'altezza e il fisico, Dieter si perdeva nelle brume della fanciullezza.
Ormai l'avevano vista; alcuni avevano smesso di rincorrere il pallone e si erano fermati a fissarla a bocca aperta. Non poteva fare altro che continuare ad avanzare sui ciottoli nella speranza che Dieter le venisse incontro; lei non aveva altro posto dove andare. Si ferm ai bordi del campo e attese, sentendosi pi stupida ogni secondo che passava.
Che ci fai qui? le chiese lui con un misto d'imbarazzo e stupore.
Passavo da queste parti esord Paola incespicando. Mi chiedevo...
cosa fai dopo?
Dieter si strinse nelle spalle. Non lo so. Dovevo andare a trovare qualcuno.
Lei moriva dalla voglia di chiedergli se quel qualcuno fosse maschio o femmina. Invece si port una mano ai capelli. Be', mi chiedevo se ti andasse di venire a bere qualcosa.
A bere qualcosa? E dove? La guardava in modo insolito. La proposta era stata effettivamente ridicola.
Non lo so. Oh, perch la fai tanto complicata? Ho voglia di vederti, tutto qua. Dieter distolse lo sguardo. "Smettila" si disse subito Paola. "Piantala e vattene. Fa' che sia lui a venirti dietro."
Guard i capelli biondo scuro del ragazzo mossi dalla brezza della sera, le sue gambe muscolose che spuntavano dai calzoncini e i rivoletti di sudore che gli scendevano lungo il viso. Il desiderio brutale che si impadron di lei a quella vista annull anche l'ultimo brandello di buonsenso. E stasera, sul tardi? Quando torni potresti passare da me. Ho dato una serata di libert alla ragazza.
In casa non c' nessuno ment. A Estrella avrebbe pensato una volta rientrata.
Okay accett lui alla fine. Ma sar davvero tardi. Tardi tardi.
Nessun problema, non vado mai a letto presto. Possiamo fare uno spuntino di mezzanotte. Avrei una gran fame... Resistette all'impulso di allungare un braccio e toccarlo.
Dieter guard in lontananza, visibilmente seccato. Va bene, d'accordo. Senti,  meglio che vada. Stiamo vincendo. Ci si vede. Si allontan di corsa ignorando le occhiate di ammirazione dei ragazzini che gli erano accanto. Paola li salut con un garbato sorriso, godendosi la loro espressione di sconcertato imbarazzo.
Probabilmente in tutta la loro breve vita non avevano mai visto una ragazza cos bella. D'un tratto il pensiero la turb.
Torn alla macchina pi in fretta che pot traballando sui tacchi.
Verso mezzanotte cominci a preoccuparsi. Era seduta da tre ore sul letto con il suo nglig di seta lill. Aveva fatto il bagno, si era lavata e asciugata i capelli, truccata, spruzzata profumo ovunque ed era rimasta ad aspettare. Aveva guardato il telegiornale
- cosa assolutamente insolita per lei -, poi una tremenda sitcom sudafricana, quindi un documentario, sempre cercando di non pensare a quel ragazzo carino e a che cosa avrebbero fatto non appena fosse arrivato. I crampi allo stomaco non accennavano a diminuire: l'avevano tormentata per tutta la sera provocandole deliziosi brividi di attesa ogni volta che si distraeva dal teleschermo e pensava a lui. Ma con il lento e infruttuoso passare delle ore, i crampi divennero di angoscia. E se non fosse venuto? Se avesse deciso che si era stufato? Che non gli piaceva pi? Spense con rabbia il televisore e si gir sulla pancia. Un'altra volta.
Di nuovo la solita vecchia storia. Sembrava proprio incapace di mantenere viva l'attenzione di qualcuno. Indipendentemente da quanto fosse carina, sempre impeccabile ed elegante, la musica non cambiava. Una linea costante e continua da Max a Dieter.
Cominciava sempre alla grande, gli uomini erano travolti dalla sua bellezza, facevano a botte per starle vicino e seguirla. Ma una volta che l'avevano, il loro interesse scemava, ogni benedetta volta. Per un motivo o per l'altro - non era abbastanza ricca, abbastanza buona o abbastanza interessante -, dopo un mese o due di appassionato inseguimento finiva tutto miseramente nel nulla e lei restava nell'insicurezza pi atroce a domandarsi dove e perch il meccanismo si era inceppato. Eccezion fatta per Kieran. Kieran era stato l'unico uomo che l'aveva fatta sentire davvero al centro dell'interesse, dell'attenzione, come persona, non per il suo aspetto o i suoi vestiti. Lui era riuscito a guardare oltre la bella facciata. Non le aveva detto di non poter vivere senza di lei, ma glielo si leggeva in faccia, negli occhi, nel modo in cui la osservava e si indispettiva quando lei se ne andava.
Erano ormai le tre del mattino. Non sarebbe venuto e Otto sarebbe stato di ritorno di l a meno di una settimana. Non ci sarebbero state altre ore rubate freneticamente dove e quando si poteva trovare il tempo e l'occasione per farlo. Basta con i voli di buon'ora per Outjo, con i lunghi pomeriggi assolati passati a sudare provando le dolci sensazioni che Dieter le provocava semplicemente con uno sguardo. Era tutto finito... Idar, come dicevano da quelle parti. Affond la faccia nel cuscino cercando di impedire al cuore di uscirle dal petto e d'infrangersi sul pavimento.
Becky mand gi qualche cucchiaiata di papaia e appoggi con attenzione il cucchiaio. Seduta di fronte a lei, Madeleine si riposava con le mani sull'enorme pancione, aspettando senza fretta che Becky dicesse qualche parola. Amber era sul bordo della piscina, intenta a sedare una rissa fra i suoi figli. Era tutto stranamente tranquillo. Negli occhi di Madeleine non c'era traccia
della profonda sofferenza che Becky aveva colto nello sguardo di Amber. La futura mamma era serena, attenta senza essere in ansia; dava a Becky lo spazio e il tempo di cui lei aveva bisogno per riordinare i pensieri prima di trasformarli in parole. Aveva provato un senso di gratitudine nei confronti di Amber quando l'amica era andata a salvarla, come diceva lei. Ma non appena aveva visto Madeleine attraversare il prato ondeggiando fino alla piccola stanza per gli ospiti dove stava adesso, qualcosa dentro Becky si era improvvisamente sciolto; forse, per la prima volta dopo l'aggressione, aveva provato un'emozione diversa dalla paura. Dal canto suo, Madeleine non le aveva detto nulla, l'aveva semplicemente abbracciata con una lieve pressione delle dita per ricordarle quanto le era mancata. Lei e Amber, naturalmente.
Si trovava l solo da qualche giorno, ma il rito pomeridiano di loro tre che cercavano sollievo dall'afa all'ombra del gazebo in paglia e bamb accanto alla piscina le faceva gi bene.
I bambini di Amber - belli anche se era difficile trovare qualche somiglianza con la madre in quei faccini color cioccolato - giocavano a spruzzarsi in piscina con i figli dei vicini. Sulle gambe scure di Liya si scorgeva la pelle d'oca per quel continuo dentro e fuori dall'acqua dietro al fratello e a chiunque altro quel pomeriggio stesse giocando con loro. I capelli bagnati sembravano un sipario calato sulla schiena che si arrotolava in vivaci riccioli a mano a mano che il sole li asciugava. La bambina fiss la madre e le due amiche con aria interrogativa. Chi erano quelle signore silenziose che ogni pomeriggio si accomodavano con tanta cordialit senza quasi parlare? E che cosa ci facevano a casa loro?
Un domestico pass a ritirare il vassoio. Becky lo guard confabulare con Amber nell'astnisa lingua che parlavano l. Non riusciva ancora a capire come avesse fatto Amber ad adattarsi a quel tipo di vita che nello Zimbabwe sarebbe stato quasi impensabile.
Qui, la sua pelle bianca sembrava avere un altro peso.
Non c'era traccia di risentimento o astio da parte degli africani e nemmeno della stucchevole cordialit o dell'insopportabile maleducazione - gli unici due atteggiamenti possibili, per quanto ne sapesse Becky - degli europei. Le differenze di classe erano le stesse, ma Amber trattava il personale come si conveniva, non come se appartenessero a una razza inferiore. Segu in silenzio i preparativi per la cena... questo o quel poisson, riz, dell'insalata per Madeleine, qualcosa di semplice per i bambini. Il francese di Becky era elementare ma sufficiente per seguire la conversazione.
A mano a mano che ascoltava, si sentiva sempre pi turbata.
Come aveva fatto? Qual era il suo segreto? E, la nota pi dolente, perch lei non era riuscita a fare altrettanto? Per quale ragione nella sua vita era andato tutto storto?
Sar meglio che vada. Amber si alz e fece per seguire il cameriere all'interno. Sta per scoppiare una bufera: stamattina si sono dimenticati di comprare il pesce al mercato. Torno fra un secondo.
Becky vide le lunghe gambe abbronzate dell'amica sparire oltre il prato. Fa male? chiese d'un tratto a Madeleine.
Madeleine la fiss. Sapeva benissimo che cosa intendeva.
Scosse la testa. Ti hanno gi fatto il test? Becky fece cenno di no senza parlare. Allora lo facciamo domani. M'informer io su dove andare.
La compostezza e la calma con cui aveva gestito la domanda che tormentava Becky da giorni sciolse il nodo di tensione che la teneva prigioniera. Per la prima volta sent un bisogno irrefrenabile di parlare. Ebbe un attimo di esitazione, poi cominci.
Una volta pronunciate le prime parole, fu impossibile arginare le altre. Madeleine le sedeva accanto, non diceva niente ma ascoltava, ascoltava... e ai suoi occhi attenti non sfuggiva nulla.
Si sta riprendendo disse Madeleine qualche giorno dopo.
Amber alz la testa dall'elenco degli invitati che Tende le aveva lasciato da controllare. Come fai a saperlo? A parte la chiacchierata che aveva fatto con Madeleine, Becky continuava a mangiare pochissimo e non usciva quasi dalla stanza degli ospiti in fondo al giardino.
Dal fatto che parla di vari argomenti, non solo della violenza. Credo... Madeleine s'interruppe pensando alle parole pi opportune.
Credo che laggi sia stata molto sola, nonostante la galleria e tutto il resto. Ho la sensazione che non avesse amici.
Amber la guard aggrottando le sopracciglia. Ma non ne ha mai parlato... voglio dire che le sue lettere erano sempre piene di vita, di cose positive. Sembrava divertirsi un mondo.
Probabilmente era quello che voleva farti credere. A me, per esempio, non ha quasi mai scritto, solo qualche insignificante cartolina. Mi sono sempre chiesta il perch.
Ma avrebbe dovuto dircelo... Insomma, siamo talmente in confidenza. Perch non ne ha parlato con me o con te,  lo stesso, se le cose non andavano bene?
Non ci hai mai fatto caso? le domand Madeleine in tono pacato. Com'era sempre in competizione con te? Amber trasal e divent rossa. Madeleine si accorse di aver toccato un nervo scoperto. Pens che avrebbe dovuto essere pi cauta.
Oh, quello... Becky  sempre stata cos prosegu Amber cercando di minimizzare.
Stavolta per persino io ho pensato che fosse diverso. Avevo capito che continuava a confrontarsi con te - lo facevamo entrambe, lo sai -, ma non riesco a togliermi dalla testa che si trattasse di qualcosa di pi di una semplice rivalit tra amiche del cuore. Mi ricordo che da ragazzina Becky voleva sempre essere te. Essere se stessa non le bastava. Non si sentiva sufficientemente brava o speciale.
Amber ormai era paonazza. Perch succede sempre cos? Si guard le mani. Sembra che tutti pensino che la mia vita sia una specie di favola. Ebbene, non lo .
Lo so, ma sei una di quelle persone che danno l'impressione che sia tutto facile. Provavo davvero invidia per te, sai, genitori famosi, vacanze ricche e meravigliose... visto da fuori sembrava tutto perfetto.
Non puoi immaginare esclam Amber alzandosi. A volte era un inferno. Attravers la stanza e and alla finestra. Fuori il sole stava lentamente tramontando. Sibi e Liya erano ancora addormentati, sfiniti dopo un pomeriggio di corse in giardino.
Vivere con Max non  stato sempre facile, sai. Madeleine assent.
Ormai non parlavano pi solo di Becky, parlavano di loro.
Era come il sole, accecante. Accanto a lui mi sentivo una nullit.
Mia madre ha sempre saputo di essere una nullit. Dovresti vederla adesso. In trent'anni  la prima volta che si sente viva.
Dal di fuori non era facile accorgersene. Ho sempre pensato che fossi la persona pi fortunata della terra. Avere un padre simile... e tua mamma era cos bella. Ogni volta che tornavo a casa dopo essere stata da te o da Becky, odiavo la mia vita. Ma ho sempre avuto altre persone... Pter... i miei. Non penso che fosse cos anche per Becky, almeno non in questo senso.
Amber si volt a guardare l'amica. Era la prima volta in quindici anni che la sentiva nominare Pter. Madeleine, com' successo?
le chiese con delicatezza. Gli occhi di Madeleine si sollevarono per incontrare i suoi. Ci era arrivata con molta calma.
Non ne abbiamo mai parlato... non l'hai mai raccontato.
 accaduto molto tempo fa. Stavamo scappando dall'Ungheria.
Amber tacque cercando di trovare le parole pi adatte. Con Becky ci siamo sempre chieste che cosa gli fosse successo. Non sapevamo. Parlavi di lui come se fosse...
Un amante? Un boyfriend? Il sorriso di Madeleine era triste.
A volte non lo sapevo nemmeno io. Aveva diciannove anni quando  morto davanti ai miei occhi. Una guardia di frontiera gli ha sparato alle spalle.
Ges, Madeleine... perch non ce l'hai mai detto? Che strano, sembra che per vent'anni ognuna di noi abbia nascosto qualche segreto alle altre. Per quale ragione?
Madeleine scosse la testa. E chi lo sa? Ci sono cose che non riesci a raccontare neanche a te stessa. Dari, la collega con cui lavoravo a New York, era una psicologa. Diceva sempre che secondo lei le donne sulla trentina sono le pi vulnerabili. Tutti pensano il contrario, che sei fragile da ragazzina e intorno ai vent'anni ma che quando arrivi ai trentacinque o gi di l ormai ti sei fatta la tua vita. Lei sosteneva tutto l'opposto. Mi raccontava che
quando esercitava privatamente aveva un sacco di pazienti trentenni, apparentemente donne di successo, che erano arrivate da lei a pezzi. Secondo Dari tutto ci era dovuto al fatto che il loro corpo in un certo senso diveniva consapevole del trascorrere degli anni, che era meglio lasciar correre, per intenderci... che si sarebbero riprese. Se avessero affrontato il problema con troppo anticipo, avrebbero rischiato di non riuscire a superarlo. Madeleine si appoggi una mano sulla pancia. Mi ha sempre fatto paura pensare al crollo che sarebbe sopraggiunto al trentacinquesimo compleanno.
Ma credo che non siamo tutte uguali. Alcune cedono un po' alla volta, come me, direi. Ogni volta che succede qualcosa, un pezzettino di me muore. Pter, poi Mark Dormn, infine Alasdair. Ma ogni volta, ne esco rafforzata. Per cui adesso non mi preoccupo quasi pi del futuro. Succeda quel che deve succedere.
Non conosco Becky. E adesso, scopro di non conoscere te.
Amber la fiss. A me in realt non  mai successo niente disse lentamente. Non come a te. La perdita di Max  stata la cosa peggiore che mi sia mai accaduta e anche allora... be', adesso posso dirtelo... mi sono sentita come liberata. Poco prima di partire aveva detto una cosa, una cosa terribile su Tende... Mi ha ucciso, credimi. Oh, ognuno ha trovato una spiegazione di quelle parole: voleva proteggermi, faceva semplicemente il padre...
Tutti hanno avuto una risposta pronta. Ma sai una cosa?
Si interruppe per un istante, chiedendosi se proseguire. Quando  nato Sibi, mi sono sentita sollevata. Ero sollevata per il fatto che Max non ci fosse. Non so come avrebbe preso il fatto che il piccolo fosse nero. Ero contenta che mio padre non avesse fatto in tempo a vederlo perch non avrei voluto vivere un solo giorno della mia vita chiedendomi se la cosa gli dispiacesse.
La voce le si spezz.
Madeleine la guard, sorpresa. In tutti quegli anni le era capitato di rado di vedere Amber piangere. Becky scoppiava in lacrime per un nonnulla, ma Amber no. L'hai mai detto a Tende?
le chiese.
Amber scosse la testa con decisione. Tanto lo sa. Non abbiamo mai parlato n di questo n di Max... ma credo che sia stata una delle pi grandi delusioni di Tende. Max mi ripeteva sempre che nulla conta di pi al mondo della razza, del sangue. Pensavo che fosse semplicemente pieno di rancore. Adesso so che  vero.
Pensi che sia una spiegazione di quello che  successo a Becky? Che sia colpa della sua pelle bianca? Madeleine si morse un labbro.
Credo di s. Nel senso che in un posto come lo Zimbabwe non puoi ignorare a che razza appartieni. Ma comunque ritengo che la faccenda sia ancora pi complessa, che sia anche un po' colpa di Becky.
Che cosa vuoi dire?
Un paio di mesi fa mi ha scritto una lettera. Aveva una storia.
Be', non proprio una storia, ma era andata a letto con il suo socio, Godson. Lui naturalmente  sposato e non sembrava interessato a una relazione pi duratura. Quando sono andata a prendere Becky, l'ho conosciuto. Mi  sembrato carino, ma le circostanze erano un po' delicate, ovviamente. Fatto sta che lei mi ha scritto questa lettera e sembrava cos contenta del fatto che lui fosse africano. Io ho subito pensato che fosse una forma particolare di razzismo. Non sapevo che cosa fare.
Probabilmente si sar detta che se l'avevi fatto tu...
Ma  proprio questo il punto!  grid Amber scuotendo la testa.
Fatto cosa? Ho conosciuto un uomo, mi sono innamorata e l'ho sposato. Tutto qua. Tende non  diverso dagli altri.
Questo lo sai tu e lo so io. Almeno, penso di saperlo... Non  proprio come gli altri uomini, sai, e il colore della pelle non c'entra.
Per non credo che Becky se ne sia mai accorta.  l'invidia di cui ti parlavo prima. Ne  come accecata. Riesce a vedere solo l'apparenza, i dettagli esteriori. Tu hai sposato un africano e lei vuole fare altrettanto; tu ti sei trasferita in Africa e lei ha fatto lo stesso.
Si tratta di ci che pensa abbia fatto tu. E qui sta il problema.
Ma che cosa possiamo fare per aiutarla? Adesso che ormai  successo, come riuscir a riprendersi? E cosa succeder nell'immediato?
Madeleine si morse il labbro muovendosi a disagio sulla sedia.
Vorrei tanto saperlo. Deve andare a casa, ovvio. Tornare a Londra, dove sono le sue origini. Non pu continuare a scappare senza oltretutto saper da cosa. Non pu nemmeno continuare a vivere la vita di qualcun altro.
Henry sosteneva il contrario disse Amber all'improvviso.
Sempre. Continuava a vivere la vita degli altri, era la cosa che desiderava di pi.
Che cosa intendi dire?
Non so, credo che fosse deluso dalla sua. Voleva essere un altro, chiunque. Rimase in silenzio per un attimo, poi si volt verso Madeleine con un'espressione di angoscia nello sguardo.
Non pensi che possa avere qualcosa a che fare con questa faccenda?
le chiese preoccupata.
No, Amber, non pu. In che modo...?
Mi auguro con tutto il cuore che tu abbia ragione. Ma stavo pensando a una cosa che ha detto Becky, l'altro giorno... che Henry l'aveva messa in guardia sul fatto che se fosse rimasta le sarebbe successo qualcosa di terribile. Quando me ne ha parlato non ho capito a che cosa si riferisse.
Non riesco a crederci. Madeleine era sconvolta. Nessuno pu augurare qualcosa di simile a un'altra persona, indipendentemente da quello che ha fatto.
E se non avesse avuto intenzione di arrivare fino a quel punto?
No, non pensarlo nemmeno.  tornata sana e salva ed  l'unica cosa che conta.
Amber annu lentamente. Si strinse le braccia attorno alla vita.
Madeleine aveva ragione. Il loro compito era far s che Becky uscisse da quell'esperienza nelle migliori condizioni possibili. Se solo avesse immaginato che Henry... Dio solo sapeva che cosa le sarebbe potuto succedere. Si volt verso Madeleine. E tu?
chiese con voce pacata. Madeleine si guard le mani. Sei felice?
Era il momento giusto per chiederglielo. Madeleine non rispose.
Va tutto bene, vero? Fra te e James...
S... va tutto bene. Non  come me lo immaginavo rispose
lentamente, attoreigliandosi una ciocca di capelli sul dito. Diciamo che... procede. Normale. Tranquillo. S'interruppe. Guardando voi, il rapporto che avete tu e Tende, capisco che non sar mai cos tra James e me. Lui  molto gentile, molto dolce, serio, affidabile e ha tutte le qualit che le riviste consigliano di cercare in un partner. Ma  tutto qui, non c' altro.
E tu cos'altro vorresti?
Non lo so... qualcosa di pi importante. Vivere una vita pi piena, pi consapevole. Rendo l'idea? Abbiamo una bella casa a Ginevra, entrambi facciamo pi o meno quello che vogliamo, abbiamo degli amici simpatici, frequentiamo i locali e la domenica andiamo sul lago... Va tutto bene. Ma certe mattine mi sveglio, specie in questo periodo, e m'interrogo sul significato di tutto questo. Avr un bel bambino si accarezz la pancia senza troppa convinzione organizzeremo un bel matrimonio, dopodich nessuno sentir pi parlare di me. 
Oh, Madeleine, non dire cos.  ovvio che ti darai da fare con altre cose. Questo bambino lo desideri, giusto?
Credo di s. All'inizio lo desideravo. Ma adesso mi fa quasi paura. Temo che per me significhi la fine di ogni ambizione.
Amber rimase in silenzio. Non sapeva cosa dire. Madeleine era cambiata, questo s, adesso indossava abiti eleganti e portava i capelli lunghi e sempre in ordine; passava le vacanze nel Sud della Francia e aveva comprato un piccolo appartamento a Budapest dove i genitori andavano ogni estate. Sembrava aver trovato una tranquillit mai avuta prima, eppure una parte dell'energia e della determinazione che l'avevano portata a essere ci che era aveva lasciato il posto a una quieta rassegnazione che non le apparteneva. E il lavoro? chiese infine.
Madeleine era Ghie/Medical Officer al quartier generale dell'iCM di Ginevra. In vista del congedo per maternit, si occupava della ricerca. Preparava e organizzava seminari e corsi per il modulo psicosociale dell'iCM sull'esperienza migratoria. Con Amber avevano riso al telefono per la pomposit del nome. La verit era che avrebbe potuto svolgere il lavoro a occhi chiusi e invece la burocrazia minacciava di travolgerla. Era sempre stata una impegnata sul campo, una che si sporcava letteralmente le mani; aveva fatto il tirocinio di chirurgia, per Dio, aveva urlato una sera a James, e adesso stava seduta dietro una scrivania, diventando ogni giorno pi grossa e pesante, preparando moduli e compilando schede informative che era certa nessuno avrebbe mai letto. Era per questo che aveva rinunciato al suo posto a New York? Era questa la ferita aperta nel loro rapporto. La promozione di James all'ufficio legale delle Nazioni Unite a Ginevra era una tappa importante e necessaria per la sua carriera. Dopo mesi di discussioni, Madeleine aveva accettato a malincuore di provare a mettere invece un po' da parte la propria; lo avrebbe seguito a Ginevra, e magari avrebbero iniziato a costruire quella famiglia che lui sembrava desiderare tanto; poi, passato qualche anno, si sarebbe dedicata a qualcosa di pi stimolante. A quelli dell'lCM non sembrava vero di averla di nuovo tra loro; il suo ex capo a Belgrado era raggiante. Il fatto che si sarebbe occupata di cose meno motivanti e interessanti di prima non aveva alcuna importanza per gli altri, ma per Madeleine ne aveva eccome.
Sospir, voltandosi verso Amber.
Be', in questo momento non ho grandi alternative. Il bambino nascer tra sei settimane e non posso certo fare progetti finch non sar tutto finito.
Amber si morse il labbro. La scelta delle parole di Madeleine rivelava molte pi verit di quanto lei stessa non si rendesse conto.
Dopodich... be', vedremo. Non lo so. Ora come ora mi sembra tutto cos terribilmente lontano.
Si sistemer ogni cosa, Maddy disse Amber stringendole leggermente la mano. Ce la farai. Ne sono sicura.
Speriamo.
Vedrai.

101
Oh, non ti avevo visto esclam Becky sobbalzando nel veder sbucare i piedi di Tende. Stava leggendo, uno dei rari momenti di pace tutto per s. Aveva approfittato dell'occasione per stare nello studio che lui e Amber avevano progettato fin nei minimi dettagli e dove, da quando la casa era finita, aveva passato s e no qualche ora. No, no... resta pure comodo. Vado via subito, stavo solo facendo un giro. Adesso sparisco.
Come stai, Becky? La voce di Tende era tranquilla.
Becky esit. Sto bene. Tutto okay.
Mi fa piacere. In lui non c'era traccia d'imbarazzo. Le indic una sedia e col suo sorriso pacato le disse: Accomodati. Nelle ultime settimane non ti ho quasi visto. Ti stanno coccolando come si deve?.
S, s... sono state grandiose.
E i bambini non ti tirano scema?
No.  tutto perfetto, davvero. Mi sento molto meglio. Gli si sedette accanto con circospezione. Non era mai riuscita a vincere la soggezione nei suoi confronti. Per quanto con lei fosse sempre gentile, le sembrava una creatura di un altro pianeta e di un'altra epoca. Trovava quasi difficile credere che fosse il marito della sua migliore amica. A volte sembrava pi un padre, pi simile a Max. Avevano le stesse doti di seriet e grinta.
Che programmi hai?
Programmi? Non lo so... credo che dovrei cominciare a pensare al ritorno.
A casa?
Be', s... ad Harare. C' la galleria da mandare avanti e...
Torna a casa, Becky. Il tono di Tende era garbato. Lei lo guard con aria interrogativa. Intendo dire a casa tua.
Ma Harare  casa mia rispose lei con voce improvvisamente tremante.
L'Africa non fa per te.
Come fai a dirlo? url Becky scattando in piedi. L ci sto bene, lo so. Amo quel posto. Anche dopo quello che  successo.
Non  casa tua. Dovresti tornare a Londra, dai tuoi genitori, nel posto cui appartieni. Non lo dico per farti soffrire o per sottovalutare le cose che sei riuscita a costruire. Amber mi ha raccontato che la galleria  stata un successone. Ma adesso non  il posto adatto a te.
Non capisco come tu possa giudicarmi disse Becky ormai arrabbiata. Non hai nessun diritto di... D'un tratto il viso le si contrasse e gli occhi e la gola le si riempirono di lacrime.
Amber non te lo direbbe mai, non vuole ferirti. Io invece non ti conosco. So solo ci che vedo. E vedo che l'Africa non  il posto per te. Si alz. Becky piangeva ormai senza ritegno.
Con un sospiro, Tende le mise un braccio attorno alle spalle che sobbalzavano.
Lei si volt e premette il viso contro la camicia bianca inamidata.
Aveva ragione. Certo che aveva ragione. Continu a piangere appoggiata a lui con le lacrime che gli bagnavano il vestito.
Il consiglio poteva venire solo da lui. Becky piangeva in ugual misura per ci che stava per perdere e per quanto aveva gi perso.
Torn a Londra con Madeleine. Arrivarono a Heathrow in una radiosa mattina di met marzo. Dopo l'afa umida e densa di Bamako, l'aria frizzante che le accolse sulla scaletta dell'aereo fu un vero sollievo. Becky faceva incetta di aria, luce, voci... cose che avvertiva all'improvviso cos familiari eppure cos strane. Era di
nuovo in Inghilterra. Di nuovo a casa... Pass la dogana stringendo la mano di Madeleine e vide sua madre in piedi, dietro la transenna, scrutare in preda all'agitazione i passeggeri in arrivo.
Le avevano solo accennato a quello che era successo alla sua bambina. Becky si liber dalla stretta dell'amica e corse a gettarsi fra le braccia della madre mentre le lacrime che aveva trattenuto per tante settimane minacciavano di inzuppare entrambe... Era di nuovo a casa. La signora Aldridge si volt verso Madeleine.
La pancia era ormai talmente ingombrante da rendere difficile qualunque manifestazione d'affetto che non fosse un semplice bacio sulle guance. Le tre donne barcollarono in lacrime verso la macchina.
La mamma di Becky lasci Madeleine a casa dei suoi genitori in Kensal Rise. Proprio come ai vecchi tempi, comment commossa Madeleine abbracciando l'amica e la signora Aldridge. Poi segu con gli occhi l'auto che faceva inversione e si allontanava lungo Ladbroke Grove. Guard il caseggiato, era ancora brutto e squallido. Nonostante si fosse offerta di aiutarli, Maja e Imre avevano rifiutato di spostarsi. La loro vera casa, dicevano, anche dopo vent'anni, era l'appartamento che aveva comprato loro a Budapest dopo mesi e mesi di proteste. Casa... ancora adesso faticava a cogliere il concetto. Lei aveva sempre pensato che la sua casa fosse il posto dove viveva, indipendentemente dall'angolo del mondo in cui si trovasse. Un indirizzo;  degli spazi fisici da occupare con le proprie cose. A volte erano state ridotte al minimo: spazzolino, passaporto e abiti puliti. In altre occasioni si era guardata attorno sentendosi in soggezione per la quantit di oggetti che era riuscita ad accumulare. Nell'appartamento di Ginevra non c'era un centimetro quadrato che non fosse occupato da qualcosa che le apparteneva: creazioni artigianali, soprammobili, foto incorniciate, oggetti di ogni tipo. E presto, si disse spingendo il portone e annusando il vecchio odore di urina e disinfettante, avrebbe avuto qualcosa di ben pi importante e duraturo: un bambino. Un bambino vero, tutto suo. Il pensiero la terrorizzava. Questa esperienza l'avrebbe legata a James in un modo che le faceva paura, senza sapere nemmeno il perch. Anche per lei le ultime settimane avevano rappresentato una svolta, costringendola ad affrontare molte cose che l'avevano sempre ossessionata.
Aveva capito, forse troppo tardi, che cosa volesse dire avere accanto le amiche del cuore. Erano lo specchio del suo vero io; attraverso di loro vedeva se stessa. L'immagine che i loro occhi e la loro conoscenza le restituivano era chiara e reale. Lontano da Becky e Amber, la consapevolezza di s si era fatta indistinta e oscura rendendola indifesa e troppo influenzabile. Giunta sulla soglia, quando ormai udiva i passi frettolosi di Maja al di l della porta, si chiese se senza le amiche sarebbe arrivata fin l. Ebbe una sensazione... nulla di pi. Si chiese che cosa sarebbe successo se James anzich incontrarla quando lei era forte e piena di energia, come amava dire lui, l'avesse conosciuta quando era debole.
Ne fu turbata. James era gentile e perbene; l'amava senza condizioni e senza volerla cambiare. Perch non le bastava?
Quando abbracci la madre e sent le sue esclamazioni sulle dimensioni e la forma della pancia, sul nome del bambino, su quanto erano orgogliosi e non vedevano l'ora di diventare nonni, Madeleine cap che le doveva bastare. Non si poteva tornare indietro, James e la vita che aveva scelto non potevano essere scambiati con nient'altro. Non era stata lei a predicare proprio questo a Becky per un mese intero? Era abbastanza. Lo sarebbe stato.
Segu la madre in salotto e si ferm davanti alla foto di Pter. Vivere... ecco ci che contava davvero. Becky era sopravvissuta alla dura prova che aveva dovuto affrontare e adesso aveva l'occasione di ripartire. Anche Madeleine era viva, proprio come il bambino che le scalciava in grembo. Era davvero abbastanza.


Ottava parte
Monaco di Baviera, Germania, 2002
Il respiro affannoso percorse tutta l'aula. In piedi sul banco degli imputati, Paola era diventata pallidissima. Aveva perso. Il colpo che Otto aveva appena messo a segno le sarebbe stato fatale.
Abbass lo sguardo fissandosi le mani; niente l'avrebbe convinta ad alzare gli occhi, a oltrepassare il giudice fino al posto dove sedeva Otto. Era l, tra i suoi avvocati, tutti presi a congratularsi a vicenda per il successo. Si ferm a osservare il grande diamante solitario che aveva al dito. Era tutto ci che le restava del suo matrimonio, adesso che era stato stabilito che Alessandra, la bambina di tredici mesi che era la copia sputata della madre e della nonna, non era figlia di Otto. Insomma, ora che non restava e non ci sarebbe mai pi stato altro da dire.
Sul dorso della mano le cadde una lacrima che lei strofin via in tutta fretta. Non era proprio il caso di piangere, considerato che fuori dall'aula c'era una ressa di fotografi in attesa. Gi il mattino si era dovuta praticamente aprire un varco a fatica. Era scandaloso come si contendessero uno scatto, per il gusto di sbandierare al mondo intero la sua sventura fin troppo evidente. Il giorno dell'apertura del processo era stata felicissima di vederli, pensava gi al vestito e a come fare per essere pi fotogenica. Tuttavia le erano bastati una ventina di minuti per rendersi conto che portare Otto in tribunale era stato l'errore pi grande della sua vita;
quell'uomo avrebbe approfittato dell'occasione che lei gli aveva gentilmente offerto per distruggerla. In tutta onest, non si sarebbe mai aspettata che le cose arrivassero a quel punto. Si era affidata a uno studio legale tedesco-namibiano che aveva rinunciato alla parcella anzich farle vincere la causa. Dopotutto, si era detta, era abbastanza improbabile che Otto avesse voglia di affrontare le spese e lo scandalo per trascinare la propria moglie in tribunale per la custodia della bambina; non aveva mai mostrato particolare interesse per Alessandra, non aveva assistito al parto e non era mai stato molto con lei. Poteva darsi che non fosse un padre particolarmente coinvolto. E l'unica persona al mondo a sapere che Alessandra non era figlia sua era appunto Paola.
Aveva organizzato tutto, fin nei minimi particolari. Era persino riuscita a farsi portare a letto da Otto qualche settimana dopo il concepimento della bambina; ma allora per quale motivo l'intero piano era naufragato cos miseramente?
Nell'istante in cui aveva visto avanzare verso il banco dei testimoni quella maledetta meticcia di Estrella, il cuore le era balzato in gola. Che diavolo ci faceva l, in un'aula di tribunale bavarese?
Era stato in quel momento che aveva capito che cosa fosse la paura e che si era resa conto di non averla mai provata davvero prima di allora.
Quando la ragazza aveva aperto bocca e aveva cominciato a rispondere in un tedesco sufficientemente chiaro e preciso - da quando in qua parlava quella lingua? - Paola aveva capito che il gioco era finito. Estrella si era presentata al processo di Monaco assolutamente preparata. Date, nomi, persino il numero delle volte... lo studente sedicenne si chiamava Dieter Velton; poi c'era stato un meccanico, Helmut Biederman, di cui Paola si era quasi dimenticata; quindi la storia durata un anno con Heinrich Brandt, viceministro dell'Agricoltura e uno dei pochi tedeschi che sedeva nel nuovo governo... L'elenco continuava. C'erano persino le foto scattate circa dieci anni prima di Paola che soddisfaceva - s, l'avvocato aveva usato proprio quel verbo - quattro uomini. Le aveva fissate sconvolta - il principe Georg,
Gnther, Dave, Jrgen - come diavolo aveva fatto a procurarsele?
Stava saltando fuori tutto, fino all'ultima volta in cui Stefan Kellber era andato a trovarla a mezzanotte e se n'era andato poco prima dell'alba. In base alla ricostruzione dei tempi, aveva concluso pacatamente l'avvocato di Otto, si poteva ragionevolmente presumere non solo che il giovane pilota era probabilmente il padre della bambina contesa ma anche che un test di paternit l'avrebbe stabilito con assoluta certezza. Infatti, aveva continuato mentre tutti lo fissavano e persino il giudice lo ascoltava a bocca aperta, era evidente dalle foto appena mostrate che quella donna era una persona totalmente priva d'integrit morale.
Oltretutto, sarebbe stato lecito sostenere che qualsiasi uomo tra quelli citati, compresi quelli nelle foto, avevano avuto pi di un'occasione per generare un figlio con lei. Perch, aveva proseguito con un sorrisetto sotto i baffi, i fatti erano chiari. Il suo cliente, Otto von Kiepenhauer, noto industriale, eminente cittadino e sicuramente uno dei principali investitori del paese, non poteva essere il padre della bambina. Come poteva lui sostenere con tanta sicurezza e decisione una simile affermazione? Aveva l'aula in pugno, non si sentiva volare una mosca. Perch i fatti parlavano da soli. Otto von Kiepenhauer non era il padre della bambina perch Otto von Kiepenhauer non poteva esserlo. Era sterile. Da sempre. E questo problema era stato la causa del suo precedente divorzio. L'ex signora von Kiepenhauer, adesso signora Silverman-Groult, residente a New York nell'Upper East Side, lo aveva testimoniato. Gli atti di quel processo, se qualcuno si fosse voluto prendere la briga di consultarli, parlavano chiaro.
Paola guard fisso davanti a s, poi abbass gli occhi. Stringeva le mani a pugno con una tale forza che il diamante risaltava fra le nocche bianche. Sconfitta e distrutta. Proprio come le aveva predetto lui.
Amber pieg le carte e le appoggi da una parte gettando un'occhiata ad Angela. Erano sedute nel salone del Ritz di Londra, l'hotel preferito della madre. Il cameriere lasci davanti a loro
un vassoio con il t e alcuni pasticcini dall'aspetto assolutamente delizioso. Angela lo ringrazi con un sorriso e si prese un bign mignon.
Non ne vuoi uno, tesoro? chiese ad Amber tra un morso e l'altro. Sono divini. A Los Angeles  proprio impossibile trovare una tazza di t e un bign come si deve.
Amber sorrise e scosse la testa. Dopo la nascita dell'ultimo figlio, Ked - e con questo si chiudeva la serie, aveva ricordato al marito -, si era ritrovata con un rotolino di ciccia sulla pancia che non voleva andarsene. A Tende piaceva, glielo aveva ripetuto un sacco di volte, ma Amber - che fino a quel momento non si era mai dovuta preoccupare della linea - non ne era convinta.
Bevve un sorso di t.
Allora... cosa intendi fare? le domand Angela.
Non lo so. Amber riprese in mano i documenti. L'immagine sgranata mostrava Paola all'uscita dal tribunale di Monaco, la testa china, lo sguardo perso, con in braccio la bambina di un anno che il tribunale aveva appurato non essere la figlia di Otto von Kiepenhauer, bens il frutto di una delle storie che la giovane aveva avuto con uno dei dipendenti del marito. Un pilota.
Un tipo giovane che Otto si era portato dalla Germania perch lo accompagnasse insieme ai suoi ospiti da un game lodge all'altro del paese. Clima soleggiato e panorami mozzafiato compensavano uno stipendio modesto e prospettive limitate. Scoparsi la moglie del capo non rientrava sicuramente nel contratto, come aveva avuto modo di scoprire Paola. Amber si sent stringere il cuore. Per quanto poco amasse la sorellastra, le pratiche di divorzio dovevano essere state un incubo. Quell'andare a rovistare nel passato. Era stato un miracolo che non fosse saltata fuori la storia con Kieran. Da quanto si apprendeva dalle deposizioni, von Kiepenhauer aveva sempre saputo tutto: alcuni membri del personale di servizio della casa avevano tenuto d'occhio sua moglie per anni. Quando Paola aveva annunciato con aria trionfale di essere incinta, era emerso un particolare di cui certamente lei non era a conoscenza. Otto era sterile, e se Paola si fosse presa il disturbo di fare il proprio compitino, avrebbe potuto scoprire quel piccolo dettaglio e risparmiarsi le spese legali astronomiche - che adesso dovevano comunque essere pagate
- e l'umiliazione di sfilare nei tribunali della Namibia e della Germania. La squadra di avvocati di Otto aveva tenuto segreta quella notizia bomba fino all'ultimo; le foto mostravano Paola sconvolta e in lacrime che continuava a proclamare che la bambina era figlia del marito. Nel frattempo Otto sapeva ogni cosa.
Le si era seduto di fronte con il suo faccione roseo da zio assaporando un altro tipo di soddisfazione: la vendetta. E ora Paola era finita, distrutta: senza una casa, n una rendita e con una bambina da allevare. Doveva per forza ricorrere ad Amber. Francesca aveva tentato qualche approccio attraverso Angela, la quale era andata a Londra per perorare la causa.
Amber scosse la testa. Era una situazione abbastanza surreale.
La moglie di suo padre veniva a implorare un aiuto per la figlia dell'amante di lui che a sua volta era la madre divorziata di una figlia illegittima. Se non fosse stato che era la verit, se non si fosse trattato della vita di Amber e della sua famiglia, sarebbe stata una bella trama per uno sceneggiato. Nonostante fossero trascorsi otto anni dalla scomparsa di Max, le complicazioni che aveva lasciato dietro di s si trascinavano senza tregua, all'infinito.
Amber tuttavia era a capo di quella famiglia che Max aveva messo assieme cos disinvoltamente; il rimpallo delle responsabilit, come diceva Angela, sarebbe finito con lei e per sua fortuna ormai c'era ben altro cui fare appello. Il progetto di Tghaza era stato un successo, ma non del genere che Max aveva creduto.
Aveva prosciugato quasi interamente il capitale che Max aveva lasciato e c'era voluta tutta la forza di volont di Amber per non gettare la spugna e fermare tutto. Il padre l'aveva messa nella posizione pi difficile che si potesse immaginare, intrappolata tra la famiglia e il fidanzato, costretta a prendere una decisione basandosi solo ed esclusivamente sul proprio istinto. Tende aveva insistito nell'affermare che la decisione spettava a lei e a lei sola.
Pur conoscendo abbastanza il progetto per sapere che valeva la
pena impegnarsi, quando si era venuto a scoprire il valore finale dell'investimento di Max e l'esposizione della famiglia nel caso di rinuncia alla parte che Amber possedeva con Tende, aveva avuto un attimo di esitazione. Cosa abbastanza insolita, era stata Angela a decidere per lei. Il fatto di vedere la madre che, dopo tanti anni passati sul divano o per terra, trovava la forza di rialzarsi e inventarsi una nuova vita, le aveva improvvisamente fatto aprire gli occhi: se anche i vari membri della sua famiglia si fossero dovuti arrangiare da soli, nulla sarebbe andato a pezzi; anzi, questo avrebbe potuto rappresentare persino la svolta decisiva.
Be', in realt le cose non erano andate proprio in quel modo. Paola era in miseria e le veniva a chiedere una mano e Kieran lavorava part-time in un negozio di dischi a Covent Garden dove sembrava divertirsi... era pur sempre un inizio.
Allora, dovrai fare qualcosa disse Angela alla fine, leccandosi la crema dalle dita prima di pulirsi la bocca con il tovagliolo di lino.
Lo so. Senti, organizzer un incontro. Pu venire a trovarmi a Londra e, se vuole, pu farsi accompagnare da Francesca. Potrebbero stare a Holland Park... sempre che nel frattempo tu te ne sia andata.
Angela annu. Riparto fra una settimana. Mary Ann vuole andare a Minorca per un po'. Per, ho un'idea... perch non lasci Casa Bella a Paola? Credo che in questo momento sia la cosa di cui ha pi bisogno: una casa.
Amber assent lentamente. Umanamente sarebbe stata l'unica cosa da fare. Con Tende e i bambini non ci erano quasi mai andati; Angela e sua sorella facevano un salto una volta all'anno, e per il resto del tempo la casa rimaneva disabitata, con notevoli costi di gestione. Annu di nuovo e prese la sua tazza. Ci penser.  una buona idea, mamma.
Le due donne sorrisero. Ad Amber, alla soglia dei quarant'anni, faceva impressione chiamare Angela mamma, ma comunque funzionava. Dalla morte di Max aveva imparato un'altra cosa: i rapporti con gli altri ci mettevano un po' a ingranare e a volte accadeva senza preavviso. Lei e Angela non erano mai state amiche; per gran parte della loro vita avevano avuto un rapporto rovesciato, con Amber che si ritrovava a fare da madre ad Angela. Ma dopo la scomparsa di Max, Angela si era costruita un'esistenza tutta sua. Non solo era riuscita a chiudere con l'alcol e gi questo era un miracolo, ma sembrava proprio godersi la vita come non aveva mai fatto quando c'era il marito. Il rapporto tra Amber e Angela non sarebbe mai stato neanche lontanamente simile a quello che c'era tra Becky o Madeleine e le loro rispettive madri, ma forse non era una cosa tanto negativa. I legami troppo stretti avevano comunque un rovescio della medaglia, si lamentavano Becky e Madeleine. Entrambe erano tornate a vivere a Londra: Becky, per quanto fosse ormai evidente che doveva darsi una mossa, abitava ancora con i suoi e Madeleine aveva sbalordito tutti lasciando James dopo due anni di matrimonio e ora viveva con il figlio di quattro in un appartamentino dietro la casa dei genitori. Per di pi, a detta di tutti, se la cavava egregiamente. Peter, il suo bambino, era adorabile. Erano gi andati due volte a Bamako a trovare Amber e i bambini; Madeleine aveva raccontato all'amica che Peter era incredibilmente orgoglioso dei suoi cuginetti africani: non erano diversi dai compagni di asilo. A volte Madeleine guardando Peter e l'ambiente in cui cresceva si stupiva della differenza tra la sua infanzia e la propria. Ai suoi tempi, a Budapest, avere la pelle scura o i capelli rossi era comunque un sintomo di diversit, mentre adesso in mezzo ai Samir, le Pollyanna, le Leyla e gli Yen-Yen della sua classe, il morettino dagli occhi azzurri Peter Fournier era l'eccezione anzich la regola.
Bene, mia cara, ora sar meglio che vada esclam Angela chiedendo il conto con un cenno e riportando Amber alla realt.
Devo ancora fare un sacco di acquisti. Ho promesso a tua cugina di portarle qualcosa da Harrod's.
Ci vediamo a cena? le chiese Amber mentre si alzavano per uscire.
Pu darsi, ma non te lo posso ancora confermare. Kieran voleva andare da qualche parte. Ti chiamo pi tardi rispose Angela afferrando la borsa. Sai com' fatto, non sopporta di dividermi con qualcun altro.
Amber annu. Per una volta, era a Londra da sola; i bambini erano a Ginevra con Lassana e la nonna. Aveva a disposizione qualche giorno prezioso prima che i tre la raggiungessero. Le serviva proprio un po' di tempo per pensare alla faccenda di Paola e a come gestire le ultime grane di ci che era rimasto della famiglia di Max.
Madeleine baci Peter sulla testa e usci in fretta dalla stanza prima che il bambino si mettesse a piangere. Maja armeggiava tra un vassoio di biscotti appena sfornati e una pila di libri. Madeleine le mand un bacio prendendo borsa e giacca dall'appendiabiti del corridoio. "Grazie" mim con le labbra mentre apriva la porta e spariva.
Senza l'aiuto di Maja, pens mentre correva a prendere l'autobus, non ce l'avrebbe mai fatta. Era diventata senior registrar al Guy Hospital. Dopo quasi dieci anni lontana dalla medicina e in particolare dalla chirurgia, l'essere riuscita a ottenere un posto cos importante in una clinica universitaria era un miracolo.
Il lavoro era molto faticoso e metteva ogni giorno a dura prova i suoi nervi, ma le piaceva moltissimo.
L'autobus sbuc da dietro l'angolo. Era una bella giornata, gli uccellini cinguettavano, il sole splendeva nel cielo terso cosparso di batuffoli bianchi: sembrava un'immagine primaverile sopra una scatola di cioccolatini. Netting Hill era tutta in fiore; le strade pi esclusive erano delimitate dai petali di ciliegio rosa che cadevano dagli alberi, le gemme verdi facevano capolino fra i rami e la vetrina del fiorista all'angolo con Westbourne Park Road era invasa di giunchiglie bianche e gialle. Era la tipica giornata che ti mette voglia di cantare, di quelle che capitano raramente ma che si ricordano anche dopo un anno per la gioia che ci hanno regalato. Sal al piano superiore, ondeggiando alla prima curva, e trov un posto davanti. In autobus ci metteva quasi quaranta minuti di pi ma odiava l'oscurit dela metropolitana, specie in una giornata come quella. Appoggi la borsa sulle ginocchia ed estrasse gli appunti di lavoro. La mattinata si preannunciava intensa. Fece scivolare il blocco sul sedile vuoto accanto al suo e si gir ad ammirare Hyde Park dal finestrino. Erano passati quasi sei mesi da quando era rientrata e le pareva impossibile che il tempo fosse volato cos in fretta. Sembrava ieri che stava alla finestra della cucina nella nuova casa di Rue Dancet a pensare che se non avesse fatto qualcosa sarebbe soffocata. Premette il viso contro il vetro e con la mente and agli eventi che si erano succeduti nel corso dell'ultimo anno.
Non ce n'era uno in particolare che potesse giustificare la crisi di Madeleine. James era sempre uguale: attento, premuroso, prevedibile. Era difficile dire quando fosse successo, ma una mattina si era alzata pregando che lui continuasse a dormire e rendendosi conto che avrebbe preferito farsi tagliare un braccio piuttosto che fare l'amore con lui. Prendere atto dei propri sentimenti l'aveva sconvolta. Non si era resa conto del declino lento ma inesorabile del loro rapporto fisico... era sempre talmente stanca. Peter, per quanto adorabile, era una peste. Madeleine non riusciva quasi mai a dormire tutta la notte; James continuava a russare mentre lei si alzava una, due, magari anche tre volte per dargli da mangiare, cullarlo, misurargli la febbre quando era malato o tranquillizzarlo dopo un incubo. L'elenco era infinito.
A poco a poco aveva cominciato a risentire di quelle continue richieste, specialmente quando la costringevano a svegliarsi nel cuore della notte. All'inizio l'avevano lasciato dormire nel lettone con loro ma la qualit del sonno di Madeleine era peggiorata sensibilmente per il timore di schiacciarlo girandosi e, pi avanti, perch Peter era molto irrequieto e scalciava. Ricacciarlo nel suo lettino non era stato facile, ma lei aveva tenuto duro finch il piccolo si era abituato alla nuova stanza ed era riuscito a passarci un'intera notte da solo, almeno fino al momento in cui non si svegliava. Madeleine aveva iniziato a bramare il letto
- certo non per fare sesso - proprio come succedeva a un alcolizzato con il bicchiere... incessantemente. Sembrava non bastarle mai. Ufficialmente era ancora in congedo per maternit allGM ma aveva scoperto che non vedeva l'ora di riprendere il lavoro.
Qualunque cosa - scrivere relazioni, leggere dichiarazioni ufficiali e manuali di formazione - sarebbe stata preferibile al rimanere tutto il pomeriggio chiusa in casa mentre Peter dormiva e James era fuori, immerso nel mondo reale a occuparsi di cose reali.
Ormai lei riusciva quasi a sentire le rotelle del suo cervello fermarsi con un cigolio.
Naturalmente James aveva cercato di essere pratico. Non si arrabbiava quando Madeleine non riusciva ad alzarsi per preparare la cena o quando ogni sera, dopo aver dato la pappa e fatto il bagnetto a Peter, crollava senza neanche un frettoloso bacio sulla guancia. E non si lamentava neppure quando l'intervallo tra un amplesso e l'altro era passato da sei settimane a sei mesi e, negli ultimi tempi, a quasi un anno. James era cos maledettamente ragionevole su ogni cosa. A casa o sul lavoro, il suo motto era "evitare le discussioni a ogni costo". Ecco come aveva fatto a diventare un elemento apprezzabile, seppure incolore, dello studio legale e un marito altrettanto incolore e poco stimolante.
Madeleine non era ancora totalmente convinta dei motivi che  l'avevano spinta a sposarlo. Per Maja e Imre? Maja lasciava cadere allusioni pesanti come macigni: non era il momento di convolare a giuste nozze? Non si sarebbe sentita pi sicura con un anello al dito, specialmente adesso che avevano anche un bambino?
IL bianco non le avrebbe donato? O magari color panna? James concordava pienamente e, dopo qualche esitazione iniziale, Madeleine si era arresa.
Il giorno delle nozze era trascorso come avvolto nella foschia.
Amber e Becky non potevano ovviamente mancare; Becky era stupenda mentre Amber aveva un'aria affaticata ed era ormai piuttosto avanti con la gravidanza - " l'ultima volta, giuro1." -, ma i genitori di Madeleine erano al settimo cielo e anche James esibiva un'espressione compiaciuta. Peter aveva quasi due anni, indossava un completino da marinaretto e non aveva fatto che piangere per tutta la breve cerimonia. Madeleine aveva pensato che non avrebbe potuto dare ai suoi gioia pi grande di quando aveva deciso di chiamare il figlio Peter, ma si sbagliava. Maja aveva singhiozzato fino alla soglia della chiesa, dopodich era entrata con tale foga nel ruolo di madre della sposa che Imre aveva dovuto tenerla a freno. Dopotutto, anche James aveva una madre. E un padre.
Il giorno dopo, in luna di miele alle Mauritius - forse il posto pi romantico della terra - Madeleine aveva guardato il marito oltre il vassoio della colazione e aveva provato un tale senso di alienazione e lontananza da piombare in un cupo silenzio per i dieci giorni successivi. James continuava a chiederle che cosa ci fosse che non andava, ma lei si era trincerata dietro l'alibi di Peter: era rimasto a casa con i nonni e le mancava, tutto qui. A mano a mano che la luna di miele si trascinava, Madeleine si sforzava di recuperare qualche sprazzo di entusiasmo; il fremito di piacere alla vista del marito, la gioia di conversare con lui, se non di fare qualcos'altro... invece non era successo nulla. Di notte gli stava accanto pi o meno come se fosse stato un soprammobile o un cagnolino. Si ripeteva che magari una volta a casa le cose si sarebbero aggiustate. "Quando torneremo nel nostro appartamento con Peter e riprenderemo la solita routine... sar di nuovo tutto come prima. Non ci si pu certo disamorare di qualcuno solo perch  garbato."
Ma le cose erano andate diversamente. Erano rientrati a Ginevra in maggio, nel periodo pi gradevole dell'anno. Il lago era stupendo e il pomeriggio lei e Peter arrivavano fino al Quai du Mont Blanc, prendevano un gelato e, per la gioia del bambino, aspettavano che il famoso jet solcasse il cielo. In quel momento il viso di Peter si illuminava e lui guardava la mamma in cerca d una conferma; era tutto per lui, vero? Una cosa speciale riservata a lui... Madeleine gli scompigliava i capelli con una risata.
A volte si ritrovava a cercare una scusa per restare fuori ancora un po', senza alcun desiderio di tornare in quell'ambiente freddo e noioso dove l'unico argomento di conversazione con il marito era il bambino.
James non aveva fatto niente di male, questo era il punto pi doloroso. Madeleine aveva passato l'inizio dell'estate sul divano di casa a guardare le repliche diurne di Sex and the City in francese e a chiacchierare con Amber. La vita dell'amica sembrava la versione africana del telefilm, fatta di pranzi, viaggi e discussioni importanti. Madeleine non era come Becky e non voleva essere come Amber o fare una vita come la sua, eppure desiderava qualcosa di pi. Ma che cosa? James ce la metteva tutta, ma anche lui stava cominciando a perdere la pazienza. Alla fine di giugno avevano avuto una discussione su dove andare in vacanza.
James caldeggiava la Toscana, Madeleine si era mostrata sprezzante. Non riusciva proprio a essere un po' pi originale?
Cos'ha che non va la Toscana? le aveva chiesto lui corrugando la fronte.  bella, sicura... Peter non rischia di scottarsi.
Si mangia e si beve da dio... Perch diavolo non vuoi andarci?
Non ci arrivi, vero? aveva ribattuto Madeleine gelida.
James aveva scosso il capo. No, non ci arrivo. Non riesco a capire perch non vuoi una vacanza perfetta, bella e divertente...
Non voglio una vacanza perfetta! Non voglio passare tre settimane della mia vita in un villino assolutamente grazioso e normale in un paesino in culo alla Toscana, a bere vini perfettamente invecchiati e ascoltare le tue chiacchiere perfettamente noiose... Si era interrotta vedendo il rossore sul volto di James.
Mi dispiace se ti annoio, Madeleine le aveva detto seccamente.
Non era certo mia intenzione. La mia voleva essere semplicemente una proposta. Se ne hai una migliore, di' pure...
sentiamo. Come ben sai, sono aperto a qualsiasi suggerimento.
Scusami, James.  che volevo solo fare qualcosa di... non so di diverso. Improvvisamente Madeleine aveva assunto un'aria contrita. Il marito aveva ragione. Non meritava di sentirsi scaricare addosso tutta la sua rabbia. Se lei stessa non ne capiva il motivo, perch avrebbe dovuto farlo lui?
Tipo?
Oh, non saprei. Il Sudamerica, Hong Kong, persino il Sudafrica sarebbe pi interessante della Toscana.
Il Sudamerica? Ma  cos lontano, Madeleine. E ci sono un sacco di problemi. La Colombia, il Brasile... le economie che crollano, per l'amor del cielo. E il Sudafrica? Sai che Johannesburg  diventata la capitale mondiale degli omicidi? Che razza di vacanza sarebbe?
Madeleine lo aveva guardato. Hai ragione aveva detto lentamente, voltandosi. Certo che hai ragione. Va benissimo la Toscana.
Prenota pure. Hai l'aria di conoscere i posti migliori. Era uscita dalla stanza prima che il marito potesse scorgere le sue lacrime di frustrazione.
Da quel momento le cose erano precipitate fino alla mattina in cui si era svegliata e si era resa conto che suo marito la ripugnava, fisicamente e mentalmente. Lo aveva osservato durante la colazione chiedendosi se stesse diventando matta. Com'era possibile che fosse lo stesso uomo con cui aveva passato nottate insonni a New York, accanto al quale si era svegliata dopo che avevano dormito assieme per la prima volta pensando che, ormai, la felicit stava bussando alla sua porta... Com'era possibile che si trattasse della stessa persona? Si era concentrata sulla sua tazza di caff senza volere o potere incrociare lo sguardo di lui.
Avrebbe mai potuto pensare di lasciarlo? I legami che univano le due famiglie - a parte il figlio che avevano - erano cos stretti e intensi da sembrare impossibile scioglierli. Che cosa avrebbero detto Maja e Imre? E i genitori di lui? Aveva bevuto un altro sorso. Come si faceva a lasciare un marito tanto carino, gentile e perfettamente normale? Be', si era detta con decisione, non aveva molta scelta. Ora che aveva ammesso a se stessa quanto fosse forte il suo desiderio di tornare libera, non poteva fare marcia indietro. Doveva solo trovare il coraggio e il modo per ottenere ci che voleva.
In realt era pi facile a parole. Nei mesi successivi c'erano stati momenti in cui aveva pensato di aver commesso l'errore pi grande della sua vita. Per esempio quando vedeva James e Peter sul divano, le gambette del bimbo allacciate a quelle del padre e le mani intrecciate. Oppure le volte in cui James la guardava dal
letto che continuavano a dividere e faceva commenti teneri e innocenti:
"Quel vestito ti sta proprio bene", "Sei molto carina". In quelle occasioni Madeleine si chiedeva che diavolo stesse facendo.
Ma quando era sul punto di cambiare idea, maledicendosi per il suo egoismo e per il fatto di preoccuparsi solo della propria felicit anzich di quella di suo figlio, ecco che una piccola discussione, uno scambio di opinioni o un commento le facevano capire per l'ennesima volta che non era il caso di andare avanti in quel modo. Dalla vita lei si aspettava tantissime altre cose. Voleva sentirsi viva, stare con qualcuno che sapesse far uscire allo scoperto il lato migliore di lei, che la sfidasse e la spingesse sempre pi avanti. Mentre James, pur con i suoi modi garbati, sembrava deciso a impedirle di cambiare, di evolversi.
Nonostante si fosse sforzata di trovare il coraggio di dirglielo faccia a faccia, alla fine gli aveva lasciato un biglietto. Si era preparata il discorso per settimane, ripetendo le parole davanti allo specchio del bagno, ripassando i vari punti, provando, ma poi, quando mancavano pochi giorni alla partenza per le vacanze, aveva aspettato che lui andasse al lavoro per affidare a un foglio tutto quello che avrebbe voluto dirgli di persona. Non era riuscita ad affrontarlo. La lettera era lunga, era tutta colpa sua, lui non c'entrava niente. L'unica cosa che poteva dire dopo tanti anni era che non ce la faceva pi. Tornava a Londra dai suoi per qualche settimana sperando di trovare lo spazio e il tempo per pensare al da farsi. Quella mattina, Madeleine e Peter avevano lasciato l'appartamento di Ginevra alle undici, erano saliti sul trenino fino all'aeroporto per poi imbarcarsi su un volo per Londra. Lei aveva lasciato tutto ci che possedeva: mobili, libri, vestiti e oggetti personali. Andava bene cos, si era detta raccogliendo le uniche cose di cui avrebbero avuto sicuramente bisogno
- soprattutto giocattoli e libri di Peter - fino a quando non fosse riuscita a sistemare la situazione e decidere il da farsi.
In vacanza? le aveva chiesto Peter con insistenza. E pap dov'? A Madeleine si spezzava il cuore. Gli aveva accarezzato la testolina bionda e l'aveva consolato con le solite parole.
Il pap sarebbe arrivato pi tardi. Non sapeva proprio che altro raccontargli.
In un primo momento Maja, ovviamente, aveva disapprovato la mossa. La sera stessa dell'arrivo, seduta nella piccola cucina, Madeleine aveva cercato di spiegare alla madre con frasi incerte i motivi che l'avevano spinta a fuggire, per dirla con le parole di Maja, e quale fosse il problema del suo matrimonio. Non era stato facile, ma quando aveva finito di parlare e aveva alzato lo sguardo che brillava di lacrime, Maja annuiva lentamente.
Non mi basta aveva aggiunto Madeleine con decisione. Non reggo. Quella vita non fa per me...  troppo... facile.
Igen. Hai ragione. Tutti abbiamo sempre pensato di volere proprio questo aveva detto piano Maja. La vita facile non  per gente come noi aveva aggiunto alzandosi faticosamente.
Madeleine avrebbe voluto ribattere. Maja aveva frainteso, tirando in ballo lo stereotipo degli immigrati per i quali nulla pu o dev'essere facile. Tuttavia, in quel momento, era decisamente pi importante che la madre accettasse la situazione piuttosto che comprenderla. Aveva ricacciato indietro le parole e si era sforzata di sorridere.
Da quel momento la situazione si era pi o meno aggiustata.
Aveva denaro a sufficienza per permettersi un piccolo appartamento a met strada fra la vecchia casa dei genitori di Amber e quella dei suoi a Kensal Rise. Era un posto minuscolo, a malapena sufficiente per contenere lei e Peter, ma era comunque una casa. Era accogliente e piena di calore e nel giro di qualche settimana perfino Peter si era convinto che fosse bella come l'altra dove viveva il pap e dove lui sarebbe andato a trovarlo per Natale. Madeleine non aveva fatto fatica a trovare un posto in un'equipe di chirurgia del Guy Hospital e Maja si era offerta di badare al bambino. Ora di agosto, era stato come se lei non se ne fosse mai andata da Londra. James aveva accettato quella che definiva "una prova di separazione di sei mesi": Madeleine sarebbe tornata a Ginevra con Peter per Natale e poi avrebbero deciso.
Anche se al telefono si era mostrata disponibile, in cuor suo
sapeva che era tutto finito. Tutte le persone che le erano vicine, persino le infermiere dell'ospedale, pensavano che lei avesse ormai chiuso con la vita romantica: una donna di trentotto anni, separata con un figlio di quattro... chi se la sarebbe presa? Madeleine invece si limitava a scuotere la testa e ridere delle loro preoccupazioni.
Uscire con un altro uomo era l'ultimo dei suoi pensieri.
Per il momento si accontentava di riappropriarsi della sua vita e di badare all'unico uomo che contasse per lei, suo figlio.
Prossima fermata Westminster Bridge! grid il conducente dell'autobus, riportandola di colpo al presente. Raccolse in fretta e furia la borsa e gli appunti e si alz. Alle sue spalle il Big Ben batteva le nove. I colleghi di chirurgia erano davvero gentilissimi con lei, mamma single. Tranne nei casi di emergenza, non le era mai toccato il turno di notte o il primo del mattino. Si prepar a scendere e mentre balzava a terra guard il fiume sparire sotto il ponte.

103
Becky! Qualcuno aveva gridato il suo nome.
Lei si volt verso l'uomo che l'aveva appena chiamata e si chiese un po' preoccupata se l'avrebbe riconosciuto. Le manc il respiro: era incredibile. Godson! esclam lasciando quasi cadere la borsa. Ma che...? Come... Che cosa ci fai qui? disse afferrandolo per un braccio.
Becky! Sono qui da quasi sei mesi, non sapevo dove trovarti.
Ci sono talmente tanti Aldridge sull'elenco telefonico... Ges!
Il sorriso gli andava da un orecchio all'altro.
Becky lo fiss. I capelli... cos'hai fatto? Li hai tagliati?
Godson si pass imbarazzato una mano sulla testa quasi rasata a zero, Gi, sai, per via del visto e compagnia bella. Ragazzi, che gioia vederti! Che cosa fai in questi giorni? Hai impegni?
Oh, niente di che. Senti, andiamo a bere un caff, c' un bar proprio girato l'angolo. O vai di fretta? Sei qui con la famiglia?
Le domande si succedevano senza sosta.
Lui distolse lo sguardo e rispose: No, sono da solo. Cio, vivo da mio fratello. L'economista, te lo ricordi?.
S, certo. Allora, vogliamo andare da qualche parte?
Il fatto  che ho un colloquio tra mezz'ora, ci stavo giusto andando. Hai un recapito telefonico o un indirizzo dove ti posso trovare?
Certo. Vivo dai miei... ecco, te lo scrivo qua. Prometti di chiamarmi?
Prometto. Ti telefono stasera. Caspita... sono cos contento di vederti.
Rimase l a sorriderle fino a farla arrossire. Era cos diverso senza i suoi riccioli rasta, tosato come una pecora. Le scapp una risatina.
 incredibile! disse buttandosi la borsa in spalla mentre gli consegnava il biglietto col numero di telefono. Non riesco a crederci. Non riesco letteralmente a crederci!
Be', adesso  meglio che vada. Ti chiamo pi tardi, d'accordo?
Le diede un abbraccio frettoloso e scomparve tra la folla di Covent Garden.
Becky lo segu con lo sguardo mentre la sua mente galoppava.
Godson... non si sarebbe mai aspettata di rivederlo. Ce l'aveva messa tutta per seppellire ci che era successo laggi, ad Harare, facendo un passo dopo l'altro: era tornata a casa, era stata in terapia e si era gettata tutto alle spalle. L'unico problema che le restava da risolvere era che cosa fare della sua vita, dove andare.
In un certo senso, dopo l'esperienza elettrizzante del Deluxe e il successo che avevano avuto, il lavoro di assistente personale o segretaria di qualcuno, l'unico ruolo che riteneva di poter ricoprire in quel momento, non la entusiasmava proprio. Ma quanto pi a lungo restava fuori dal mercato del lavoro, tanto pi difficile sarebbe stato rientrarci. Quella che nello Zimbabwe le era sembrata una sfida incredibile e un grandissimo successo, a Londra non impressionava praticamente nessuno. Una galleria hai detto? Dove? E dove diavolo sarebbe? Becky aveva scoperto ben presto che durante la sua assenza il mondo dell'arte non era cambiato e non si era allargato ad altre zone geografiche. Si sarebbe detto che la sua breve puntata nell'East Side rappresentasse il punto pi alto della sua carriera di curatrice e la maggior parte delle persone sapevano che era stata mandata via. Oltretutto, non era nemmeno arrivata a fare l'assistente curatrice. Cos aveva deciso di lasciar perdere i lavori reali per concentrarsi piuttosto su come guadagnare qualche soldo e far quadrare i conti.
Non era sempre facile. Tornare a vivere con i genitori a trentaquattro anni era gi stato abbastanza faticoso, e ora che ne aveva trentotto aveva quasi perso la speranza di ricostruirsi una vita propria. Amber, generosa come sempre, le aveva offerto di stare nell'appartamento che lei e Tende avevano comprato a Holland Park, qualche portone pi avanti della vecchia casa dove abitava ancora Kieran. Ma non sarebbe stata comunque casa sua. In quei giorni, per esempio, Amber faceva la spola tra Londra e Bamako, e Becky non avrebbe avuto un posto tutto per s. Tuttavia a Londra gli affitti erano molto alti e lei, dopo quattro anni, era ancora precaria, per cui le sembrava pi ragionevole restare dai suoi finch non avesse trovato un'alternativa. Senza contare che sua madre era fin troppo felice di riaverla a casa. Becky non aveva mai raccontato ai genitori tutta la verit sull'orribile storia che le era capitata; non si era mai lasciata scappare che gli uomini erano quattro e che avevano infierito su di lei per delle ore. Temeva di non riuscire a reggere il pensiero che la madre sapesse ci che lei aveva passato.
Gir l'angolo e risal lentamente Floral Street verso la stazione del metr. Si sentiva come ricaricata, improvvisamente piena di energia. Godson era l, a Londra... incredibile. Le torn alla mente un'immagine di com'era stata un tempo, grintosa e vivace, sempre pronta a cogliere un'occasione al volo. Ebbe chiare dinanzi agli occhi le differenze tra la Becky che aveva lasciato l'Inghilterra e quella che era tornata e, per la prima volta in quattro anni, ebbe un flash di come avrebbe potuto colmare quello spazio. S'infil nella metropolitana seguendo il flusso della folla mentre sul suo volto si faceva strada un sorriso.
L'appuntamento era per un caff il giorno successivo. Becky rimase ad ascoltare in silenzio quanto era successo a Godson dopo la sua partenza. Non era stato facile. Anche per lui il Deluxe era tutto. Aveva chiuso la galleria, svenduto i pochi oggetti lasciati dai suoi aggressori e fatto del suo meglio per sistemare le questioni economiche in sospeso. Non era stato proprio un successone, comment con una smorfia. Il proprietario del negozio aveva addirittura minacciato di picchiarlo, ma quando si era sparsa la notizia di quello che era successo alla ragazza inglese, la gente aveva iniziato a evitare Godson pensando che potesse essere coinvolto nella faccenda. Il signor Ahmed, il proprietario, aveva ben presto rinunciato a cercare di recuperare l'affitto di due anni mentre Godson si era ritrovato di nuovo senza un lavoro con la differenza che questa volta aspirava a una vita migliore pur sapendo di non poterla avere.
Per un paio d'anni aveva fatto vari lavori, chiedendosi che fine avesse fatto Becky e se lui avesse dovuto tentare di rintracciarla.
Una mattina, circa due anni dopo il fattaccio, aveva incontrato per strada la sua amica, Nadge. S, Becky stava bene, gli aveva riferito. No, non aveva intenzione di tornare. Lo Zimbabwe era stato un esperimento non riuscito. Prima la dimenticavano, meglio era.
Becky aggrott le sopracciglia, indignata. Come faceva a saperlo?
Non ci siamo pi sentite. Mai pi. Come si  permessa?
Be', faceva solo quello che riteneva giusto. C'era gente convinta che tu... noi... non avremmo dovuto farlo, sai. La galleria. Certi hanno pensato che tu abbia avuto ci che ti meritavi.  curioso come questa storia abbia tirato fuori il lato peggiore di ciascuno.
Becky assent lentamente. Cos'ha spinto te, invece, a venire da queste parti?
Da noi le cose non vanno affatto bene.  un gran casino.
Non ne potevo pi. Adelaide ha riportato i bambini da sua madre, al villaggio. Era tutto cos vuoto, sai. Poi mi ha scritto Johnson, mio fratello... un nostro parente che lavora alla High Commission britannica ha detto che poteva farmi avere i documenti.
 costato parecchio ma sono arrivato. Faccio qualche lavoretto qua e l... non sono in regola ma in giro c' un sacco di lavoro.
E mando gi quello che posso. Questo  quanto. Cos  la vita.
Che tipo di lavoretti fai?
Oh, be'... dipende. Di tutto. Pulizie, lavaggio delle auto, manovale.
Qualunque cosa. Non faccio troppo il difficile.
Oh, Godson. Sembra tutto cos diverso da come era prima comment Becky fissando mestamente la sua tazza.
Gi, lo so. Ma la vita  fatta cos, Becky. A volte sei ai vertici, altre no.
Certi giorni mi chiedo se non  stato tutto un sogno.
Tu di che cosa ti occupi? Hai un'altra galleria?
Vuoi scherzare? Faccio la segretaria, quando mi va bene. Il pi delle volte passo il tempo a preparare il t rispose con una risatina. Al momento lavoro per un imprenditore edile. Sono l da sei settimane, un record per me.
E come mai? Ero sicuro che avresti trovato qualcos'altro, una nuova galleria, un negozio. Ragazzi, e io che ti pensavo sempre qui a Londra a fare faville. Che cosa  successo?
Non lo so. Credo di aver perso fiducia. Quando sono rientrata mi sono accorta che qui non c'era l'opportunit di proseguire ci che avevamo fatto noi. E io avevo bisogno di guadagnare qualche soldo. Non potevo continuare a vivere per sempre alle spalle dei miei. Abito ancora con loro e gi questo  abbastanza difficile.
Godson annu. Ti capisco perfettamente.
Sembra incredibile, vero?
Ehi,  la vita. Vedrai che presto troverai qualcosa, salter fuori una proposta.
Dici? Una volta lo pensavo anch'io, ma ora non ne sono pi tanto sicura. Fino adesso non ho trovato niente.
Allora, perch non metti su qualcosa di tuo?
Ci fu un improvviso silenzio. Becky sollev lo sguardo come se stesse riflettendo. Sollev gli angoli della bocca accennando un sorriso. Sai,  esattamente ci su cui sto riflettendo da ieri, quando ci siamo incontrati. Sono quasi ventiquattr'ore che l'idea mi frulla in testa. Riabbass gli occhi sulla tazza. Ci stai?
A far che?
A ricominciare tutto daccapo.
Ehi, Becky, dico... questa volta  diverso. Qui non conosco nessuno. Sono un clandestino, Dio santo.
Be', a quello si pu rimediare. Sto parlando sul serio. Non ho fatto che pensarci.
Ma dove prendiamo i soldi? Voglio dire... dove, come, quando?
 impossibile.
No, non lo . So dove trovare l'aiuto che ci serve. Ho solo bisogno che tu mi dica che sei disposto a riprovarci. Un'altra volta.
Becky aveva gli occhi che brillavano.
Godson scost la sedia e la fiss con uno sguardo in cui lei lesse ammirazione. Erano quasi quattro anni che aspettava di incontrare qualcuno che riconoscesse le sue potenzialit, qualcuno che la considerasse una donna coraggiosa, una che non si arrende.
Ges, Becky... mi stai proprio tentando. Cosa... insomma, dove potremmo sistemarci? L'aveva convinto, ne era certa.
Godson le si avvicin. Stai facendo sul serio? Con me non si scherza, pupa...
Non sto scherzando, giuro! Non so perch non ci ho pensato prima. Stavo seduta qui come in una specie di sogno.  cos semplice. Possiamo farcela, Godson. Ce l'abbiamo fatta una volta e ci riusciremo anche adesso. Oddio, sapevo che il nostro incontro dell'altro giorno doveva avere un senso. Ne ero sicura!
Balz in piedi trangugiando il caff in un sorso e prese la borsa.
Vieni, non perdiamo tempo. Ti spiego che cosa dobbiamo fare...
And dritta da Amber. Aveva preparato un business pian dettagliato: conti economici minuziosi, foto di locali e immobili, proiezioni di cash flout, spese di graphic design; era tutto specificato, fin nei minimi particolari. Amber butt un'occhiata alle cifre prima di alzare lo sguardo sull'amica. Erano sedute nell'ufficio in Montagu Place, quello che per tanti anni era appartenuto a Max. Il sole filtrava attraverso i pesanti tendaggi damascati che Amber non aveva voluto cambiare dopo la morte del padre. Lo studio aveva conservato l'aria seria e maestosa di quando c'era lui.
Sei sicura di quello che fai? le chiese Amber frugando in un cassetto.
Becky la vide prendere un libretto degli assegni. Inspir profondamente e annu. Pi che mai. Se non mi do da fare, non succeder nulla ribatt. Di questo s, sono sicura.
Allora questo  per te disse Amber con grande semplicit compilando l'assegno.
Becky la fiss senza parlare. Grazie esclam quando Amber glielo porse. Non potr mai ringraziarti abbastanza. Te li restituir, Amber... spero che tu lo sappia.
Amber scosse la testa con un sorriso. Non voglio. Sono un regalo. Me l'ha insegnato Max. Agli amici i soldi non si prestano, si regalano. Quando la galleria sar avviata, ci regalerai un oggetto d'arte.
Mentre ripiegava il rettangolino di carta - una cosa tanto piccola dal significato cos immenso - Becky aveva gli occhi lucidi.
Lo infil in borsa e si rivolse all'amica. Grazie, Amber. Davvero.
 un piacere.

104
Solo al pensiero di sedersi alla scrivania del padre di fronte alla sorella, alla quale avrebbe dovuto chiedere dei soldi e un posto dove vivere, Paola si sentiva male. Francesca, abituata da sempre a questi compromessi, le era peraltro di ben poco aiuto.
Hai una figlia, Paola, e questo  quanto. Devi fare qualunque cosa per mettere Alessandra al sicuro. Le allung dei fazzoletti di carta fissandola con durezza. L'ultima cosa che voleva era avere Paola e la nipotina - incredibile, era nonna! - accampate da lei per mesi. Non riusciva ancora a capire come avesse fatto la figlia a mettersi in un tale pasticcio. Non sapeva che suo marito era sterile? Ma andiamo!
Non ce la faccio, mamma piagnucol Paola torturando nervosamente il fazzoletto.
Devi. Su, asciugati gli occhi. Che cosa ti metterai per andare a Londra? Francesca era decisa e pratica. Niente di particolarmente costoso, eh?
Paola distolse lo sguardo con un sospiro. Non poteva credere di essere tornata al punto di partenza, dopo quasi cinque anni. Aveva sposato Otto proprio per non trovarsi mai nella situazione di dover chiedere qualcosa ad Amber, mai pi, e invece, eccola l, con una bambina piccola da allevare, esattamente allo stesso punto.
Era decisamente troppo. Una nuova ondata di lacrime di rabbia minacci di correre lungo le guance. E sua madre era tutt'altro che comprensiva. A dire la verit, Francesca era stata sgradevole fin dalla prima telefonata che Paola le aveva fatto da Monaco avvisandola che l'indomani i giornali non avrebbero parlato che della sua sconfitta. Grazie tante ma non aveva certo bisogno di prediche e lezioni su quanto fosse stata sciocca e sulla vita difficile che la attendeva. Quello che le serviva in quel momento era un sostegno, un po' di attenzione, qualcuno che si occupasse di Alessandra per qualche tempo. Ma Francesca non era una nonna troppo entusiasta, sembrava quasi che rifiutasse quel ruolo.
Che ne dici del completo di Armani, quello dell'anno scorso?
 pratico, semplice, e non da troppo nell'occhio.
Paola la guard sconcertata. Come faceva a starsene l tranquilla a parlare di vestiti mentre la sua vita rischiava di andare a rotoli? S, uno vale l'altro rispose svogliatamente.
Francesca corrug la fronte. Paola disse in tono ostile non c' nessun bisogno di...
Santo Dio, mamma! In questo momento non posso pensare a simili scemenze! Ma lo capisci s o no che la mia vita sta andando a ramengo?
E di chi  la colpa? ribatt prontamente Francesca. Non ti ho insegnato niente?
No, non mi hai insegnato niente! le url Paola scattando in piedi. Gett via la scatola di fazzoletti. Niente! Mi hai sentito?
Non sei stata neanche capace di farti sposare da Max e adesso pretendi di darmi lezioni su...
Paola! grid Francesca. Basta cos!
Hai assolutamente ragione, basta cos! Usc di corsa dalla stanza sbattendosi la porta alle spalle.
Francesca rimase immobile al suo posto, con le guance in fiamme, mentre in lontananza Alessandra cominciava a piangere. Prese una sigaretta con mano tremante. Come si permetteva Paola di parlarle in quel tono?
In quella che era stata la sua camera, con il vecchio tavolino da toeletta e le tende di pizzo, si ripet una scena accaduta vent'anni prima: Paola, riversa sul letto, batteva i pugni sul copriletto di
seta. L'unica differenza fu che il pianto di Alessandra proveniente dalla stanza in fondo al corridoio la costrinse ad alzarsi, a riavviarsi i capelli e a fare un respiro profondo prima di andare a consolarla.
Questa volta c'era qualcun altro a cui pensare, qualcuno con delle esigenze pi importanti delle sue. Corse da Alessandra rimproverandosi di averla svegliata sbattendo la porta. Era una bambina nervosa e sensibile, senza dubbio a causa dello scompiglio dell'ultimo anno. Nel prenderla in braccio per tranquillizzarla, Paola si rese conto di non avere davvero altra scelta. Sarebbe morta piuttosto che far soffrire Alessandra e in quel momento, senza casa, senza soldi e senza una fonte di reddito, non le rimaneva che cospargersi il capo di cenere davanti ad Amber. Il completo nero di Armani. Avrebbe chiesto a Francesca di tirarglielo fuori.
Seduta al di l del piano di ciliegio e cuoio, Amber fissava la sorella in silenzio. Erano quasi quattro anni che non si vedevano e la trov improvvisamente invecchiata. Gli occhi e le labbra erano contornati da piccole rughe, ma il seno che aveva tanto ossessionato Amber quando erano adolescenti era ancora sodo, nascosto dal completo discreto e alquanto severo che non era certo tipico dello stile di Paola. Doveva essere stata una scelta di Francesca, si disse Amber. La sorella sembrava una via di mezzo tra una vedova sofisticata e una dinamica donna in carriera, due ruoli che non si addicevano affatto a Paola. Per la prima volta, inoltre, la sua carnagione non aveva il colorito dorato che l'aveva contraddistinta per tutta la vita. Paola era sempre stata l'immagine personificata della ricchezza: abbronzata, magra, ben vestita, annoiata...
Amber ricord con un mezzo sorriso una collana che aveva portato per qualche mese. "Sono ricca" proclamava fra oro e diamanti, nel caso a qualcuno fosse sfuggito. Durante un weekend a Casa Bella, Max gliel'aveva strappata dal collo e l'aveva gettata dalla collinetta. Ma erano altri tempi. La donna che aveva di fronte in quel momento era pallida e tirata, con i lineamenti del volto contratti. Qualunque cosa le fosse successa negli ultimi mesi, doveva esserle costata parecchio.
Amber si raddrizz sulla sedia e si sporse leggermente per aprire la cartellina che aveva davanti a s. Senti, Paola, so benissimo quanto sia difficile per te e non intendo rendere la situazione ancora pi penosa ma... queste cifre sono una follia. Dico, ventimila sterline al mese? Molta gente non le vede in un anno.
Ma ho una figlia esclam Paola.
E io ne ho tre e ti posso assicurare che non mi costano ventimila sterline al mese.
Tu hai un marito continu la sorella scandendo le parole.
Io sono sola.
Lo capisco. Tuttavia non posso accettare questa richiesta.
Cinquemila sterline  una cifra pi ragionevole, a voler essere generosi.
Generosa, tu? La voce di Paola si era fatta pi acuta.
Amber sospir. Erano in quella stanza da neanche mezz'ora e gi si cominciava a percepire una certa tensione. Paola, ti sto facendo omaggio di Casa Bella. Te la regalo. Naturalmente ci sono dei vincoli, cio non la puoi vendere o modificare senza l'approvazione del consiglio...
E chi fa parte del consiglio? Tu?
S, tra gli altri. Amber non voleva farsi coinvolgere in una lite con la sorella. Ce la stava mettendo tutta per restare calma, ma sent un nervo contrarsi. Aveva dimenticato quanto Paola potesse essere ostinata ed esasperante.
Facciamo diecimila propose con aria imbronciata.
Come ti ho appena detto ti verser un assegno mensile di cinquemila sterline che dovranno bastare per le tasse, il mantenimento e qualsiasi altra spesa tu voglia fare. L'istruzione di Alessandra sar garantita da un fondo controllato dalla fondazione. Al compimento del diciottesimo e del ventunesimo anno di et, erediter una somma forfetaria, esattamente come i miei figli.  giusto cos, Paola...
assolutamente equo.  pi di quanto guadagno io lavorando.
Oh, certo, tu lavori, cara la mia brava Amber. Be', avrei potuto lavorare anch'io, peccato che nessuno mi abbia mai ritenuta in grado di farlo.
Paola, queste sono sciocchezze e lo sai benissimo. La pazienza di Amber era al limite.
Non sono sciocchezze! Max ha sempre pensato che quella brava fossi tu. Ti hanno mandato nelle scuole migliori, mentre io sono stata mollata a Casa Bella senza un cane che venisse a controllarmi i compiti o che mi chiedesse come andavo a scuola.
Sulle guance di Paola si accesero due macchie rosse. Che fosse o no la verit, non c'erano dubbi che lei ci credeva fermamente.
Amber scosse il capo. Non hai capito niente. Tu eri quella carina, sempre interessata ai vestiti e ai ragazzi piuttosto che ai libri. Tu avevi Max tutti i weekend, noi molto pi raramente.
Non era mai a casa sbott alla fine
Stronzate! esclam Paola alzandosi in piedi e guardando la sorella dall'alto.  proprio da te! Sei sempre convinta di sapere tutto. Con che coraggio mi vieni a dire come stavano le cose?
Non sai un fico secco di me! 
E tu sai ancora meno della mia vita! url Amber scostando la sedia e alzandosi a sua volta. Poi afferr la scrivania con entrambe le mani. Tu e il tuo egoismo del cazzo, Paola. Sei sempre stata cos. Prendi quello che ti va, quando ti va, e te ne sbatti di chiunque altro...
Io me ne sbatto? Tu, piuttosto, sei cos presa da te stessa da non riuscire neanche a vedere che cosa ti succede intorno. Lo sai che Kieran ti odia? Lo sai? Amber impallid. Hai passato tutta la vita a leccare i piedi a Max senza concedere una sola opportunit agli altri, sempre a rubare la scena... e adesso mi vieni a dire che sono egoista!
Smettila disse Amber in tono pacato. Finiamola qui.
Perch mai? Perch  la verit? Non hai mai potuto sopportare la verit, giusto? E ti atteggiavi anche a fare la grande giornalista, sempre in cerca della verit. Non l'avresti riconosciuta nemmeno se te l'avessero sbattuta in faccia, piccola stronza intrigante.
Fuori di qui. Amber alz la testa e fiss la sorella con gli occhi ridotti a due fessure. Esci immediatamente dal mio ufficio.
Non  neanche tuo.  di Max, capito? Di Max! Non  tuo grid Paola.
Amber ud Jamice, la sua segretaria, scostare la sedia al di l della porta ed esitare, chiedendosi che diavolo stesse succedendo.
Questo  il mio ufficio, Paola. Sei venuta qui per supplicarmi di darti dei soldi, ricordi? Sei stata tu a cercarmi. Adesso vattene prima che cambi idea e ti rispedisca a Roma senza un centesimo.
D'accordo. Sei sempre stata una tale prepotente. Ebbene, puoi riprenderti i tuoi soldi del cazzo e andartene all'inferno, Amber.
Anche Alessandra  nipote di Max, sai? Vedremo che cosa dir un avvocato in proposito! Afferr la borsa e usc travolgendo quasi Janice e chiudendo la porta d'ingresso con tale veemenza da far cadere un vaso di serenelle e foglie di palma.
Dopo che se ne fu andata, nella stanza cadde un profondo silenzio.
Attraverso la porta del suo ufficio, che era rimasta aperta, Amber vide Janice fissarla a bocca aperta. Scontri simili erano piuttosto rari negli uffici della Sall Inc. Chiese alla segretaria di chiudere la porta e di lasciarla sola. Poi si sedette, respirando affannosamente. Lei e Paola non si erano mai scontrate in quel modo. Amber aveva sempre cercato di evitare la tempesta, e non c'era da stupirsene: Paola era fuori di testa. Come poteva accusarla di essere un'egoista? Le stava offrendo una casa in uno dei posti pi belli del mondo, un assegno mensile, la garanzia della migliore istruzione per sua figlia... e Paola continuava a dipingerla come un'egoista? Scosse la testa, offesa.
Ehm... si sente bene, signora Ndiaye? chiese Janice affacciandosi titubante sulla soglia.
Amber annu. S,  tutto a posto... grazie. Mi chiama Clive per favore? Gli dica che tra una decina di minuti vorrei andare a casa.
Janice assent con aria comprensiva e chiuse la porta.
Amber espir profondamente, si alz e and a sedersi sul divano.
Sul tavolino accanto c'era una foto in bianco e nero di Max. La prese e mormor: Guarda in che situazione
mi hai lasciato. Gli occhi del padre la fissavano, assenti. Adesso toccava a lei. Avrebbe dovuto decidere che cosa fare e in che modo. Era per quello che Max le aveva lasciato tutto. Si sent di nuovo schiacciata dal peso del suo retaggio. Le parole di Paola l'avevano ferita pi di quanto fosse disposta ad ammettere.
Kieran la odiava? Perch? Le tornarono alla mente i ricordi della loro infanzia. Non riusciva a risalire con precisione a quando fosse stato deciso che Kieran era quello debole; per quanto ne sapeva Amber, era sempre stato cos. Ogni volta che Max e Angela litigavano, quando le voci si alzavano troppo, era lui che piangeva, che non reggeva e doveva essere consolato. Lei era quella forte, lo era sempre stata. Che cos'aveva detto Paola?
Che lei rubava sempre la scena. Non era vero. Kieran non aveva mai voluto brillare. Tutti, compreso lui stesso, dicevano che era solo troppo pigro. Era diventata quasi la barzelletta di famiglia: ad Amber riusciva tutto bene e a Kieran assolutamente niente. Rimise lentamente la cornice al suo posto e si appoggi ai cuscini. Sentiva che stava per piangere. Be', non era stato uno scherzo. Senza volerlo, Paola aveva toccato un nervo scoperto e forse non aveva tutti i torti a proposito di Kieran. Amber aveva sempre lottato strenuamente per entrambi, tanto da non lasciare a lui alcuna possibilit. Se si era sempre sforzata di compiacere Max, poteva essere che l'avesse fatto per rimediare alla delusione che il padre aveva provato nei confronti di Kieran? E magari cos facendo aveva reso impossibile che il fratello prendesse il posto di Max. Non c'era da meravigliarsi che lui la odiasse. Dal punto di vista di Kieran, lei non era la sorellina forte e determinata che si era sempre creduta, ma piuttosto una concorrente dispotica ed egoista proprio come l'aveva descritta Paola. Le lacrime sgorgarono improvvisamente. Moriva di vergogna per le sconfitte di Kieran: il locale, la storia con Paola, la consapevolezza di aver deluso il proprio padre... Si nascose il viso tra le mani e pianse, per se stessa e per lui. Cosa poteva fare per sistemare le cose tra loro? Dopo tutti quegli anni, come avrebbe affrontato il discorso?
Ud un altro discreto toc toc alla porta. Era Janice. Clive la stava aspettando. La donna non aggiunse altro ma, prima di richiudere la porta con delicatezza, avvicin una scatola di fazzoletti di carta.
Non riesco ancora a riprendermi disse quella sera al telefono a Tende. Sentiva il bisogno di raccontargli i fatti della giornata anche se il marito non era la persona pi adatta ad ascoltarla. Lo sent sospirare. La pazienza con Kieran e Paola lui l'aveva persa quasi il giorno stesso in cui li aveva conosciuti. Le ripeteva sempre che non capiva come quei due potessero essere figli di Max.
Ce la farai. Come stanno i bambini? chiese con voce tesa.
Bene. Dormono, spero. Tu, tutto a posto?
S, sono solo stanco.  stata una giornata faticosa. Qualche problema di palazzo. Adesso non posso parlare.
Perch? Che cosa sta succedendo? Amber si preoccup.
Tutta quella cautela non era da lui. D'un tratto gli eventi della mattinata le sembrarono lontanissimi, persino un po' sciocchi.
Niente.  meglio che vada, ti sto telefonando dall'ufficio. Ci sentiamo pi tardi da casa, d'accord?
Okay. Ma chiamami, hai capito? In questi giorni  difficilissimo raggiungerti.
Lo so. Riappese.
Amber rimase seduta sul bordo del letto, mordendosi un labbro.
Che giornata. Non ci teneva proprio a fare il bis. Si chiese dove fosse andata Paola. Probabilmente era tornata a Roma.
Avrebbe senz'altro avuto presto sue notizie dirette o tramite i suoi avvocati. Amber per era pi preoccupata di dover affrontare Kieran.
Si abbandon fra i cuscini con un libro ma era talmente stanca che dopo un paio di minuti le parole cominciarono a perdere chiarezza e significato. Decise di lasciar perdere, si rannicchi sotto il piumone e nel giro di qualche minuto piomb in un sonno profondo.
Non sapeva bene che cosa fosse stato a svegliarla. Il telefono? Si sedette di scatto nel letto, disorientata. Sul comodino, la lampada era ancora accesa e la radio ronzava sommessamente. Si diede un'occhiata: era completamente vestita. Doveva essersi addormentata mentre leggeva. Fiss il telefono. Aveva squillato?
Guard l'ora, erano quasi le quattro. Le cinque a Bamako. Sollev la cornetta e fece il numero. Le numero que vous avez demand n'est pas valable. Veuillez accrocher et rpter. Le numro...
Riagganci. In quei giorni era sempre pi difficile chiamare Bamako. Fece ruotare le gambe e si sedette sul bordo del letto chiedendosi se non fosse il caso di andare a controllare i bambini. Liya aveva il sonno molto leggero e si sarebbe sicuramente svegliata.
Si allung dall'altro lato del letto e cerc di sintonizzarsi su Radio France. La ascoltava volentieri, era un modo per sentirsi a casa. Le note familiari della sigla del giornale radio attirarono la sua attenzione. Si sporse verso l'apparecchio e alz leggermente il volume. Bonsoir, ici Radio France  Paris. Les nouvelle?,  quatre heures au matin.  minuit ce soir, il y a quelque heures, il y avait un coup d'tat dans l'ancienne colonie franaise, Mali. Amber fiss la radio. Un colpo di Stato in Mali? Il cuore cominci a batterle all'impazzata. Risollev il ricevitore e compose il numero con le dita tremanti. "Signore... ti prego, no..." Ecco perch Tende le era sembrato cos preoccupato. "Ti prego, Signore... per favore."
Prov sul cellulare, in ufficio, a casa, compose tutti i numeri di telefono che le venivano in mente. Dopo un quarto d'ora di inutili tentativi, afferr la borsa e apr la Filofax. Lassana poteva sapere qualcosa. Ud dei passi in corridoio; uno dei bambini si era svegliato. Amber deglut sperando che il panico che provava non le si leggesse sul viso. Un colpo di Stato, la cosa che Tende temeva di pi. Mentre sentiva gli squilli all'altro capo del telefono, a Ginevra, allung una mano verso Liya e Sibi. "Ti prego, Signore, fa' che non gli sia successo niente." Non aveva mai provato tanta paura in vita sua.

105
A Tende bast sentire il rumore dei carri armati sul Boulevard de la Paix per capire che stava succedendo qualcosa di grave. Si stava recando con l'auto ministeriale verso il palazzo presidenziale per una riunione nel tardo pomeriggio con il presidente quando un boato sordo fece tremare la terra.
Cos' stato? chiese a Majid mentre svoltavano in Avenue de la Libert.
Majid si strinse nelle spalle. Non lo so.  tutto il giorno che in citt c' un viavai di militari. Delle esercitazioni, n'shallah.
Tende guard in lontananza. Tre carri armati avanzavano minacciosi lungo Avenue de l'Independence... che diavolo stava succedendo? In centro non si tenevano mai esercitazioni militari.
Qualcosa stava bollendo in pentola. Guard di nuovo Majid e l'orologio sul cruscotto: le sette meno un quarto. La citt era quasi avvolta nell'oscurit, automobili e pedoni circolavano tranquillamente e tutto sembrava normale. Accendi la radio, per favore chiese a Majid.
Era preoccupato. Sebbene la notizia fosse stata tenuta nascosta alla popolazione, qualche mese prima l'esercito aveva scoperto due piani abbastanza seri e ben organizzati per rovesciare il governo. Parecchi dei giovani ufficiali coinvolti erano stati arrestati, ma alla vigilia del varo delle riforme economiche del governo le agitazioni si erano estese a macchia d'olio. Le esperienze dei paesi vicini come il Burkina Faso e il Ghana avevano insegnato che l'unica soluzione era avere un leader carismatico e ben armato... a quel punto non poteva succedere nulla. Grazie a Dio i suoi genitori si trovavano all'estero. Una settimana prima avevano accompagnato Kadi e i suoi figli a Ginevra da Lassana.
Sapeva che l'altra sorella e il marito erano al sicuro. Non venivano assolutamente collegate con il governo. Erano in pochi a sapere, infatti, che Amana Keita era la figlia di Ibrahim Ndiaye o, detta altrimenti, che Tende Ndiaye era suo fratello.
Non riesco a sintonizzarmi, signore. Majid cominci a saltare da una stazione all'altra: Radio Bamakan, Pulsar fm, Radio Libert, Radio Kadira. Non si udiva altro che un inquietante gracchiare pieno di interferenze. BBC World e Radio France trasmettevano invece normalmente. Era un brutto segno.
Tende non attese oltre. Era una delle prime mosse classiche degli ufficiali che preparavano un colpo di Stato: isolare i centri della comunicazione. Fortunatamente per chiunque stesse dietro a tutto questo, Bamako aveva un'unica emittente. Lui cap al volo cos'era successo. Fermati, Majid. Subito. Majid obbed.
Tende si guard attorno. Sapeva di avere solo qualche ora prima che si scatenasse l'inferno. Se l'esercito aveva messo sotto controllo i centri di radio e televisioni, anche l'aeroporto doveva essere chiuso. Sorvegliare l'etere e le vie di fuga... conosceva la lezione. Apr la portiera. Majid, ascoltami bene. Riporta la macchina in ufficio. Se qualcuno ti dovesse fermare o chiederti dove sono, devi dire che mi hai lasciato al palazzo. Capito?
Lascia l la macchina e prendi un taxi. Ci troviamo al Sanza Bar sulla Koulikoro. Dammi due ore di tempo. Avremo bisogno di una macchina col serbatoio pieno. Pensi di farcela?
Majid annu. Aveva lavorato quasi sempre al servizio della famiglia Ndiaye e la situazione gli era chiara.
Tende si alz, chiuse con violenza la portiera e guard Majid ripartire a tutto gas. Appena vide un taxi, lo ferm e salt a bordo.
Come ministro degli Esteri, di l a un'ora si sarebbe trovato in casa i militari che appoggiavano il colpo di Stato. Nell'abitazione
c'era un telefono, un cellulare con un numero francese. Se avesse fatto in tempo a prenderlo, avrebbe potuto chiamare Amber e cercare di stabilire un contatto. Nelle prime ore del mattino le notizie del golpe si sarebbero diffuse anche in Francia, se non era gi accaduto, e Amber sarebbe impazzita.
Chiese al tassista di lasciarlo a un incrocio vicino a casa. Scese dall'auto e diede un'occhiata alla via: la situazione era tranquilla.
Si avvi per strada, allentandosi la cravatta e osservando le case intorno. Mohammed, la sentinella, era al suo solito posto davanti all'edificio. Sollev lo sguardo verso Tende, chiedendosi probabilmente che cosa ci facesse l il suo capo a quell'ora. Tende gli si avvicin. Di recente si era presentato qualcuno a casa?
Mohammed scosse il capo, fissandolo. Tende varc il cancello e si mise a correre col cuore in gola. Come qualunque altro funzionario statale eletto democraticamente, sapeva benissimo che situazioni come quella potevano sfuggire al controllo con estrema facilit. Nella societ del Mali, l'esercito era sempre stato un fattore imprevedibile. Il paese aveva conosciuto una discreta serie di colpi di Stato: nel 1968, un tentativo nel 1971 seguito da un altro nel 1978; e poi di nuovo nel 1982. Per tutti gli anni Novanta aveva serpeggiato un malcontento che minacciava la stabilit del governo Konar nel quale adesso lui sedeva.
Corse in camera da letto chiedendosi dove Amber potesse aver messo il telefono. Sollev l'apparecchio di casa: muto. Le comunicazioni all'interno del paese dovevano essere gi state interrotte.
Il suo stesso cellulare non dava alcun segnale. Evidentemente erano riusciti a raggiungere in qualche modo la sede del gestore telefonico. Si sarebbe detto che rispetto agli ultimi tentativi quella volta l'organizzazione fosse migliore. Apr di scatto i cassetti del comodino. Niente. In uno dei cassettoni del salotto c'erano qualche centinaio di dollari che lui teneva l per ogni evenienza. Mentre si spogliava torn in salotto e tir un cassetto.
Eccola! La busta era l. La strapp con decisione. Conteneva ben pi di qualche centinaio di dollari, erano quasi duemila, in biglietti da cinquanta. Ottimo. Apr gli altri cassetti... dov'era il telefono? Dove poteva averlo messo Amber? E il caricabatteria? Sarebbe stato scarico: l'ultima volta che lo aveva usato era stato durante il viaggio a Parigi, almeno sei mesi prima di allora.
Richiuse tutti i cassetti mentre l'agitazione dentro di lui cresceva.
Corse di nuovo in camera da letto e spalanc l'armadio.
Tir fuori un lungo bou'bou e un copricapo. Avrebbe dovuto disfarsi del completo da uomo d'affari e vestirsi in modo da dare il meno possibile nell'occhio. Fece tappa in bagno per radersi in tutta fretta il pizzetto. Prese dall'armadietto anche una confezione di lenti a contatto e la infil tra le pieghe dell'abito con la busta dei soldi e il passaporto. Non appena avesse trovato un passaggio per lasciare la citt, si sarebbe sbarazzato degli occhiali.
Il telefono... il telefono. Dove l'aveva messo Amber? "Rifletti, Tende... rifletti!" Qual era un posto dove poteva lasciarlo? Si ferm... il suo studio. Le sue cose le metteva sempre l. Attravers la casa. La vista di tutti quei mobili e dei begli oggetti lo colp.
Le foto dei bambini, di Amber, i quadri che avevano scelto insieme per appenderli in determinati punti sulle pareti bianche.
I mobili che Amber si era fatta fare dagli artigiani locali seguendo lo stile classico europeo erano in perfetta armonia con i pezzi africani e maliani. I cuscini che arrivavano dal Congo, la splendida striscia lucente che ornava la credenza in legno chiaro di betulla che aveva preso in Spagna... Tende deglut. Quando li avrebbe rivisti? Nel giro di appena un'ora tutta la sua vita era stata rovesciata. Sapeva che era meglio non pensarci. In quei casi, contava solo uscirne vivi, tutto il resto perdeva importanza. Entr nello studio. Il cellulare era nella sua scatola con i due caricabatteria, per la casa e per l'automobile. Recit sottovoce una preghiera per ringraziare Allah e l'organizzatissima Amber. Poi s'infil il pacchetto nelle ampie tasche dell'abito e si allontan da quanto aveva di pi caro.
Rimase in attesa al Sanza Bar per quasi un'ora. Di Majid non c'era traccia. Pur in mancanza di annunci ufficiali, tra la gente cominciavano lentamente a circolare notizie sul colpo di Stato.
Agli angoli delle strade si raccoglievano capannelli di persone che cercavano di captare qua e l qualche informazione su ci che stava succedendo. Sembravano tutti agitati. Le stazioni radio erano ancora misteriosamente silenziose. N Radio France n
BBC World avevano ancora lasciato trapelare alcunch. Tende, con indosso il suo lungo abito azzurro, si manteneva a una certa distanza tastando nervosamente i pacchetti nascosti nelle tasche.
Stava quasi per rinunciare e prendere un taxi, quando vide Majid arrivare a bordo di una vecchia Peugeot 504, un cimelio degli anni Settanta.
Tende fiss l'auto sbalordito. Con tutto il fumo e il vapore che buttava fuori, non aveva proprio l'aria di essere in grado di condurli al confine del Burkina Faso, com'era nelle intenzioni di Tende. Le gir intorno perplesso.
Majid lo guard attraverso il vetro. Si fidi, signore esclam intuendo i timori di Tende. Venga, andiamo. Non c' tempo da perdere.
Tende apr la portiera dal lato del passeggero e sal a bordo.
Spieg velocemente la strada a Majid tirando fuori il caricabatteria e inserendolo nella presa dell'accendisigari. Con sua grande gioia, l'aggeggio emise un flebile hip e cominci a fare il suo dovere.
Prima di tentare di mettersi in contatto con Amber, preferiva allontanarsi dalla citt. Non si poteva mai sapere chi avrebbe potuto essere all'ascolto. Majid ingran rumorosamente la marcia e si avvi. C'era parecchio traffico; un punto a loro favore, si disse Tende mentre si facevano faticosamente strada verso la periferia.
Avrebbe avuto meno probabilit di essere notato dai soldati che erano sicuramente di pattuglia ai posti di blocco lungo i confini della citt. Chiuse gli occhi sforzandosi di non pensare a ci che sarebbe successo se li avessero fermati.
Uscirono dalla citt senza troppi problemi. Lungo la strada avevano effettivamente incontrato posti di blocco e barriere. Tende aveva scelto uno dei percorsi pi lunghi per lasciare il paese.
Il Burkina Faso si trovava ad almono due giorni di macchina da Bamako e Majid si domandava come mai non avessero puntato
direttamente a sud verso la Guinea. Tende, sapendo che l'altra strada sarebbe stata la scelta pi ovvia, aveva scelto il percorso meno prevedibile.
Proseguirono verso est in direzione di Koulikoro. Da l, avrebbero fatto rotta su Sgou per poi continuare fino al confine su strade di latrite. Dopo averlo oltrepassato, si sarebbero diretti a Ouagadougou per imbarcarsi finalmente su un volo per Parigi.
Questo, almeno, era il programma che, come lui era perfettamente consapevole, avrebbe potuto subire variazioni in ogni momento.
Si alternarono al volante; Majid guid per qualche ora, poi lasci il posto a Tende e schiacci un sonnellino sul sedile posteriore.
Durante una sosta a Koulikoro per mangiare qualcosa, sentirono che la notizia del colpo di Stato a Bamako era ormai giunta fin l. La strada era deserta per chilometri e chilometri e, a mano a mano che avanzavano verso nord, la vegetazione verde scuro del paesaggio attorno alla capitale lasciava il passo a un marroncino polveroso. In quella zona gli alberi erano radi e i fari illuminavano un paesaggio piatto e brullo con qualche villaggio.
Di tanto in tanto Tende controllava il telefono; cos lontano da Bamako non c'era campo. Per poter chiamare avrebbe probabilmente dovuto aspettare di raggiungere Ouagadougou.
Quando inizi ad albeggiare nella regione di Sgou, not che la recente siccit aveva lasciato la terra povera e arida. Anche questo evento aveva comportato notevoli difficolt economiche.
In un paese dove l'ottanta per cento della popolazione viveva dei proventi dell'agricoltura, un anno particolarmente negativo per il raccolto era sufficiente per portare alla luce i conflitti. I piatti profili dei campi di riso attorno alla citt di Sgou erano la testimonianza dei grandi progetti delle potenze colonizzatrici; Tende non ricordava bene i particolari del sogno di un ingegnere francese di trasformare il deserto in una risaia. La delta morte era stata creata grazie all'aiuto di un'enorme diga a Markala, a una quarantina di chilometri a sud di Sgou. Come molti degli altri grands projets di allora, a causa di fallimenti nella gestione e della scarsit di manodopera, aveva avuto un avvio difficoltoso. Tuttavia il sogno di un deserto fertile continuava a resistere. Max era stato vittima della stessa visione romantica ma, fortunatamente per lui - e per Tende -, il suo progetto aveva funzionato.
Giunti nella cittadina di Bla, si spinsero ancora verso nord.
Avrebbero proseguito lungo la strada per Svar, poi di nuovo a est fino a Bandiagara e da l attraverso la leggendaria terra dei Dogon avrebbero raggiunto la citt di confine di Koro. Tende, non avendo idea di quanto fossero presidiati i confini, non sapeva ancora come avrebbero fatto a passare la frontiera. Il tragitto attraverso le pianure di Bandiagara fino alla regione in cui le popolazioni dei Dogon avevano costruito le loro belle case simili a caverne era fantastico nella luce di mezzogiorno. Davanti a loro si snodava, scura e piatta, una strada da cui partivano, come ruscelli di un grande fiume, sentieri rossastri scavati dai passi dell'uomo e ?dai rari veicoli che ogni tanto tagliavano fra sterpi e arbusti. Quando attraversavano i villaggi dai nomi sempre meno familiari - Tgourou, Djiguibombo, Teli, Kombol -, il copione era sempre lo stesso. In prossimit del paese cominciavano a vedersi le prime persone; c'era chi gironzolava, chi spingeva la bicicletta, alcune donne che reggevano sulla testa la legna per il fuoco mentre gli uomini si aggiravano con zappe e coltelli tra le misere fattorie sorte attorno ai poveri insediamenti. Al passaggio dell'auto, le madri si stringevano i figlioletti contro le variopinte gonne pagne e i ragazzi li schernivano tirando sassolini e semi di mango. Per strada circolavano poche macchine. Di tanto in tanto passava qualche motorino o una moto, con il vecchio motore che protestava, ma di carri armati o camion pieni di soldati non c'era traccia. Per la prima volta da quando avevano lasciato Bamako, Tende cominci a rilassarsi.
Partirono da Djiguibombo alle due del pomeriggio, col sole a picco. Il cielo era bianco, sbiadito dall'afa. Qua e l, nella vasta savana che si perdeva a vista d'occhio, spuntavano le enormi sagome di goffi baobab. Era tutto giallastro, arido. Un paio di chilometri a sud della citt, il paesaggio cambi all'improvviso
rivelando i confini dell'altipiano e aprendosi sulle pianure sottostanti del Burkina Faso.
Non manca molto disse con calma Tende a Majid quando si fermarono per darsi il cambio.
L'uomo annu. Avrebbe lasciato Tende a Ouagadougou per riprendere subito il viaggio di mille chilometri che l'indomani lo avrebbe ricondotto a Bamako. La sua famiglia era rimasta in citt e per lui era impensabile non tornare a casa. Durante il lungo viaggio notturno i due avevano scambiato poche parole; come per un istintivo pudore, Majid aveva compreso i timori che si avvicendavano nella mente di Tende. Aveva preferito dunque concentrarsi sulla guida della piccola Peugeot e lanciarla alla velocit massima che poteva raggiungere; meno tempo ci mettevano e meglio sarebbe stato per tutti. Ogni cento chilometri circa, mormorava una preghiera. I ni c. Grazie.

106
Madeleine fu la prima ad apprendere la notizia. Il suo telefono aveva squillato alle sei e un quarto. Amber parlava tra le lacrime.
Mentre la ascoltava, a Madeleine sembr di essere catapultata indietro nel tempo e cap immediatamente il terrore che doveva provare l'amica. Senza staccarsi dal telefono, si alz dal letto e accese il televisore in camera da letto tenendo il volume al minimo per non svegliare Peter. I canali inglesi non dicevano niente del Mali, evidentemente la situazione non era abbastanza seria perch la BBC ne desse notizia.
Non ti agitare, Amber, stai calma. So quanto  difficile. I bambini lo sanno?
No... Sibi ha capito che qualcosa non va. Ho appena parlato con i genitori di Tende che sono a Ginevra da Lassana. Suo padre ha gi ricevuto un paio di telefonate da Bamako. A quanto pare  stato un giovane ufficiale dell'esercito. Ha dalla sua gli ufficiali pi giovani. Due nostri conoscenti sono gi stati uccisi.
Ges, Madeleine, mi sembra di impazzire.
Ti capisco... senti, avviso l'ospedale e vengo da te con Peter.
Hai bisogno di avere qualcuno vicino. Tua madre  rientrata?
No,  a casa. Si farebbe prendere dal panico e turberebbe i bambini. Tra quanto pensi di poter essere qui?
Tra mezz'ora. Madeleine riagganci il telefono e fiss lo schermo che mandava bagliori silenziosi. Povera Amber. Madeleine sapeva che cosa poteva succedere - ed effettivamente spesso accadeva in situazioni simili: confusione, mancanza di comunicazione tra il comando centrale e gli avamposti, gente che perdeva la testa...
non era proprio il caso di pensarci. Si alz e si infil un paio di jeans e una maglietta. Si lav rapidamente i denti e poi and a svegliare Peter. Fortunatamente suo figlio adorava Sibi e Liya e persino il piccolo Ked. Peter si dest in un attimo, con gli occhi che gli brillavano per l'eccitazione. Madeleine lo vest, gli fece mangiare qualcosa e nel giro di poco usc di casa, come promesso.
Si ferm sulla soglia dell'appartamento londinese di Amber pregando che nelle ventiquattr'ore successive andasse tutto bene.
Subito dopo arriv Becky, col fiatone. Si era precipitata non appena Amber l'aveva informata. La BBC aveva ormai dato la notizia.
Amber le fece accomodare in soggiorno, zitte e concentrate, col compito di non lasciarsi sfuggire le poche informazioni che venivano fornite. Venne citato persino Tende, il giovane e carismatico ministro degli Esteri che aveva sposato la figlia di Max Sall, il defunto finanziere miliardario. Quando sul teleschermo apparve un'immagine della coppia, sul viso di Amber guizz un nervo. Becky si volt senza trovare il coraggio di parlare e, quando dallo studio si ud lo squillo del telefono, Amber fece un balzo e scomparve. Le due amiche si guardarono, incapaci di credere a quanto stava succedendo.
Pensi che stia bene? chiese Becky dando voce alla frase impronunciabile.
Madeleine si morse un labbro. Non lo so. Lo spero. Se c' qualcuno in grado di cavarsela in una situazione del genere  proprio Tende. Ma vai a sapere... pu succedere di tutto.
Becky torn a guardare il televisore. Stavano dando i risultati delle partite. Fiss lo schermo incredula.
Amber torn nella stanza con gli occhi rossi. Scosse la testa: nessuna notizia. Era un parente che la chiamava da Parigi. Nessuno sapeva che cosa dire. Secondo la madre di Tende, che aveva
gi vissuto quattro colpi di Stato, l'unica cosa da fare era aspettare.
Aspettare che finisse. Farsi fuori a vicenda non  nel nostro stile le aveva detto al telefono da Ginevra. Sono pi propensi ad arrestare che a uccidere. Prega per lui. Amber aveva riagganciato, senza riuscire a ribattere. Pregare?
Le tre amiche si guardarono mentre nella sala dei giochi i bambini urlavano; per Ked era quasi ora di mangiare. Ben presto si sarebbe stabilita una specie di routine. Amber si pass le mani fra i capelli in un gesto di frustrazione e impotenza, poi fece un profondo respiro. Se ci fosse stato un modo per contattarla, Tende l'avrebbe trovato. Forse la signora Ndiaye aveva ragione. Pregare era davvero l'unica cosa che potessero fare. Non fece in tempo ad aprir bocca che il telefono squill di nuovo. Si precipit nell'altra stanza a rispondere.
Erano quasi arrivati nel piccolo villaggio di Koporo-Kenie-Na.
Majid era al volante e Tende sonnecchiava a intervalli al suo fianco. Erano passate da poco le tre. Il sole aveva iniziato la sua lenta discesa dallo zenit in quel soffocante cielo bianco. All'orizzonte si apriva uno squarcio limpido di un azzurro intenso. Era l'ora del giorno che Tende amava di pi: fra le tre e le quattro del pomeriggio, quando le ombre si allungano e il cielo acquista colore e profondit. Il paesaggio circostante, dove la terra rossastra era alla merc dei coltelli dei contadini e ogni strada era uno squarcio tra rocce e sterpaglie, il terreno cominciava ad assumere un colore dorato. Nel villaggio si radunavano gruppetti di persone: le donne avevano i capelli acconciati in quelle rigide trecce che in citt non si portavano pi e gli uomini, dignitosi e stupiti, sedevano su vecchie biciclette e salutavano con un cenno della mano la macchina che li oltrepassava lasciandosi dietro una nuvola di polvere e fumo. Piccoli tavoli messi insieme alla meglio costellavano come sentinelle solitrie la strada di ghiaia; mucchi di pomodori maturi, enormi caschi di banane verdi portati con i carri da Burkina, a sud; montagne di pesci essiccati che i commercianti si trascinavano dal fiume Bani, a settantacinque chilometri di distanza. Quando, ogni tanto, Tende apriva gli occhi queste immagini lo colpivano come se fosse stato un turista in giro per il paese, senza fretta e con altre priorit.
Le condizioni sempre pi precarie della strada costringevano Majd a rallentare. Davanti a loro sbucavano grandi pietre e radici come se un attrezzo particolarmente pesante transitando avesse rovinato il sentiero.
La strada svoltava verso sinistra e sulla curva c'era un enorme baobab, una goffa pianta con un tronco enorme. All'improvviso lo videro. C'era un camion pieno di soldati. Majid stratton bruscamente Tende per svegliarlo. Era troppo tardi per tentare qualunque altra manovra che non fosse rallentare e avanzare a passo d'uomo. Ai bordi della strada ci saranno stati dieci o quindici soldati. Il camion era inclinato su un lato e quando Tende si tir su not che aveva una ruota forata. Alcuni uomini, sdraiati sotto il pianale, armeggiavano con decisione. Il cuore gli balz in gola mentre Majid imprecava sottovoce.
Sorte? de la voiture! L'ufficiale comandante, un tipo vicino alla trentina, si avvicin all'automobile impugnando il fucile e gesticolando furiosamente. Tende e Majid esitarono. Nel bagagliaio avevano un fucile. Fece un rapido calcolo: no, i militari erano in troppi. Se avessero intercettato una mossa del genere da parte loro le conseguenze sarebbero state disastrose. Majid spense il motore e i due rimasero un attimo immobili in un silenzio carico di tensione. Sorte?;! L'ordine venne ripetuto. Il militare era vicinissimo. Majid apr la portiera con circospezione portando automaticamente le braccia in alto. Tende apr dalla sua parte e fece altrettanto. Mentre scendeva e si voltava verso l'ufficiale che lo stava raggiungendo, sent la busta con il denaro battergli contro la coscia. Nell'attimo in cui alzava le braccia, gli venne in mente... gli occhiali. Fu percorso da un brivido freddo, si era dimenticato di toglierli e mettere le lenti a contatto. Tutta quella polvere lo aveva indotto ad aspettare. Con gli occhiali sul naso lo avrebbero immediatamente riconosciuto: Tende Ndiaye, ministro degli Esteri, segni particolari occhiali senza montatura e pizzetto. Si era rasato ma aveva ancora indosso gli occhiali.
Trattenne il respiro.
Dall'altro lato della macchina, il soldato era intento a perquisire Majid con una mano. Poteva rischiare? Abbassare una mano e togliersi gli occhiali? Dietro all'ufficiale ne stavano arrivando altri tre con il fucile che ciondolava da una spalla come una borsetta.
Terminata la perquisizione, il primo ufficiale fece il giro della macchina, scrutando Tende molto attentamente. Aveva infilato le chiavi sul mignolo della mano destra e le faceva tintinnare mentre con la sinistra teneva distrattamente il fucile. A mano a mano che si avvicinava, Tende si accorse che il viso dell'uomo tradiva una tensione incredibile. Lo aveva riconosciuto, s... Le sopracciglia aggrottate, aveva capito, era agitato... Tende fece una smorfia e chiuse gli occhi per un istante.
Ndiaye. Signor ministro esclam l'uomo. Alle sue spalle, gli altri soldati s'immobilizzarono, stupiti. Tende riapr gli occhi. La paura si era ormai impossessata di tutto il suo corpo e nonostante facesse molto caldo, sentiva freddo. Non si ricorda di me?
continu l'altro accennando un sorriso. Tende lo osserv corrugando la fronte. L'uomo gli tese una mano, quella con le chiavi dell'auto. Je suis Boubacar. Boubacar Adama. Vous ne me souvenez pas.? Parlava un francese stentato. Tende scosse il capo. Con la coda dell'occhio vide Majid irrigidirsi d'istinto. L'uomo abbass la mano e si mise a parlare con foga. All'improvviso gli si accese una lampadina. Boubacar! L'autista!
Lei era l'autista! esclam con voce soffocata.
Il militare annu con vigore mentre il viso gli si apriva in un ampio sorriso. Allung di nuovo la mano e Tende gliela strinse, sbalordito. Era una coincidenza da non credere. Quella volta si erano salvati grazie all'abilit dell'autista. Gli avevano insegnato a non toccare il freno se la macchina sbandava e quella decisione era stata la loro salvezza. Una volta raggiunta Timbuctu, Tende gli aveva elargito una mancia generosa ma l'uomo si era sforzato di fargli capire che non era quello che desiderava. La sua
aspirazione, aveva confidato a Tende, era arruolarsi nell'esercito.
Forse lui avrebbe potuto fare qualcosa, dire una parolina all'orecchio giusto. Qualunque grado sarebbe andato bene: soldato semplice, autista di corpo d'armata, non aveva importanza. Tende si era segnato il suo nome - Boubacar Adama -, promettendogli che si sarebbe interessato. Ed era stato di parola. Sei mesi pi tardi, durante un altro viaggio, uno degli autisti gli aveva raccontato che Boubacar Adama era stato effettivamente nominato ufficiale dell'esercito. Lo ringraziava tanto. Tende aveva archiviato la faccenda con un sorriso.
Si misero a parlare in bambara, mentre il militare accompagnava Tende all'ombra del baobab passando fra i suoi uomini.
Si sedettero davanti all'enorme pianta e Boubacar gli raccont frettolosamente i particolari di cui era a conoscenza sul colpo di Stato della notte precedente. Era stato un giovane ufficiale, responsabile delle caserme e dei depositi delle munizioni di Sgou.
A loro non era rimasta altra scelta che unirsi ai ribelli. L'esercito era stato spaccato in due, gli ufficiali pi giovani contro i pi anziani.
A lui era stato assegnato il compito di sorvegliare la strada da Sgou fino al confine. L'esercito del Burkina aveva ricevuto ordini tassativi di non lasciar passare nessuno.
Che possibilit ho? gli chiese Tende con la mente che galoppava.
Non molte. Pu tentare di nascondersi da queste parti per un po' fino a quando non sar chiaro che cosa sta succedendo a Bamako. Ma qui non sar comunque facile. Si conoscono tutti, la gente parla. Non la posso nascondere in caserma.
Secondo lei quanto tempo ho a disposizione? Boubacar si strinse nelle spalle. Un giorno. Due al massimo. Entro la fine della settimana il comando avrebbe mandato delle truppe nelle citt di frontiera. Come Tende sapeva, controllavano gi le stazioni radio, gli aeroporti e i porti fluviali. Secondo alcune voci il presidente era stato ucciso, secondo altre solo arrestato. Era difficile sapere che cosa fosse successo di preciso. C' un campo di aviazione qui vicino? chiese Tende.
Boubacar lo guard. S, a Douentza.  una vecchia pista militare.
Che cos'ha in mente?
Mi serve un telefono, possibilmente un cellulare. In questa zona non c' campo, vero?
A Svar s, c' un ripetitore. Venga, la accompagniamo noi.
In fondo al camion star al sicuro.
 gi a posto? Sembrava in panne.
 solo una ruota bucata. Dieci minuti, massimo un quarto d'ora, e saremo di nuovo in pista rispose Boubacar rialzandosi.
Non ho mai avuto occasione di ringraziarla disse con un altro sorriso. Lo faccio ora.
Tende assent lentamente. Se fosse riuscito a mettersi in contatto con Amber, lei avrebbe fatto il resto.
La telefonata arriv alle cinque del pomeriggio. Amber si mantenne calma. Ascolt le istruzioni del marito e gli disse di aspettare un'ora, il tempo necessario a trovare un aereo. Quando ebbe riagganciato, Madeleine e Becky la fissarono. Angela era nella stanza a occuparsi dei bambini. In tutta la casa si respirava l'atmosfera di un luogo di guerra; a parte i bambini, nessuna di loro aveva pi mangiato dalla prima colazione.
Amber si copr il volto con le mani. Era stato il giorno pi lungo della sua vita. Un aereo. Gli serve un aereo.  nel Sud, vicino a un posto chiamato Douentza. Dove diavolo posso trovare un aereo? Guard un attimo le amiche. O un pilota. Chi  disposto a volare in un paese in cui  in atto un colpo di Stato?
Le tre donne si scambiarono un'occhiata.
Non era... inizi a dire Madeleine.
Non ...? Becky guard Amber con titubanza.
Paola? S, era un pilota. Amber termin la frase al loro posto.
Deglut. Il padre di Alessandra era un pilota. Si guard le mani. Cazzo, si trattasse di chiunque altro... Poi alz la testa.
Come faccio a chiedere aiuto a Paola?
Non hai altra scelta esclam Madeleine.
Amber annu lentamente. Certo. Non aveva altra scelta n
tempo da perdere. Apr di scatto la Filofax e alz la cornetta.
Paola? Sono Amber. Hai un secondo? Mi serve il tuo aiuto.
Cinque minuti dopo Paola riagganci con la mente che correva.
Amber le aveva chiesto di aiutarla? Sulle prime era convinta che la sorella stesse scherzando.
Hai una bella faccia tosta le aveva detto in tono acido, mentre il rancore cresceva solo a sentire la voce di Amber.
Paola, credimi, non te lo chiederei se non fosse una situazione cos seria. Non conosco nessun altro. Non ti ho mai domandato nulla, ma adesso ti supplico.
Le parole di Amber erano cadute nel silenzio. Per la prima volta in vita sua, Paola aveva percepito la paura nella voce della sorella.
Aveva dovuto lottare con se stessa. Era strano come le immagini le sfilassero davanti agli occhi: Amber che praticamente la spingeva via dalle ginocchia di Max, l'aria sprezzante che assumeva ogni volta che Paola sbagliava a pronunciare una parola inglese; Amber e Kieran che sghignazzavano alle sue spalle...
Dentro di lei si alternavano ondate di rabbia e piccole gelosie.
E poi Tende, certo... non poteva credere che fosse in pericolo.
Lui? Con tutta la sua disinvoltura... quell'uomo era in pericolo?
Okay si era sorpresa a dire. Ti richiamo.
Aveva udito un sospiro, poi una parola che Paola non si sarebbe mai aspettata di sentire, almeno da Amber. "Grazie." Aveva abbassato il ricevitore con un improvviso groppo alla gola.
Le ci vollero venti minuti per trovare Stefan. Era a casa dei suoi alle porte di Dusseldorf. Lui ascolt senza fiatare la sua richiesta - e l'assicurazione che gli avrebbero pagato qualunque cifra avesse preteso - e le disse che l'avrebbe richiamata. Paola rimase mezz'ora in attesa accanto al telefono, mordicchiandosi le unghie e pregando che accettasse. E lui accett. C'erano un paio di possibilit.
Una pista di circa milletrecento metri in una cittadina al confine orientale del Ghana chiamata Wa oppure il vecchio campo d'aviazione militare, lungo il doppio, nella citt settentrionale di Tamale. Conosceva un paio di piloti sudafricani di base nel Ghana che andavano avanti e indietro dalle miniere. L'indomani mattina
avrebbe potuto prendere un volo di linea fino ad Accra e incontrarsi con loro all'aeroporto verso le cinque del pomeriggio. Avrebbe volato direttamente da Accra a Tamale o a Wa, per poi proseguire da solo verso il Mali. Poteva dare appuntamento a Tende verso le otto di sera e, con un po' di fortuna, lui si sarebbe potuto imbarcare sul volo British Airways delle ventitr e trenta da Accra a Londra oppure sul volo Alitalia per Roma di mezzanotte. Poteva andar bene? Ti richiamo subito disse Paola riagganciando.
Quando compose il numero della sorella erano passati trentasette minuti. Amber non riusc a trattenere le lacrime.
Esattamente ventiquattr'ore dopo essersi messo in contatto con la moglie, Tende stava ai bordi del campo d'aviazione deserto di Douentza e fissava nella semioscurit il piccolo velivolo che si preparava all'atterraggio volteggiando sopra la sua testa. Amber era stata di parola. Si conged da Majid, gli allung un bel rotolo di dollari e consegn il resto del denaro a Boubacar e ai suoi uomini. Corse verso l'apparecchio con la lunga veste che gli svolazzava dietro sollevata dal vento dei motori. Stefan apr il portellone, fece scendere la scaletta e porse la mano all'uomo che la sua ex amante aveva detto che doveva essere portato vivo, a qualunque costo, fuori dal Mali.
Benvenuto a bordo, signore url per sovrastare il rumore del velivolo. Tende gli rivolse un rapido sorrido e si sedette nel posto indicategli. L'aereo era piccolo, un biposto. Esattamente quello che gli serviva, si disse mentre si allacciava la cintura e Stefan rullava sulla pista accidentata. Quando presero velocit e il muso del velivolo cominci a fendere l'oscurit che li circondava, Tende chiuse gli occhi. Ce l'aveva fatta. O meglio, Amber aveva fatto in modo che lui ce la facesse. Si pass un dito sul contorno delle labbra. Amber. Gi al loro secondo incontro, in pieno deserto, aveva capito che quella ragazza sapeva il fatto suo.
Mentre l'aereo scivolava nella notte, si appoggi allo schienale pensando alla donna che era diventata sua moglie.
A mezzanotte, in salotto squill il telefono. Becky, accoccolata sul divano, dormiva profondamente. Nel pomeriggio Madeleine, pur controvoglia, aveva portato Peter a casa. Chiamami appena sai che  al sicuro aveva detto, abbracciando l'amica.
Amber rispose al secondo squillo col cuore in tumulto. Pronto?
Sono io, sono all'aeroporto di Accra. Arrivo a Londra domattina alle sei. Terminal 4.
Mentre abbassava la cornetta, silenziose lacrime di gioia le bagnarono le guance.
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Epilogo.
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Bamako, Mali, 2004.
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L'ultimo degli insigni ospiti venne fatto passare attraverso le enormi porte che si aprivano su un lato del salone del palazzo della State House. All'esterno, mentre lei e Tende si avvicinavano a bordo della limousine presidenziale seguita da un corteo di automobili, Amber si accorse con un sussulto delle centinaia di migliaia di persone che erano venute ad assistere al giuramento dell'uomo politico pi popolare del paese. Quando l'automobile svolt nel piazzale antistante l'edificio, not anche le bandiere gialle e bianche che sventolavano nel sole di mezzogiorno. Il nome e il volto di Tende erano stampati in bianco e nero e facevano un grande effetto. Alcune donne indossavano le tradizionali gonne pagne, su cui il ritratto di Tende, circondato da ghirlande e altri simboli locali, ondeggiava tra le pieghe della stoffa.
Amber trattenne a stento una risata.
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La sera prima la polizia aveva sistemato delle transenne di sicurezza per tenere a bada la folla. Il pi giovane ministro degli Esteri della storia del paese si era rivelato determinante nel corso dei negoziati con i giovani ufficiali dell'esercito che due anni prima avevano temporaneamente rovesciato il governo. Quando il polverone era cessato e nel paese era tornata la calma, gli sforzi di Tende Ndiaye e di suo padre avevano fatto notizia a livello locale e internazionale, al punto che lo stesso presidente uscente lo aveva indicato come l'unico in grado di prendere il suo posto.
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Il presidente Konar si era dimesso nel 2002 e nel 2004, con una schiacciante maggioranza, Tende Ndiaye aveva guidato il partito alla vittoria.
Una volta arrivata nel salone, dopo che il marito era stato rapidamente condotto da un'altra parte, Amber prese posto nella sedia vuota accanto a quella di Tende e cominci a scrutare le schiere di dignitari e ospiti stranieri che le stavano di fronte. I bambini erano con i nonni, e quando Amber si gir verso destra vide che Sibi li fissava con un faccino pieno di orgoglio e ammirazione.
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Liya agitava nervosamente il collo infastidita dall'etichetta del vestito che, a suo dire, la stava pizzicando da quando erano usciti di casa. Amber scosse leggermente il capo. Ked, ovviamente, dormiva. Riusciva a farlo in qualunque situazione. Quando si volt alla sua sinistra, li scorse tutti: Becky, Godson, Madeleine con Peter e Paola. Dietro di loro Francesca, Angela e Kieran, seduti uno accanto all'altro. Lo sguardo di Amber indugi un attimo sul fratello. Non era stato facile, ma le ferite avevano cominciato a rimarginarsi.
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Poi si guard le mani e il nuovo anello nuziale realizzato con i tre diamanti che Max aveva portato con s in Inghilterra pi di sessantanni prima. L'idea di farli montare era stata di Tende. Mandia aveva individuato il gioielliere e quando Amber si era tolta la vera che le aveva regalato Tende per sostituirla con le pietre di Max, aveva capito che era la cosa pi giusta da fare. Osserv di nuovo la sua famiglia che aspettava tranquillamente l'inizio della cerimonia e sent un tuffo al cuore. Che cos'avrebbe detto Max? La sua famiglia, riunita in quel luogo e in quella circostanza.
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Paola seduta a un posto di distanza da Angela? Le venne da ridere. Max non avrebbe probabilmente creduto ai propri occhi. Eppure gran parte di ci che stava avvenendo davanti a lei era merito di Paola. Nel momento in cui aveva avuto davvero bisogno di lei, la sorella non si era tirata indietro e le aveva dato una mano. A lei e a Tende. C'erano voluti quasi quarant'anni, ma ormai avevano fatto i primi timidi passi verso un sentimento che avrebbe potuto trasformarsi in amicizia.
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Avvert un movimento alle proprie spalle. Il presidente del partito e i ministri che avrebbero formato il nuovo governo di Tende avevano cominciato a entrare in sala. L'ultimo a essere chiamato sarebbe stato proprio Tende, che avrebbe giurato davanti alle telecamere e alla folla di giornalisti internazionali accorsi per l'occasione.
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Amber sapeva che molte delle persone che erano arrivate da Londra, Parigi, New York e Roma erano l per quello che loro due rappresentavano come coppia e come famiglia. L'interesse nei confronti di Amber Sall e Tende Ndiaye, che prima del loro matrimonio era stato piuttosto tiepido, dopo la drammatica fuga di Tende da Bamako aveva raggiunto picchi da delirio. E ora che lui stava per diventare presidente, quella notoriet minacciava addirittura di trasformare un evento che avrebbe dovuto svolgersi all'insegna della sobriet.
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Amber si volt, facendo attenzione all'elaborato ornamento in seta che portava sul capo e che le era stato donato dalla moglie del presidente del Ghana, il paese in cui Tende si era rifugiato dopo aver lasciato Bamako. La signora sedeva tra i numerosi capi di Stato africani con le rispettive consorti nella lunga fila alla sinistra di Amber. La gonna aderente e il corpino del vestito erano stati realizzati nello stesso tessuto. Amber si era detta contraria a indossare l'abito locale tradizionale, sarebbe stato ridicolo per una straniera, aveva detto a Tende.
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Tuttavia l'acconciatura e i bellissimi orecchini d'oro che aveva ricevuto da Madame Kufuor l'avevano costretta a cambiare idea. All'ultimo momento Mandia era riuscita a trovare una stoffa simile per fantasia e colore e nel giro di un giorno era stato approntato uno splendido abito. Nonostante i timori di Amber, l'effetto era strepitoso. Non erano molte le donne bianche che potevano permettersi una simile mise, le aveva detto la suocera mentre il tessuto veniva ripiegato e fissato con gli spilli, ma lei era fra queste. Amber non aveva bisogno di altre approvazioni.
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All'altro capo del salone, fervevano ormai gli ultimi preparativi per l'ingresso di Tende, che avrebbe raggiunto il podio percorrendo il tappeto rosso tra gli invitati in piedi. Due squilli di tromba militare e il suono lontano dei tamburi tradizionali cominciarono a oltrepassare le finestre poste su un lato del palazzo.
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Il vecchio e il nuovo. Poi lo vide. Era pi magro rispetto a quando lo aveva conosciuto. Le ultime nottate trascorse a discutere e il carico di responsabilit che lo aspettava gli erano costati non poco. Era vestito di bianco, con un abito ampio e lungo e un copricapo che aveva subito attirato l'attenzione di Amber.
Pi tardi, nel corso della serata, si sarebbe cambiato e avrebbe indossato il completo tre pezzi che Amber gli aveva comprato a Londra solo qualche settimana prima. Il vecchio e il nuovo, l'Africa e l'Europa, l'Occidente e "il Rimanente", come diceva lui per scherzo. Tende si comportava come sempre, con naturalezza, disinvoltura ed estremo garbo.
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Amber trasse un lungo respiro e intrecci le mani in grembo.
Mentre studiava l'espressione pi appropriata da mostrare in pubblico - un sorriso accennato e uno sguardo interessato e di sfida - i suoi occhi incrociarono quelli di Paola. Il sorriso le si allarg sulle labbra. E la sorella lo ricambi.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Un grazie di cuore a Christine Green, la mia agente e amica, senza le cui doti editoriali e l'infinita - sottolineo, infinita! -  pazienza questo romanzo non avrebbe mai visto la luce; a Kate Mills, Susan Lamb, Victoria Singer, Helen Richardson e tutto il team della casa editrice Orion per il loro incredibile e continuo sostegno; ad Alastair e Susan Cowan di Eastside Farm, a Penicuik, per avermi messo a disposizione un luogo cos meraviglioso dove scrivere; a Patrick, per la squisita gentilezza che mi ha dimostrato in centinaia di occasioni, sempre; a tutti i miei amici di Londra
- Caroline, Cathy, Jonathan, Marko, Rahesh, Ro, Samir e Victoria
- per essermi stati cos vicini nonostante la distanza che ci separava; ai gruppi di Accra - "P", Sean, Yaw, Sally, "Sweet P", Elkia e gli altri - per avere fatto il grande passo ed essere tornati a casa; a Marko Jobst e Ceri Shields per il loro aiuto e i loro consigli nei momenti di dubbio; a Suzanne Szabo e Marna Guindo per il loro prezioso contributo nelle traduzioni; a Dietra per aver tenuto gli occhi sempre ben aperti e per la sua infallibile memoria; a Charles, come sempre, e a Vie, per la gentilezza, la fedelt, l'incoraggiamento e l'amore.
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FINE.